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"Nuovomondo" conclude in bellezza il Festival del cinema italiano |
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Scritto da Fabio Strufaldi
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 Si e’ concluso ieri all’Ifi in Temple Bar il Buitoni Festival del Cinema Italiano con la proiezione di “Golden door (Nuovomondo)” di Emanuele Crialese. Nella brulla e inospitale montagna della Madonia Salvatore matura il sogno di cambiare vita e decidere di guidare la famiglia di poverissimi e primitivi pastori nel lungo viaggio verso l’America. Il capofamiglia (l’intenso Vincenzo Amato, fedelissimo del regista) e’ rozzo e analfabeta eppure dotato di una ingenua intelligenza contadina che aiutera’ i figli e l’anziana madre nel disperato viaggio.
Il Nuovomondo non e’ soltanto un mitizzato luogo dove crescono gli zecchini sugli alberi e scorrono fiumi di latte, ma e’ soprattutto la possibilita’ materiale di lavorare e dare speranza ai figli. Il cammino dalle montagne verso il porto siciliano, il lungo tragitto nelle terribili condizioni della Terza classe, le tediose e incomprensibili procedure di visita all’arrivo in America, visti dalla prospettiva ingenua ma carica di speranza di intere generazioni di italiani poveri all’inizio del secolo. Sulla nave ci sono i siciliani poveri ma c’e’ anche una misteriosa lady inglese (una poco convincente Charlotte Gainsbourg) che incrocera’ i destini di Salvatore. Crialese e’ coraggioso nel proporre tutto il film in siciliano stretto ma e’ una scelta vincente perche’ ci accosta meglio al sentire umile e dignitoso di queste persone. Il linguaggio non e’ importante: e’ fondamentale il senso della loro missione, delle loro relazioni affettive forti, quasi animali ma sempre dotate di una straordinaria dignita’. L’incontro/scontro con le autorita’ americane evidenzia il solco fra due civilta’: vengono visitati, misurati, giudicati in base all’intelligenza. “Siete forse Dio, che vi sentite in diritto di dire cosa dobbiamo fare e non fare?” ribatte la madre ad un ufficiale americano durante le procedure di controllo. Incombe il pensiero pasoliniano della civilta’ contadina e sottoproletaria come fonte di una cultura diversa che irrimediabilmente si perdera’. E c’e’ Pasolini anche nella regia: i piani sequenza di facce che non hanno bisogno di parlare tanta e’ la loro forza espressiva. C’e’ una componente storica: la compartecipazione ai destini di compatrioti che hanno sfidato la vita e la morte, ma c’e ben presente l’attuale tragedia degli immigrati clandestini che ciclicamente vengono sbarcati sulle coste italiane. L’eterno ritorno della storia. Uno splendido film per una degna conclusione di un festival, organizzato da IFI in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura che ha registrato un enorme successo di pubblico (sale sempre esaurite) per tutti i 4 giorni della kermesse. Ci auguriamo che il prossimo anno si riesca a ingrandire una rassegna, magari proponendo un concorso per le novita’ ed invitando i registi alle proiezioni. Fabio Strufaldi |
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Ultimo aggiornamento ( lunedì 28 maggio 2007 )
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