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Riflessioni del senatore entrante Fantetti sulla Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Roma: il Senatore entrante Fantetti con Dominoni direttore di Irlandiani.com davanti alla FAO
Roma: il Senatore entrante Fantetti con Dominoni direttore di Irlandiani.com davanti alla FAO
Raffaele Fantetti senatore entrante del PDL esprime una riflessione sulla Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo svoltasi tra l'8 ed il 12 dicembre 2008. Fantetti fa parte della circoscrizione Europa. Si era recato a Dublino l'aprile scorso scontrandosi con Narducci nel primo Porta a Porta celtico. Tra breve prende il posto del senatore Paolo Di Girolamo. A Roma Fantetti incontra Francesco Dominoni direttore di Irlandiani.com presso il palazzo della FAO.
«Non si capisce perché alla generazione dei giovani italiani non si permetta nemmeno di riunirsi, discutere, programmare un futuro. La generazione che sconta errori commessi da altri, quella di coloro che devono pagare il debito pubblico creato dai genitori, senza averne le possibilità che a quelli erano state date. Perché oppressi dalla mancanza di meritocrazia e dalla gerontocrazia imperante in Italia. Allora molti scappano all’estero, come una volta e come certificano i rapporti statistici secondo i quali la maggioranza degli iscritti all’AIRE ormai ha meno di 43 anni.
Per la prima volta a Roma in questi giorni, si sono riuniti alcuni di loro, più o meno equamente (e casualmente) divisi tra “nuova emigrazione” e discendenti di emigrazioni precedenti. Ed è venuto fuori, al solito per il nostro Paese senza vie di mezzo, tutto il meglio ed il peggio possibile.
Da una parte si sono sentiti sinceri richiami all’identità italiana ed alla scelta libera, volontaria e continuata di volerla difendere, anche se all’estero, a volte contro tutto e tutti. Richiami alla unicità e ricchezza del patrimonio socio-culturale che ogni Italiano si porta appresso ovunque e comunque. Anche cose concrete come l’auspicato collegamento col cosiddetto “Made in Italy”, sistemi per rendere più efficiente la spesa e/o per ostacolare di meno la mobilità da e verso il paese.
Dall’altra, una litania di critiche e demagogia contro il governo, il parlamento, i consolati, i giornali e giù continuando. Una rincorsa sterile alle pretese istituzional-economiche di organismi, a volte veramente al limite del parassitario, che proprio i giovani dovrebbero contribuire a rivoluzionare, se non altro per rispetto della crisi in atto.
Salvo poi trovarsi con in mano qualcosa e non il niente assoluto che, prima dell’opera di Mirko Tremaglia, gli era stato riservato. Meritori dunque gli applausi di sincero riconoscimento al padre onorario di tutti gli Italiani all’estero ed a coloro che tra il governo Prodi e quello Berlusconi hanno contribuito a rendere concreto questo briciolo di opportunità per le nuove generazioni degli Italiani all’estero. Infami certi attacchi di stampa. Ma ricordatevi ragazzi che questo è tutto il nostro Paese.
Un ultima cosa, se mi è permesso. Le rappresentanze degli Italiani all’estero imparino a farsi furbe:  lavorino insieme senza scimmiottare nel loro piccolo le divisioni partitico-sindacaliste della madrepatria. Imparino finalmente ad agire come una lobby, cioè come un gruppo che anche negli ambiti istituzionali difende con coerenza, efficacia e trasparenza alcuni interessi legittimi condivisi. E’ quello che chiede tutta l’altra Italia (quella all’estero) ed è il minimo che bisognerebbe garantirgli in cambio della fiducia riscossa».




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Ultimo aggiornamento ( sabato 13 dicembre 2008 )
 
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