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 Andrea Camilleri all'Udc di Dublino Ieri, martedì 6 dicembre, è stato un giorno speciale per molti irlandesi appassionati di letteratura italiana; e ieri, martedì 6 dicembre, è stata una giornata addirittura storica per molti italiani migrati a Dublino e che, proprio in quella che fu la patria natia di James Joyce, hanno avuto il grandissimo onore di poter incontrare uno dei capisaldi della letteratura italiana del nostro secolo, Andrea Camilleri.
Chiamato dalla University College di Dublino a ricevere la laurea ad honorem, lo scrittore siciliano ha intrattenuto un pubblico assolutamente non in grado di celare la propria emozione, con i suoi discorsi ironici, i suoi surreali aneddoti, le sue perle di saggezza esoprattutto il suo ideoletto. Un linguaggio, quello usato dallo scrittore, che ritrova le sue radici a metà strada tra l’italiano e l’amato siciliano, il dialetto che è per lui lingua del cuore e dei sentimenti e che è diventato, dopo alcune elaborazione giovanili in italiano standard, anche la lingua della sua produzione letteraria.
“L’italiano non era la mia lingua per raccontar le cose”, ha dichiarato. Ed ecco che in Andrea Camilleri la Sicilia si rivela in primo luogo proprio nella scelta linguistica. La sua lingua nasce, come dichiarato dallo stesso, da una maggiore facilità di adesione non al mondo che lo circonda ma a quello interiore, al proprio modo di essere e di percepire le emozioni.
Questa sua variabilità e sperimentazione linguistica trae influenza da venerati maestri quali Pirandello e Sciscia, in un incontro di idiomi differenti che appaiono spesso anche suggeriti da ragioni autobiografiche. Il suo è però un linguaggio che non prescinde mai dalla ricerca della verità, e non a caso la sua produzione letteraria sfocia spesso nel romanzo storico. Come suggerito anche dalle risposte rilasciate durante la conferenza, in Camilleri c’è una naturale tendenza a partire da documenti e dati precisi per reinventare, successivamente, vicende e situazioni. Nella sua scrittura, però, non viene mai meno l'intimità; le sue parole non parlano per concetti ma per sentimenti. Camilleri, il nostro Montalbano, lo scrittore tra i più letti e amati del nostro tempo, ha regalato ieri al suo pubblico due ore di un’emozione impareggiabile. Ha portato un po’di italianità nella fredda Dublino, un po’ di sicilianità, ci sia concesso dire, e lo ha fatto con tutta l’umiltà dello scrittore che è prima di tutto uomo.
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