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Visionario e affascinante il fotografo e regista David Lachapelle per una mostra a Dublino |
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Scritto da Rosa Piccolantonio
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 David Lachapelle e “Archangel Michael” Comincia oggi alla Sebastian Guinness gallery una delle mostre più eccentriche che Dublino potesse ospitare: American Jesus di David Lachapelle (Fairfield 1963). Per due ore ieri ha parlato del suo lavoro in modo appassionate per un master class sponsorizzato dalla Canon. Definito come il Fellini della fotografia e delfino di Andy Wharol, Lachapelle ha lavorato per diversi magazines, tra cui: Vogue, Vanity Fair, Rolling Stone, The Face, GQ, Interview magazine, ma si è occupato anche di regia, girando diversi videoclip musicali e spettacoli teatrali e televisivi (ricordiamo il documentario “Rize”, premiato al Sundance Film Festival, girato nei sobborghi periferici di Los Angeles che illustra le nuove forme di ballo esplose nei ghetti neri della città). Ha lavorato a fianco di artisti conosciuti a livello internazionale come Madonna, Courtney Love, Amanda Lepore, Naomi Campbell, Pamela Anderson, Tupac Shakur, Elizabeth Taylor, Michael Mento, Uma Thurman, politici come Hillary Clinton e atleti come Lance Armstrong e David Beckham. Un lavoro irriverente, provocatorio e barocco quello di Lachapelle che non lascia indifferenti. Come “Deluge”, il diluvio, ispirato ai capolavori michelangioleschi della Cappella Sistina o “Pietà with Courtney Love”, dove la rocker è ripresa come la Madonna del sudario mentre tiene in braccio il corpo esanime di un giovane ucciso dalla droga (Kurt Cobain…) e il recentissimo “Archangel  “Pietà with Courtney Love” Michael”, opera del 2009, che ritrae Michael Jackson come l’arcangelo appunto che sopprime il maligno. Fotografie che celebrano l’appariscenza vezzosa di attori, modelle e cantanti di cui si mettono in luce anche pregi e difetti, come il tormento per la perfezione estetica. Lui stesso afferma: "Amo creare tramite l'uso della fantasia, tramutando in immagine i miei sogni". "Il mio modo di fotografare è molto istintivo, preferisco basarmi sulle mie emozioni, anziché su un approccio intellettuale nei confronti della persona con cui lavoro, adoro giocare con lei per costruire insieme una storia fotografica. Da queste decine di foto che scatto, spesso ne scelgo una sola. Il punto centrale del mio film ideale con un inizio, una parte centrale e una fine. La mia idea è quella di creare in continuazione". "Una foto racconta un qualche piccolo evento e la sua impressione che questo ha nella mia mente". Sebastian Guinness Gallery 1, Burlington road, Dublin Dal martedì al sabato dalle 11 alle 6 (Luas –linea verde-fermata Ranelagh) dal 19 settembre al 31 ottobre.
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Ultimo aggiornamento ( sabato 19 settembre 2009 )
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