Home arrow Eventi arrow DUBLIN INTERNATIONAL FILM FESTIVAL dal 16 al 25 febbraio
DUBLIN INTERNATIONAL FILM FESTIVAL dal 16 al 25 febbraio PDF Stampa E-mail
Scritto da Mauro Fiorio   

Jameson Dublin International Film Festival 16-25 febbraio 2007
Jameson Dublin International Film Festival 16-25 febbraio 2007
Per il quinto anno consecutivo, dal 16 al 25 febbraio torna un appuntamento da non perdere per tutti i cinefili d'Irlanda: il Jameson Dublin International Film Festival (www.dubliniff.com).
Come da tradizione,  l'abbondanza e la varieta' delle pellicole proiettate rende difficile dare una valutazione generale sull'evento.
Del quale, in ogni caso, bisogna sottolineare la buona organizzazione logistica e l'alta qualita' del materiale presentato.
Sul fronte dei difetti, se proprio se ne vogliono trovare, vanno segnalati i prezzi non esattamente "popolari" dei biglietti (9 euro a spettacolo) e lo scarso numero di film inediti presenti alla manifestazione (da sottolineare comunque i notevoli “The Good German” di Steven Soderbergh e "Scoop" di Woody Allen).

Nello spirito di Irlandiani, ci e' sembrato interessante assistere alle proiezioni dei film italiani in concorso, da un lato per sondare almeno a grandi linee il gusto irlandese nei riguardi della nostra recente cinematografia, dall'altro per verificare la presenza di nostri connazionali nelle sale.
Innanzi tutto, bisogna premettere che le pellicole scelte per rappresentare il nostro paese ne dipingono un ritratto alquanto negativo, ben lontano dallo stereotipo di una sognante e teatrale Italia felliniana che, parlando con alcuni spettatori locali, è ancora vivo nel loro immaginario.
Pur se con stili e prospettive diverse, i tre film italiani visionati propongono l’immagine di un Paese squattrinato, provinciale, nevrotico e anche un po' meschino. E tuttavia, un Paese –ben raffigurato da personaggi azzeccati, a tratti perfino memorabili- che in qualche modo lotta senza perdersi d’animo, si ingegna, cade ma poi si rialza e va avanti nonostante tutto.
Entrando più nel particolare, senza ovviamente la pretesa di recensioni e giudizi esaustivi, partiamo da Libero (anche libero va bene) di e con un bravissimo Kim Rossi Stuart.
Libero è la storia, semplice e quindi universale, di un padre con due figli a carico, un lavoro che stenta a decollare, problemi di soldi e, come se non bastasse, una moglie infedele che periodicamente abbandona la famiglia per poi tornare in cerca di comprensione e perdono. La vicenda è vista principalmente attraverso gli occhi del figlio più piccolo, Tommy, un ragazzino sveglio, un po’ timido, che vorrebbe giocare a calcio ma che il padre costringe a competere nel nuoto. Sullo sfondo, una sterminata periferia romana, spersonalizzante, a volte ostile, che ha ben poco del fascino da cartolina della Città Eterna.
La tristezza e la disperazione dei personaggi (tutti, nessuno escluso) viene riscattata dalla loro voglia di vivere, di ridere, di provare a farcela aiutandosi l’un l’altro superando rancori e dissapori.
Un film triste e malinconico, dunque. Ma in cui –ed è il caso di dirlo, nel solco di una buona tradizione italiana- c’è ancora spazio per la speranza in una vita migliore.
Molto più scanzonato (ma solo all’apparenza) e anche molto più cinico è Il Caimano di Nanni Moretti. Sulla controversa pellicola è già stato detto di tutto. Gli italiani e gli irlandesi in sala, inevitabilmente, sapevano già ciò che avrebbero visto: un film sul tentativo di fare un film su Berlusconi. E in effetti Il Caimano è anche questo. Ma non solo.
I piani narrativi sono infatti molteplici: c’è la storia di un produttore cinematografico di scarso successo (interpretato da un superlativo Silvio Orlando) che si sta separando dalla moglie (Margherita Buy, anche lei molto brava nella sua parte); c’è la sceneggiatura del film sull’allora Presidente del Consiglio; e ci sono anche gli spezzoni dei vecchi film prodotti dal protagonista, filmetti di serie B che in qualche modo godono della recente rivalutazione del trash italiano.
Il tutto volto a proporre una critica spietata, davvero senza mezze misure, all’Italia contemporanea (e va detto, senza distinzioni politiche di sorta).
Moretti, insomma, pare pessimista e più sfiduciato che mai sul destino del nostro Paese. Eppure, nella sua opera trova spazio per lasciare uno spiraglio di speranza. E’ lui stesso a dirlo, in una scena del film, quando gli viene chiesto se in tempi come questi è il caso di fare una commedia.
“E’ sempre il tempo di fare una commedia”, risponde il regista. E forse è proprio così.
La terza, e ultima, pellicola italiana è L’amico di famiglia del giovane e promettente Paolo Sorrentino.
Anche qui, gli italiani non vengono dipinti come quella “brava gente” del cinema neorealista che faceva innamorare il mondo cinquanta anni fa. Il protagonista, interpretato dall’attore di teatro napoletano Giacomo Rizzo, è un vecchio usuraio di provincia, un uomo piccolo e meschino che zoppica da un “cliente” strozzinato all’altro presentandosi come benefattore. Ma tutti i personaggi che interagiscono in questa storia complessa e grottesca sono, ognuno a modo suo, opportunisti e profittatori, vittime o carnefici a seconda delle occorrenze. Di nuovo, un’Italia piccola piccola, impoverita, che si indebita pur di non rinunciare a certi sfarzi. Un luogo in cui è sempre più difficile distinguere tra buoni e cattivi.
Tuttavia, nonostante questa immagine piuttosto negativa dell’Italia –o forse proprio grazie a ciò ?- le sale sono piene o quasi a tutte le proiezioni e il pubblico, italiano e irlandese, sembra gradire lo spettacolo che viene offerto. L’autoironia e, bisogna ammetterlo, l’innegabile bravura dei registi italiani in concorso sono senza dubbio punti a nostro favore.
Che gli irlandesi, c’e’ da sperare, apprezzeranno.





Salva articolo su SalvaSiti.com!Segnala su Segnalo.com!Segnala su OK Notizie!Digg!Reddit!Del.icio.us!Google!Live!Technorati!Furl!Yahoo!Ma.gnolia!
Ultimo aggiornamento ( venerdì 16 marzo 2007 )
 
< Prec.   Pros. >
http://irlandiani.lnk.taxback.com