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Dublino: Dacia Maraini ospite dell’Istituto Italiano di Cultura PDF Stampa E-mail
Scritto da Emma Santo   

Bruno Busetti, Dacia Maraini e Maria Anita Stefanelli
Bruno Busetti, Dacia Maraini e Maria Anita Stefanelli
FOTO EVENTO Ha la voce  bassa per via di un raffreddore, Dacia Maraini. Eppure, nella sala conferenze dell’Istituto Italiano di Cultura, quella voce, la sua voce, ha una forza che non permette a nessuno dei presenti di ignorarla, si insinua con prepotenza nelle coscienze e le costringe a riflettere, varca le soglie della Dublino che la ospita e ci esorta a guardare ogni brandello di questo mondo armato contro se stesso.
La violenza sotto ogni sua abominevole sembianza. I diritti degli esseri umani calpestati da un cieco fanatismo. La castrazione della libertà di decidere della propria vita e della propria morte. Questi ed altri, i temi trattati giovedì 5 marzo alle ore 18.30 da una delle più grandi personalità letterarie che vanta l’Italia e che il resto del mondo traduce e ci invidia. Mediatori di questa “conversazione informale”, il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura Bruno Busetti e Maria Anita Stefanelli, moglie dell’Ambasciatore italiano in Irlanda Lucio Alberto Savoia.
“La violenza è un tema molto ampio”, esordisce la Maraini, parlando della violenza che si consuma tra le mura di casa e di cui sono vittime quasi sempre donne delle quali i compagni, mariti, amanti non sopportano l’indipendenza. Il dibattito si estende, fino ad inglobare argomenti altrettanto ‘ampi’ ed altrettanto scottanti, per i quali il tempo di cui tutti – lei in primis – abbiam “fame” è troppo tiranno. Il caso Englaro, “in Italia si sta discutendo molto sul testamento biologico. Lì c’è il potere della Chiesa che pretende di decidere per tutti. La religione è una cosa bellissima, ma la Chiesa non può sostituirsi allo Stato che deve garantire a tutte le persone libertà ed autonomia”; l’immigrazione, “bisognerebbe creare una cultura dell’immigrazione in Italia, fatta di regole. Essere severi nei confronti di chi delinque ma anche dare la possibilità di integrarsi. Credo che l’unica soluzione sia l’integrazione”; le donne, “ci sono ancora oggi Paesi in cui le donne non hanno nessun diritto e se non stanno alle regole vengono lapidate, frustate in pubblico, ammazzate”; la religione, “la religione musulmana è basata sul principio di accoglienza. Quello a cui assistiamo oggi è una deformazione della religione che schiavizza un Paese e della quale i musulmani sono le prime vittime. Succede ogni volta  che una religione pretende di governare, è successo anche a noi con la Santa Inquisizione”; la cultura, “la cultura di mercato vuole l’oblio non il ricordo, perché un buon compratore ‘non deve’ ricordare, ‘non deve’ essere legato al passato. Penso che gli scrittori, gli intellettuali, abbiano il dovere di elaborare la memoria che è uno strumento importantissimo”; “Il treno dell’ultima notte”, “forse il libro più doloroso che abbia scritto, anche perché durante la sua stesura passavo le mie giornate in ospedale, per via della malattia del mio compagno che poi è morto. E’ un libro sulla memoria, che narra il viaggio di Amara, una giornalista ventiseienne che gira l’Europa del ’56, incontrando i resti della Shoah ed assistendo ai singulti del comunismo che si scontra con la realtà della prassi nella rivolta di Budapest, invasa dall’esercito russo per non aver fatto altro che chiedere la libertà”.
Davvero troppo poco il tempo a disposizione per il pubblico che la tempesta di domande ed accende polemiche che richiederebbero discussioni lunghe una vita.
Per Dacia Maraini, che l’indomani ha incontrato gli studenti dell’UCD sul tema “Translation”, è giunto il momento di salutarci. Per noi, il momento di rinviare il non detto, il non domandato, l’appena accennato ad un prossimo incontro.
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Ultimo aggiornamento ( sabato 07 marzo 2009 )
 
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