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La mostra Bran New Brains, è stata fin dal sua prima apertura a metà luglio al Temple Bar Gallery Studios, un tuffo nel mondo dell’arte e della fantasia. Sonia Shiel ha passato le ultime settimane popolando la galleria di Temple Bar con un’eccentrica collezione di quadri e oggetti. Sul tavolo c’è il monitor di un computer, un rubinetto al centro del pavimento e un insieme di assi e su metà di queste sono posti alcuni quadri. La prima impressione è quella di oggetti messi lì senza una logica. A questo proposito l’artista spiega: “ Lo scopo è quello di cercare di ricreare il background dell’arte, il punto di partenza da cui l’arte prende forma e vita. Per questo motivo tutto sembra messo insieme senza logica”. L’artista ha concluso la sua opera durante la mostra stessa. “Pensavo al modo in cui un artista mette a punto il suo lavoro e come in un secondo momento, quando l’opera è sotto lo sguardo dei visitatori, l’artista non è più presente”. Per questo motivo, la Shiel ha deciso di rimanere lì, lavorando a diverse opere fin dal giorno di apertura, il 16 luglio, continuando a lavorare sulle opere esposte. I suoi lavori sono stati definitivamente completati solo il 28 Agosto. La mostra è stata intitolata Bran New Brains, in riferimento al film, “The Wizard of Oz”, quanto lo Spaventapasseri mostra orgoglioso il suo nuovo corpo. Il film in questione è uno dei primi esempi di ciò che si può creare in studio grazie alla fantasia. “Tutto è cominciato quando le persone hanno iniziato a chiedermi l’argomento della mia mostra. Queste domande mi hanno riflettere sulla superficialità di tale ricerca.” "Ricerca" è una parola di moda in questi tempi nel campo dell’arte. “Non si può soltanto dire, bene oggi ho voglia di dipingere un quadro. Devono esserci prima delle ricerche. Ma queste ricerche rendono forse il quadro più reale?”. Riferendosi anche ad internet aggiunge: “ Puoi ricercare qualunque cosa su internet, se hai le capacità. Ma le informazioni sono vere o false?”. A questo proposito l’artista vorrebbe mettere a punto una sorta di lie-detector, per trovare le informazioni false. “Ci sono tanti modi per farlo, ad esempio quello messo a punto da una famiglia in Minnesota”. Il monitor presente nella sua opera fa parte proprio di questo progetto. Sullo schermo vediamo le figure del padre e del figlio mentre cercano di mettere a punto questo strumento circondati da tutti gli attrezzi necessari. Le figure sono surreali e sembrano porre al visitatore la domanda:” Riusciranno a finire il progetto?”. Un altro soggetto della ricerca è la felicità. Questo tipo di ricerca è da sempre tema delle storie romantiche per eccellenza. Nei suoi quadri la l’artista riprende alcune scene di queste storie, in cui le eroine vivono di solito situazioni di difficoltà, magari sono minacciate da leoni o sulla cima di un dirupo ma sono salvate al momento giusto dall’eroe di turno. La mostra abbonda di simbolismi e metafore. La domanda che l’artista si pone è: “Può l’arte influenzare il mondo reale?”. Le opere della Shiel brillano della sua energia e della sua inventiva senza confini. La forza della sua arte risiede tutta nell’inventiva: “Mi piace quella sensazione, quando non hai materiale a disposizione ma ti sforzi di tirar fuori qualcosa lo stesso. L’idea è il perché, il lavoro è sempre il come”.
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