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DUBLNO: Gabriele Buffarini da portiere di albergo ad un posto fisso in HP |
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Scritto da Valentina Di Pietro
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 DUBLNO: Gabriele Buffarini da portiere di albergo ad un posto fisso in HP A Dublino c'è lavoro. Non è come in Italia. Perché molti giovani decidono di lasciare l’Italia e trasferirsi in un altro paese? Alla ricerca di cosa? Lavoro, amore, divertimento. Gabriele Buffarini ci racconta la sua storia. Originario di Ancona, nelle Marche, ma irlandiano da ormai tre anni, Gabriele Buffarini, laureato in Scienze della Comunicazione, ha deciso di dare una svolta alla sua vita trasferendosi in Irlanda. «All’inizio ho deciso di venire qui tramite amici, adesso non riesco ad immaginare di tornare in Italia». La sua carriera lavorativa è stata un’ascesa continua. «Ho iniziato come portiere in un albergo di Temple Bar, poi ho trovato lavoro in HP, e adesso, proprio lunedì, inizio un nuovo lavoro in una ditta di giochi al centro di Dublino». E alla domanda: è stato difficile trovare lavoro qui? Risponde: «No, non è stato difficile. Io ci ho messo un mesetto e alla fine l’ho trovato tramite la FAS, un’agenzia di collocamento». Una ragione per la quale molti italiani hanno paura ad andare fuori a cercare un lavoro che li soddisfi potrebbe essere la lingua. Paura di non capire, di sbagliare, di non essere in grado di svolgere un lavoro in una lingua diversa da quella propria. Ma Gabriele rassicura: «L’impatto linguistico non è stato assolutamente traumatico. Non ho avuto problemi con la lingua, il mio corso d’inglese è stato il lavoro. Dovevo parlare per forza inglese quindi a forza di sforzarmi l’ho imparato». E continua «L’unica cosa che all’inizio mi destabilizzava un po’ era la nostalgia, ma adesso sono abituato, ho il mio gruppo di amici, il mio lavoro, e poi credo che la cultura irlandese sia molto vicina a quella italiana, anche le persone sono molto simili a quelle italiane». E per quanto riguarda la crisi Gabriele Buffarini afferma «Anche qui si è sentita parecchio, ma i comportamenti delle aziende sono diversi. C’è stato un momento nel quale ci hanno ridotto lo stipendio, ma tutti hanno contratti a tempo indeterminato, e non hanno problemi a fare questo tipo di contratti da subito». Al contrario dell’Italia, dove la precarietà rimane una nota dolente.
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Ultimo aggiornamento ( lunedì 18 aprile 2011 )
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