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Mostre a Dublino: New York di Maria McKinney al LAB PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Foscolo   

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Nel 1869, Re Ludwing II di Bavaria iniziò a costruire il Neuschwanstein Castle all’interno si un pittoresco angolo di paradiso sulla cima delle Alpi, nel villaggio di Hohenschwangan. Le rovine di due castelli collegati tra di loro sono stati ritrovati in questo villaggio, ma sfortunatamente sono stati demoliti invece di essere restaurati o incorporati nelle nuove costruzioni che attualmente sorgono nelle vicinanze.

Il nuovo castello è stato espressamente pensato con lo scopo di evocare i suoi predecessori, e sembra essere uscito fuori da un libro di favole. Non sorprende quindi che mentre da un lato l’architetto  supervisionava il lato pratico della struttura, la forma e lo stile della costruzione sono invece state supervisionate da un designer professionista amico intimo del re.

Ludwig II era un appassionato delle opere di Richard Wagner e voleva che il suo castello fosse un una sorta di tributo al grande compositore. Il passato che il castello richiama è un passato di fantasia, così come lo avrebbe immaginato un Wagner in "Tannhäuser and Lohengrin".

Il castello è un esempio estremo di costruzione dell’epoca romantica, di quelle tipiche del 19esimo secolo e risponde perfettamente alle aspettative su come dovrebbe essere un castello delle fiabe. Ha fatto da sfondo a diversi film e ne ha ispirati altrettanti, tra cui il successo della Walt Disney “Sleeping Beauty”.

Il castello in questione è uno dei soggetti protagonisti della mostra di Maria McKinney’s “Somewhere but here, another other place. I lavori dell’artista riguardano il tema della noia e i modi per sfuggire da essa.  Un tema ricorrente è quello dello shopping ludico, i cui emblemi sono, nelle opere dell’artista, un cestino metallico e un trolley. Questi due elementi sono associati ai comportamenti ossessivi tipici degli shopping addicted. In Elements of the Supermodern IV, il cestino metallico è un contenitore per altri cestino fatti a mano uno dentro l’altro, quest’opera può essere letta come una rappresentazione del consumo di massa espresso dalla ripetizione degli oggetti. Un approccio simile è presente in Horny Grids, in cui una massa di cestini è sormontata da due corna tratteggiate usando fiammiferi spenti, a completare l’opera un trolley è posto dinanzi a tutto, e richiama quasi una creatura mitologica.

C’è tanto simbolismo ambiguo in quest’opera, e si potrebbe imputare alla McKinney  di non aver dato un’interpretazione innovativa di simboli classici quali i cestini e i trolley. Ma anche se ci sono tante possibili interpretazioni, le sue aggiunte e i suoi arricchimenti sorprendono lo sguardo dell’osservatore.

Altro soggetto ricorrente nelle opere dell’artista è, come detto in precedenza,  il Neuschwanstein Castle. Il castello con le sue torri è assolutamente pittoresco e ed è diventato un’immagine gettonata soprattutto in inverno quando la neve lo ricopre rendendo lo scenario particolarmente suggestivo. La McKinney punta a ricreare l’atmosfera del passato attraverso il tema del puzzle, per sottolineare il processo artificiale attraverso cui oggigiorno si cerca di riassemblare qualcosa che era unito nel passato e che adesso è stato deliberatamente distrutto.

Il tema del puzzle vede i suoi primi utilizzi durante la Grande Depressione, quando le persone si divertivano a creare immagini pittoresche, usando la loro fantasia per evadere dalla difficile situazione in cui versavano. L’istallazione dell’artista è composta da una serie di tavoli da cucina di ogni forma e misura, per ricreare una sorta di castello domestico. Questa è la prima opera che si trova di fronte il visitatore della mostra. Avvicinandosi alla composizione si nota che ogni tavolo contiene al suo interno un puzzle completo del Neuschwanstein Castle, rappresentato durante le varie stagioni e da vari punti di vista. L’artista è stata capace, partendo da tanti elementi tra loro disconnessi, di creare un tutt’uno completo che risulta più di una semplice somma delle parti.

I temi ricorrenti delle mostra (noia, il desiderio di evasione, il consumo di massa) sono espressi da opere impressionanti e a volte disturbanti, una mostra assolutamente da non perdere.
 
 





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Ultimo aggiornamento ( sabato 28 agosto 2010 )
 
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