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L'arte del sughero in Irlanda: Roberto Graffi PDF Stampa E-mail
Scritto da Paolo Lovascio   

Il fotografo sardo Roberto Graffi
  “Quando stappi una bottiglia di vino, ti sei mai chiesto se quel tappo ha una storia da raccontare”.

Roberto è nato a Addis Abeba in Etiopia nel 1967 e cresciuto a Calangianus dove tutt'ora risiede. La sua formazione di fotografo inizia in giovane età.
Ha all'attivo numerose mostre fotografiche personali e collettive in Italia e all'estero, ed ha collaborato con le riviste Cucina & Vini, Grand Gourmet, Nova, Casting, Frigidaire.
Perdipiu' Roberto ha realizzato diversi servizi fotografici pubblicitari, soprattutto nel settore del sughero.
Tra i suoi lavori più significativi troviamo: I maestri coltellinai di Pattada, Biliardo tribale, Missione Mozambico e L'arte della lavorazione del sughero in Sardegna. Quest'ultimo lavoro lo vede impegnato per la pubblicazione del suo primo libro.
Roberto sara'a Dublino il 16 febbraio per presentare una mostra sulla lavorazione del sughero alla vineria La Taverna. Le fotografie rimarranno esposte per un mese.
Per presentare l'evento  Irlandiani gli ha posto alcune domande a cui il fotografo sardo ha risposto con grande cortesia.

Come è nata la passione per la fotografia?

E’ stata quasi una scelta obbligata, mio padre è fotografo, ho cominciato a seguirlo dall’età di 14 anni; lo aiutavo per realizzare servizi fotografici per matrimoni.
Poi ho deciso di seguire il mio istinto..

Perché hai deciso di fare una mostra fotografica sulla lavorazione del sughero?

Sai, sono cresciuto a Calangianus, un paesino di quasi 5000 abitanti che si trova nel nord della Sardegna e precisamente in Gallura, attualmente  considerato “la capitale del sughero” in Italia.
Qui vengono prodotti  milioni di tappi ogni giorno che poi vengono spediti in tutto il mondo a tappare bottiglie di vino. E' molto interessante vedere il processo di lavorazione ed è un mondo ricco di sorprese. Si conosce molto del vino, ma poco del sughero e, da qui, è nato il titolo della mostra, “quando stappi una bottiglia di vino, ti sei mai chiesto se quel tappo ha una storia da raccontare”? ..   la vigna e il sughero hanno bisogno di cura e attenzione, e se ci pensi arrivano insieme sulla tavola..

Quanto tempo c’è voluto per completare l’opera?

Anche se ancora non lo considero completo, questo progetto ha gia compiuto 10 anni.

Come procede la stesura del libro riguardante la mostra?

E’ una fase molto delicata, il libro sta per essere mandato in stampa e ci sono da rivedere alcune cose, spero di poter avere le prime copie per la mostra di Dublino.

Come è nato il progetto di un’esposizione fotografica in Irlanda?

Si può dire per la curiosità e l’intraprendenza di un caro amico calangianese che vive a Dublino. Mauro Demuro ha visto la mostra a Tempio Pausania durante le sue vacanze estive in Sardegna e al suo rientro in Irlanda mi ha contattato via mail manifestando genuinamente il suo appezzamento per le fotografie. Dopo qualche preliminare mi ha fatto una proposta, quindi gli ho affidato il progetto per realizzare questo secondo appuntamento internazionale dopo Boston.
Stiamo lavorando in perfetta sintonia!

Sappiamo che il progetto non si limita solo alla mostra fotografica, ma che si completa anche con un progetto musicale con la partecipazione di musicisti affermati come Pietro e Massimo Russino, Rossella Faa ed il famoso jazzista sardo Paolo Fresu. Ci puoi dare più dettagli?

Si tratta di HYPNOCORK, un progetto musicale un po particolare. Tutti i musicisti hanno un’unica fonte di ispirazione che è il sughero.
Il sughero ha un suono, dalla pianta con i colpi di scure, alla fabbrica con le lame dei  macchinari che, tagliando, lo fanno “fischiare”, le vasche per la bollitura ecc. Aspettiamo la sorpresa; la direzione artistica è di Francesco Careddu.

L’economia del sughero a Calangianus è in crisi rispetto agli ultimi anni e molti opifici di artigiani da te fotografati non esistono più. Come vedi il futuro del distretto industriale calangianese o più in generale italiano a causa della globalizzazione?

Non mi occupo di queste questioni, non sono un esperto , mi limito a documentare certe realtà da un punto di vista antropologico. Tuttavia una cosa mi sento di dirla: quando abbiamo degli ospiti a cena e dobbiamo stappare una bottiglia di vino, se c’è il tappo di sughero, compiamo il “rito” della stappatura con naturalezza davanti a tutti, se invece c’è un tappo di silicone, allora la bottiglia la stappiamo in cucina.

La lavorazione del sughero avviene attraverso una delle procedure a più basso impatto ambientale. La crisi dell’industria mette a rischio l’esistenza delle foreste mediterranee?

Hai detto bene, basso impatto ambientale. Piuttosto che immaginare questo scenario, sarebbe più interessante pensare di fare una seria ricerca avanzata su questo materiale che non smette mai di stupire, basti pensare al suo utilizzo e ri-utilizzo infinito.

Ti senti un ambasciatore della Sardegna nel mondo?

No. Mi diverto piuttosto a vedere le reazioni che hanno le persone che vedono  il tuo lavoro.
Ho un piccolo aneddoto: Sul volo per Boston,  (dove ha debuttato il progetto nel giugno del 2009) ho consegnato il prototipo del catalogo a una signora sulla sessantina senza spiegarle niente, e lei dopo un paio d’ore, me lo ha riconsegnato dicendomi che da quel momento non avrebbe mai più comprato bottiglie di vino tappate col silicone.Non lo ha fatto prima perche' ignorava la crisi del sughero.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Sto lavorando su progetti a lunga scadenza, sempre legati ad una “ Sardegna nascosta”.

Come ti immagini l’Irlanda, gli irlandesi e gli  irlandiani?

Tutto e tutti da conoscere, mi piacciono le sorprese..

 





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Ultimo aggiornamento ( martedì 26 gennaio 2010 )
 
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