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Danilo Malatesta, due passioni: la musica e la Guinness |
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Scritto da Lorena Fanunza
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 Danilo Malatesta mentre prepara una pinta di Guinness Gli italiani sono coloro che hanno visitato di più il Guinness Storehouse dopo i britannici e gli statunitensi. E ad accogliere i turisti del nostro paese la famosa fabbrica di Dublino ha predisposto delle guide italiane preparate ad hoc. Abbiamo incontrato Danilo Malatesta, un giovane originario di Notaresco, in provincia di Teramo, che ci ha accompagnato lungo i 7 piani dello Storehouse svelandoci i segreti della tanto amata pinta.
Danilo raccontaci come sei arrivato qui al Guinness Storehouse. In realtà sono arrivato qui un po’ per caso. La decisione di trasferirmi a Dublino è nata per amore della musica, all'inizio non pensavo di fare la guida. Poi un po’ per caso ho avuto questa opportunità ed ora lavoro qui da più di anno e sono molto felice perché questo è il posto più bello di Dublino. Arrivano circa 4000 visitatori al giorno, con punte anche di 5000-6000.
Che legame ha la Guinness con la musica? La Guinness e la musica vanno di pari passo, a braccetto, si può dire. La Guinness sponsorizza molti eventi musicali ed è simbolo di unione e di festa tra tanti, proprio come la musica.
Ma è vero che esiste anche una Guinness chiara? La Guinness originale è scura, non esiste una bionda, ma esiste un'edizione limitata chiara in Inghilterra.
Nella fabbrica avete un piano dedicato ai bicchieri della Guinness. Che caratteristiche hanno? Il bicchiere ha un ruolo fondamentale nel momento in cui si assapora la Guinness. E' stato modificato negli anni e studiato in modo che il gas si muova il più velocemente possibile per permettere al bevitore di apprezzarne tutta la qualità. Anche il bicchiere è fondamentale nel processo di degustazione.
E gli italiani? Tu ne incontri molti qui, che tipo di visitatori sono e qual è il loro rapporto con la Guinness? Iniziamo col dire che l'Italia è il terzo mercato per la Guinness, quindi sicuramente gli italiani amano molto questa birra. Poi qui allo Storehouse ne arrivano davvero molti e per me è davvero una gioia, mi fa sentire a casa. Ciò che caratterizza i visitatori del nostro paese è il fatto che sono molto "rumorosi", un po’ confusi, ma soprattutto molto amichevoli.
Pensi di tornare presto in Italia? Cosa porteresti del tuo paese qui a Dublino? No, per il momento non penso di tornare. Qui sto coltivando la mia passione per la musica, con il mio gruppo, i Sound of Soul, suoniamo rock in diversi locali di Temple Bar. E poi ci sono molti italiani e questo non mi fa sentire lontano da casa. Sicuramente però dall'Italia importerei qui le belle donne e il tempo.
E dall'Irlanda all'Italia? La situazione lavorativa. In Italia c'è disoccupazione, il lavoro è precario e spesso sottopagato. Qui in Irlanda la situazione è decisamente migliore. Prima di tutto però porterei la mia adorata Guinness. Tutti gli italiani che ci verranno a trovare qui alla fabbrica capiranno il perché (ride). Non c'è niente di più bello che sorseggiare una pinta qui al settimo piano, da dove si può vedere tutta Dublino.
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Ultimo aggiornamento ( lunedì 29 settembre 2008 )
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