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"L'amico di famiglia" al Festival del cinema italiano PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Strufaldi   
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Prosegue con successo il Festival Buitoni del cinema italiano all’IFI: tutto esaurito ieri pomeriggio per la proiezione de “L’amico di famiglia” di Paolo Sorrentino che si conferma come uno dei piu’ validi cineasti della nuova generazione. Geremia “Cuore d’oro” de’Geremei e’ un strozzino che gira in 127 e vive in una buia stamberga con la madre inferma. Cinico,viscido, brutto e incolto ma dotato di una intelligenza spartana che mette al servizio della sua avidita’, Geremia e’ un benefattore della comunita’.

Egli offre denaro ad usura ad una galleria di personaggi che per volutta’ o disperazione ne hanno bisogno, ma non ha scrupoli nei confronti di nessuno, neppure dei piu’ indifesi. E’un essere freddo e ripugnante come il suo approccio alle relazioni umane: “Noi due siamo amici?” chiede il sodale in affari (un Fabrizio Bentivoglio in versione cowboy di provincia) “E’ un eventualita’ che non avevo mai preso in considerazione”.
Considera gli altri soltanto come strumento per i suoi razionali piani “le vostre vita sono tutte in prestito”, ma quando si trovera’ a concupire il fresco corpo della sposina Rosalba (una avvenente Laura Chiatti) che ha ricevuto sostegno economico per la lista di nozze, la prospettiva cambia. Ci fa ribrezzo il nostro burattinaio che consuma il ripugnante atto di soggiogamento, salvo domandarsi dove sta il giusto se ella stessa e’consenziente allo stesso miserabile gioco. Amore vero o opportunismo? Scopriamo che l’immoralita’ e’ obliqua perche’ e’ alimentata da noi stessi e dai nostri bisogni i quali, siano bassi e superflui oppure disperati, non scendono mai a patti con la dignita’.
Su tutti un magistrale Giacomo Rizzo che restituisce la geometrica ambiguita’ del personaggio, l’odore malsano del suo materialismo. Un po’ Dostoevski un po antologia di Spoon River, inaciditi dal cinismo di un certo cinema provincial-noir (l’Imbalsamatore su tutti). Sorrentino si consolida come un puro talento della nuova generazione, il suo cinema di regia e di scrittura (i dialoghi sempre tesi e mai banali)  e’ disturbante e obliquo, come la sua macchina da presa. L’occhio indaga su quei terreni ambigui dell’animo alla soglia dello smottamento per confermarci (come nello splendido “Le conseguenze dell’amore”) che non esiste una linea certa fra bene e male, fra morale e opportunismo, fra dignita’ e compromesso. E che tutti siamo prepotentemente in balia delle esistenze che ci siamo costruiti (o nelle quali siamo scivolati).

Oggi l’ultima giornata del Festival con un doppio appuntamento: alle 18.30 il pubblico di Dublino potra’ vedere finalmente “Golden door (Nuovomondo) di Crialese che tanto successo di critica e di pubblico ha avuto all’ultimo Festival del Cinema di Venezia mentre alle 18.45 replica de “L’amico di famiglia”. Prima delle proiezioni e’ previsto un gustoso buffet di prodotti italiani.

Fabio Strufaldi





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Ultimo aggiornamento ( lunedì 28 maggio 2007 )
 
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