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Dublino: Erasmus placement Diario di bordo prima parte |
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Scritto da Silvia Saccomanno
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 Silvia Saccomanno inizia un Erasmus placement con Irlandiani.com (foto). Qualche mese fa mi capita di leggere, tra gli annunci di facoltà, un bando che parla di lavoro all’estero. Si tratta di un progetto pilota, l’Erasmus Placement, che mette a disposizione 14 borse di studio per trascorrere un periodo fuori dall’Italia. Tre mesi per un totale di 1.800 euro di finanziamento. La destinazione è libera; unica condizione, la massima autonomia nella ricerca di uno stage adatto al proprio corso di studi e la presentazione del proprio curriculum. Decido di partecipare. Primo periodo. Panico. Devo assolutamente capire quale lingua mi piacerebbe approfondire. Lo spagnolo è molto bello e il francese utile, il tedesco difficile e poi c’è l’inglese. L’inglese è riconosciuto a livello mondiale e poi ho già discrete basi. Vada per l’inglese. Scelta la lingua, bisogna valutare la meta. Rapida panoramica, aiutata da Internet e dalla memoria, dei posti in cui si parla l’inglese. Inghilterra, Irlanda, Malta e tanti altri ancora. Dell’Irlanda ho sempre sentito parlare molto bene. Dicono sia una terra magica, piena di verde e di persone ospitali. Va bene l’Irlanda e magari Dublino, per essere centrali. Ora devo trovare un lavoro, retribuito o meno che si adatti al mio piano di studi, Editoria multimediale. Cerco su Internet un modello di curriculum Europass, quello riconosciuto a livello Europeo e seguendo gli esempi di compilazione creo il mio in italiano. Poi lo traduco in inglese con l’aiuto di una professoressa dell’università. Perfetto. Ora bisogna spedirlo…ma a chi? Ore di navigazione in rete su siti di tutti i tipi. Inserisco nel mio motore di ricerca, Google, parole chiave delle più fantasiose. Tirocinio a Dublino. Stage Irlanda. Lavoro per italiani a Dublino. Italiana per lavoro a Dublino. Aiuto cerco lavoro all’estero!!! I risultati sono scarsi e generici. Vado a farmi un giro per riflettere. Passo al CRI, Centro Rapporti Internazionali, di Macerata. E’ l’ufficio che si occupa di progetti universitari all’estero, sia di studio che di lavoro. Sapranno darmi qualche idea. Via Piave a Macerata…primo piano. C’è troppa gente e mentre aspetto inizio a consultare locandine e volantini. Ci sono tanti spunti interessanti, appunto tutto su un foglietto e corro davanti al computer. Da un sito ad un altro, ora indirizzata da una conoscenza diversa. Le proposte sono tante e interessanti, ma tutti richiedono un ottimo inglese e io sto andando lì proprio per impararlo meglio. Non importa, provo. Inizio ad inviare il curriculum ovunque…spedisco mail e compilo schede di registrazione varie in cui spiego chi sono, da dove vengo e cosa cerco. Speriamo bene. Secondo periodo. Frustrazione. Passata una settimana e ancora niente. Alle mille domande fatte ho ricevuto solo pochissime risposte. Tutte negative. “Non abbiamo posto” “Cerchiamo persone con un ottimo inglese” “Non prendiamo persone per periodi inferiori ad un anno” “Potrebbe lavorare per noi, ma dovrebbe iniziare assolutamente domani”. Non c’è verso, l’impresa è più difficile del previsto. Il bando scade tra 2 settimane e per essere ammessi alla selezione bisogna già avere un contatto sicuro, bisogna aver trovato un posto di lavoro per tre mesi. Non demordo e continuo frenetica a “navigare”. Visito anche i forum di siti dedicati a Dublino per cercare di capire come funziona, per chiedere consigli e farmi un’idea precisa di cosa e come cercare. Terzo periodo. La speranza. Mentre visito www.Irlandiani.com, un sito creato da un gruppo di italiani trasferiti a Dublino, ho un’illuminazione. E se invece di cercare tramite questo sito un possibile lavoro, non chiedessi direttamente la possibilità di collaborare al sito come redattrice? Del resto studio Scienze della Comunicazione e la specialistica che sto frequentando è quella in Editoria multimediale. Meglio di così. Io provo. Cerco la sezione contatti e trovo l’indirizzo e-mail del direttore. Invio un messaggio in inglese in cui mi presento, spiego le mie intenzioni e allego il curriculum. Quarto periodo. L’euforia. Dopo due giorni il direttore del giornale, Francesco Dominoni, mi risponde e la sorpresa è grande. La redazione è felice di accogliermi e dice di essere disposta a prendere contatti per definire i dettagli del mio tirocinio. L’unico problema è che non sarei retribuita. Va benissimo comunque. Il direttore mi lascia il suo numero di telefono e io lo chiamo immediatamente. E’ cortese, simpatico e parla anche l’italiano. Subito dopo contatto il Centro Rapporti Internazionali per sapere se questo tipo di tirocinio potrebbe essere riconosciuto. Mi rispondono che il contatto trovato è l’ideale. Ora non resta che vincere la borsa di studio. Questo, almeno, è quello che pensavo con ottimismo o per lo meno, senza considerare il poderoso cammino fatto di organizzazione, ritardi e stress.
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 05 novembre 2008 )
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