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Mostre a Dublino: Gabriel Metsu alla National Gallery PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Foscolo   

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Ci sono tante ottime ragioni per visitare la nuova  mostra del pittore olandese del 17esimo secolo Gabriel Metsu alla National Gallery di Dublino. La più ovvia è semplicemente la sua bellezza. Metsu può anche non avere la luminosità del suo contemporaneo Jan Vermeer ma la sua vasta gamma di temi e le emozioni che è in grado di suscitare sono altrettanto stupefacenti: dai graziosi mercatini di frutta alle ville sontuose, dal pallore di un viso di un bambino malato alla filigrana dorata di un ricco mercante. Dove i quadri di Vermeer sono rappresentativi di una bellezza statica ed eterea, quelli di Metsu sono pieni di una sorta di vita irriverente: sguardi maliziosi e di sfida oppure cani che inseguono gatti in un angolo in un enorme tela.

Dietro questi piacevoli dettagli, Metsu mostra anche una certa attenzione per la cultura irlandese, in particolare verso i più grandi cliche culturali dell’isola verde che associano il Protestantesimo Puritano alla mancanza di austerità.
Ma ricordiamoci che Metsu e Vermeer sono contemporanei di un altro olandese che si è occupato della storia irlandese: William of Orange. Metsu e Vermeer così come tantissimi altri pittori olandesi sono impensabili senza l’influenza del Puritanesimo. E’ il calvinismo che definisce non tanto quello che fanno quanto quello che non possono fare. Ma così come ci mostra Metsu la proibizione può essere anche una fantastica liberazione. Il risultato finale non è mancanza di austerità ma la creazione di un linguaggio visivo completamente nuovo per parlare di ciò che merita essere rappresentato.

Nel 17esimo secolo i Paesi Bassi prendevano forma seguendo le divisioni religiose che caratterizzavano l’Europa del tempo: da un lato il sud – attuale Belgio- rimaneva cattolico mentre i mercanti protestanti del nord scappavano via dalla Spagna.
Cosa c’entra questo con la pittura? Tutto.
 In una cultura cattolica, il sostegno ai pittori derivava interamente dalla Chiesa, motivo per cui la maggior parte dei soggetti rappresentati erano di natura religiosa. Nonostante questo ricordiamo il grande  Peter Paul Rubens fu in grado di dare una nuova spettacolare interpretazione delle scene bibliche per eccellenza. Per capirlo basta considerare la drammaticità e la violenza di un’immagine come quella di The Massacre of the Innocents usata da Rubens per il suo  capolavoro. Ma nel nord la Chiesa era assente, e l’arte religiosa era un business pericoloso all’interno della pittura puritana.

A questo proposito, il caso di Metsu risulta particolarmente interessante, in quanto probabilmente era Cattolico. Ciò che emerge chiaramente dalla mostra alla National Gallery è proprio il suo istinto di giovane pittore alle prese con la sua eredità iconografica religiosa. I primi lavori hanno come tema la Resurrezione di Cristo ed altre famose scene religiose. Risulta chiaro fin dai primi dipinti che Metsu sarebbe diventato un grande pittore religioso: uno degli ultimi Christ on the Cross ha tutta la drammaticità necessaria allo scopo.

Ma Metsu non poteva essere un pittore cattolico. Senza il sostegno della Chiesa, l’arte doveva seguire e servire il mercato. I mercanti e i cittadini erano i principali compratori delle sue opere e Metsu doveva andare incontro alle loro esigenze, a seconda che fossero Protestanti o Cattolici. per questo motivo come molti dei suoi contempo rari, Metsu preferiva muoversi su un territorio più sicuro: ritratti di famiglia, scene domestiche, immagini comiche e così via.

Ci sono tre importanti evoluzioni nelle opere di Metsu che lo hanno portato dai primissimi lavori di matrice religiosa ai grandi dipinti che sono arrivati in un secondo momento: in primo luogo l’artista ha imparato a trasformare le icone religiose in moderne scene domestiche. Lo spettacolare “The sick child”, esposto al Rijksmuseum in Amsterdam, è la punta di diamante della mostra di Dublino. Allo sguardo del visitatore appare questa immagine straziante e tenera allo stesso tempo di umana compassione: una donna stringe al grembo una ragazza esangue. Solo in un secondo momento appare chiaro il riferimento all’immagine religiosa della Vergine della Pietà.

La seconda riguarda il passaggio dalla drammaticità ad una sorta di teatralità più leggera. Metsu risulta brillante anche in relazione a tematiche di natura sessuale. Consideriamo due dipinti che rappresentano la stessa scena: un uomo che invade la privacy di una giovane donna. Nel primo, "A Man Visiting a Woman Washing Her Hands", il centro dell’attenzione è sul servo posto al centro che versa l’acqua alla donna. Sul suo viso un mal celato velo di cattiveria, motivo per cui la donna non vede l’ora di andare via. Nell’altro, "The Intruder", la donna appare in atteggiamenti puritani ma i sorrisi e gli sguardi dei servi sembrano dire tutt’altro.

L’ultima importante evoluzione è che la decisione di non rappresentare più soggetti sacri è anche una scelta di fuggire via da qualsiasi tipo di soggetto in generale. La scelta del soggetto cade quindi in secondo piano. Ciò che conta davvero in un capolavoro come "A Woman Reading a Letter" non è ne il realismo ne l’allegoria che  nasconde, ma la luce verso cui la donna gira la lettera in modo da poterla leggere. Metsu dirige la nostra attenzione verso il mondo visibile e lo fa in maniera gioiosa. Ed è il suo Puritanesimo che rende possibile questa celebrazione.   





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Ultimo aggiornamento ( giovedì 16 settembre 2010 )
 
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