Home Ufficio Stampa Comunicati Stampa Andrea Gattavilla: Ho vissuto a Dublino ma sono tornato a Roma per cibo, clima e famiglia
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Andrea Gattavilla: Ho vissuto a Dublino ma sono tornato a Roma per cibo, clima e famiglia |
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Scritto da Andrea Gattavilla
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 Da Dublino a Roma e ritorno. Andrea Gattavilla sorride all'Auditorium Parco della Musica di Roma Il mio nome è Andrea Gattavilla, classe 1969 e più precisamente sono nato un giorno prima dell'inizio del grande Festival di Woodstock; no che questo sia importante ai fini della mia storia, ma di certo ha avuto un forte ascendente sulla mia vita. Sono venuto alla luce a Roma, ai confini con Trastevere e vivo a Roma da 41 anni, tranne una breve se pur intensa esperienza a Dublino, Irlanda. Il mio primo impiego qui in Italia dopo le scuole (maturità classica) risale al 1992 come responsabile dei supermercati GS, esperienza molto significativa per la mia formazione professionale ed alla quale io devo molto; nonostante questo però, nel 2000, stanco di questa vita che richiedeva sacrifici del tipo lavorare ogni santo giorno dalle sette di mattina alle nove di sera con 1 giorno di riposo a settimana e lavorando anche la Domenica, decido di andarmene con una buona uscita e di ricominciare a vivere finalmente. Trasmigrando qua e là da un lavoretto all'altro e spendendo e spandendo passano all'incirca tre anni dove, stanco di non arrivare a niente, decido che è ora di cambiare completamente rotta. Nel frattempo conosco una ragazza, ci mettiamo insieme e scopro che anche lei ha la mia stessa idea, così senza pensarci e senza una vera meta, facciamo valigia e biglietto e ci imbarchiamo per Dublino . Fino ad all'ora avevo viaggiato molto vedendo quasi tutto il mondo, tralasciando come continenti, solo l'Australia e l'Antartide; conoscevo molto bene l'Europa e sapevo che l'Irlanda all'epoca risultava il miglior paese, a livello di vita sociale e possibilità lavorative, dove trasferirsi.
 Andrea Gattavilla durante una sfilata in custume romano Arrivammo alle dieci di sera stanchi, infreddoliti, senza sapere neanche dove andare a dormire; non conoscevamo nessuno ed avevamo il sentore di aver fatto una cretinata. Fu un inizio durissimo che poi ci aprì le porte ad un futuro meraviglioso: cominciammo come si comincia di solito in questi casi con tutti lavoretti tipo barman, cameriere e già qui mi accorsi, con mio sommo stupore, che questi "lavoretti" che nel nostro paese la maggior parte delle volte si fanno in nero, lì erano regolari; che la gente sorrideva ed era corretta anziché arcigna e diffidente; che se mandi un curriculum c'è qualcuno dall'altra parte che lo legge, lo esamina e comunque vada ti fa sapere qualcosa, sia nel bene che nel male; che se fai un colloquio ti dicono se è andato male o bene e non come qui da noi che poi la gente con cui hai parlato sparisce e non si sa più nulla. Dopo questo breve start, fui ben presto assunto come sales agent presso la Hertz Company di Swords Co. Dublin, al reservation Dpt dove tutt'ora ho tanti amici. In sei mesi riuscii a fare una brillante carriera che nel nostro bel paese non fai nemmeno in sei anni, condividendo emozioni e lavoro con persone eccezionali di tutte le nazionalità e cooperando con una Team Leader eccezionale nonché con i suoi colleghi e con il manager altrettanto eccezionali; ma la cosa più figa è stata quando ho scoperto che si poteva e si doveva lavorare solo 8 ore, ben pagato persino! Ragazzi, si può! Esiste davvero questa possibilità! Wow! Ma allora, mi chiedevo e mi chiedo ancora, perché nella nostra realtà non è così?! Bah. Dopo un anno e mezzo di vita irlandese e di gioie, comincio a sentire nostalgia di casa: comincio ad avvertire la mancanza della mia famiglia, "de Roma mia", del cibo e soprattutto del clima; così, ahimè, decido che è ora di tornare e comincio a fare dei colloqui. Vengo assunto a tempo indeterminato da una multinazionale americana come funzionario commerciale e l'8 Novembre 2004 ritorno a Roma: carico di questa grande esperienza e sicuro di me mi avvio per questa strada. Come rimetto piede nella mia patria però, ricomincio subito (tanto per non perdere l'allenamento) a prendere calci a destra e a manca che non mi ricordavo più quanto facessero male: il mio rapporto amoroso ha un brusco epilogo, il mio nuovo capo tratta tutti, me compreso, a parolacce e denigrazioni, ma la cosa più simpatica indovinate qual'è? Che si ritorna a lavorare 14/15 ore al giorno perché se no sei un debosciato, un inetto, un senza Dio.....Yeah! Addirittura il Sabato, che insieme alla Domenica è libero per contratto, dev'essere lavorato in una sorta di silenzio assenso (non pagato naturalmente). Così facendo resisto appena due anni (ed è già tanto), maledicendo il giorno che ho deciso di tornare, e mi licenzio; rimango senza lavoro per circa un anno e finalmente trovo un impiego come sicurezza non armata in un posto meraviglioso che è l'Auditorium Parco della Musica di Roma. Mi diverto molto perché il lavoro è sempre diverso, la gente con cui lavoro è simpatica ed incontro un sacco di gente; durante il festival del cinema poi, lavoro (sempre come security) con tanti attori importanti del calibro di Al Pacino, Tom Cruise, Jodie Foster etc.; le ore lavorative però sono addirittura aumentate perché il contratto è a progetto (quindi senza ferie ne' malattie) e sei pagato ad ore: per guadagnare una misera cifra come mille euro devi fare circa duecentodieci ore al mese.
 Andrea Gattavilla capo della sicurezza all'Auditorium Parco della Musica di Roma Dopo appena tre anni e dopo migliaia di ore macinate e tolte al sonno ed ai divertimenti, decidono di innalzarmi al rango di coordinatore con lo stesso contratto ed un euro e cinquanta centesimi in più ad ora rispetto ad un operatore normale: morale della favola aumentano le ore, le responsabilità e le cose da fare; tutti vogliono lavorare con me perché sono bravo, dicono, ma nessuno si imbarazza più di tanto a farmi una proposta decente; così a Maggio di quest'anno decido che è ora di trovarmi un'altra cosa. Fortunatamente prima e sfortunatamente poi, incontro un parente di famiglia che mi fa una proposta e mi ripete più di una volta:"Vieni nella mia azienda che si occupa di servizi che ti faccio il contratto a tempo indeterminato del commercio; all'inizio ti faccio fare quello che capita ed in tre mesi ti colloco dove meriti".....morale della favola? Dopo tre mesi stavo ancora a contratto a progetto a fare "quello che capita", pur avendo lasciato un altro ruolo ed un altro lavoro che mi piacevano sicuramente di più. Chiaramente me ne sono andato, mi sono riposato e adesso sto cercando di rientrare in seno all'Auditorium e a spedire qualche curriculum anche in Irlanda.
Alla fine di tutto questo ho quattro semplici domande apolitiche ed apolemiche: 1. perché nel mio paese, mediamente, quando entro in un posto di lavoro sono trattato male a livello contrattuale, salariale ed umano e se vado fuori questo è più raro che avvenga? 2. Perché da noi è ancora assai difficile riconoscere il valore di una persona soppesandolo a livello economico e carrieristico e non capendo, furbescamente, che tutto ciò concorrerebbe a migliorare il lato motivazionale di un individuo? Che si potrebbe aumentare la sua produttività usando una via più corretta rispetto alla schiavizzazione ed alla spremitura che invece scontentano e fanno lavorare male? 3. Perché fuori del paese Italia è normale lavorare 8 ore e qui se non ne fai almeno 10 (pagato per 8 però) non sei nessuno? 4. Perchè qui alle volte sta diventando impensabile sentire di non farcela più a fare il lavoro che si fa e volerlo cambiare? |
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 04 novembre 2010 )
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