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Dublino: Paolo Scalera «Cosa rimane del nostro Bel Paese» PDF Stampa E-mail
Scritto da Paolo Scalera   

Paolo Scalera (foto).
Paolo Scalera (foto).
Paolo Scalera titolare di uno dei piu' avviati negozi di prodotti alimentari italiani a Dublino fotografa l'Italia dall'Irlanda.  «Sono piu di 15 anni ormai che vivo lontano dall’Italia. Da lontano mi accorgo che, da quando sono partito, non è cambiato nulla. Oggi come oggi cosa rimane del nostro paese? Beh, devo dire ben poco. Tanti dei miei connazionali hanno lasciato e stanno lasciando l’Italia. Perchè? Perchè il nostro sistema è corrotto e, credo, di stile fascista. E’ un sistema che non ci permette di crescere, di evolverci e, sopratutto, di essere liberi.  Le nostre leggi e il nostro governo ci impediscono di esprimerci. Siamo oberati di leggi che non servono a niente. Sono leggi che si basano sulla superficialità. Leggi per i lavavetri, leggi sui bagnanti, leggi sulle apparenze. Leggi che fanno solo comodo ai nostri ministri e a chi sta al potere.
In realtà il nostro paese ha bisogno di ben altro.  E c’è molto da dire al riguardo. La nostra cultura è basata su etichette. E’ una cultura basata su ciò che vorremmo essere e che non siamo. Viviamo in un mondo di sogni. Contano i titoli, i grandi nomi fanno scena, le gerarchie e le raccomandazioni sono ai primi posti della vita quotidiana. Nessuno di noi è libero o si sente libero. Siamo bombardati dai reality show e da programmi lava cervelli e non apriamo bocca. Ho sempre pensato che le reti televisive nazionali siano un riflesso culturale del paese e la nostra Rai dice tutto. E’ forse un paese di conservatori il nostro? Se ci pensiamo bene la vita è progresso e il progresso non ci appartiene. Siamo indietro.
Pensiamo di essere allineati con il resto dell’ Europa. La realtà però dice che siamo messi male.
I nostri stipendi si aggirano sui 1100 euro al mese. Una famiglia è costretta a sacrificarsi per andare avanti. E’ costretta a trovare delle vie traverse per sopravivere. I nostri ministri invece hanno le tasche piene e vite lussuose. Mafia direi? Sii, siamo un paese dove la corruzione “anche nel piccolo funziona”. E la corruzione ci fa fuggire dalla vera realtà. I giovani come me scappano o sono scappati. Nessuno fa niente per cambiare. Abbiamo un tasso altissimo di anziani e un tasso risibile di nascite. Ora resta agli extracomunitari il compito di far crescere il nostro paese. Un paese che, visto da lontano, sta perdendo la sua identità. E forse anche l’orgoglio di essere Italiani. A volte mi vergogno se vengo messo a confronto con gente di altri paesi.
E noi non siamo i migliori. O per lo meno il nostro sistema non è dei migliori. Bisognerebbe prendere spunto da come si muovono gli altri paesi e farlo capire a chi sta al potere. Ma non possiamo perchè chi sta al potere ha già troppo potere. E noi li abbiamo votati. Siamo solo pecore che seguono un sentiero che non porta da nessuna parte. E allora ci vestiamo di Armani e Dolce e Gabbana per sentirci importanti o per sentirci qualcuno. Altri, in vena di disperazione, si manifestano con atteggiamenti violenti distruggendo le proprie famiglie o i propri cari. Capiscono di non farcela più e non riescono ad andare avanti E allora cosa ci rimane del nostro paese? Nulla! L’Italia è un paese che, visto da lontano, fa solo paura. La canzone di Fabrizio Moro “Pensa” è un riflesso reale di come siamo messi in italia! Nel mondo siamo conosciuti e ben visti per la nostra creatività, per la nostra cucina e per le nostre capacità. Capacità che applichiamo quando siamo fuori dall’Italia. Perchè avviene questo? E’ forse una lotta per la sopravvivenza? O forse un discorso egoistico? O forse siamo in trappola? Abbiamo delle grosse capacità e molto intelletto, ma non li mettiamo in pratica in Italia. Credo che le nostre insicurezze siano date  dal modo in cui cresciamo sin dall’ infanzia. L’educazione resta di tipo protettivo. I nostri genitori (ed io amo i miei genitori) ci allevano con troppa protezione. Ci accorgiamo degli ostacoli solo quando siamo adulti. A volte non siamo nemmeno capaci di andare a pagare una bolletta delle poste. La nostra educazione ci insegna ad essere coerenti, a non deludere il vicino di casa e a non fare brutte figure.
L’educazione va bene, è segno di civiltà, ma ciò non basta. Bisognerebbe rimboccarsi le maniche e rivoluzionare tutto per poter cambiare la nostra società e l’Italia che non è più nostra. Ed io, forse come tanti altri, mi accorgo sempre di più che è tempo di cambiare. Quindi mi domando dall’Irlanda: possiamo fare qualcosa?  Lo domando anche a voi: si può fare qualcosa? Ho 43 anni, una laurea che non serve a niente e vendo prodotti alimentari italiani all’estero per poter sopravvivere. A volte sono sopraffatto da nostalgie che non mi permettono di rientrare in Italia. Perchè? Perchè l’Italia non offre uno stile di vita che meritiamo.  Possiamo fare meglio e noi possiamo se lo vogliamo»





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Ultimo aggiornamento ( sabato 29 settembre 2007 )
 
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