 Ilaria Due facce dell'emigrazione italiana in Irlanda: chi come Pasquale, arriva a Dublino dopo una lunga esperienza in un altro paese, e chi, come Ilaria, ha deciso di tornare in Italia dopo tre anni di vita dublinese. ILARIA Ilaria, quando sei arrivata in Irlanda e perchè? Sono arrivata a Dublino nel novembre 2005. Dovevo essere parte del programma Leonardo con l'Università Tor Vergata di Roma. Per una serie di lungaggini burocratiche, in realtà, i miei documenti arrivarono tardi, ma l'IBM mi assunse comunque con contratto da Student. Meglio del previsto, quindi. Sono più di tre anni che vivi a Dublino. Cosa puoi dirci di questa città? Dublino è una città divertente, viva. Giovani, tanti giovani. É un paese che mi ha dato tanto, dal punto di vista professionale e personale. Ti permette di conoscere gente da ogni parte del mondo, ma allo stesso tempo di sentirti a casa, grazie ad una comunità italiana è numerosa e presente. L'immigrazione dall'Italia è cresciuta in maniera costante negli ultimi quattro, cinque anni, grazie anche all'ottima pubblicità dei pionieri di più vecchia data, vere teste di ponte per l'immigrazione italiana. Cosa significava lavorare in Irlanda alla fine del 2005? Mi ricordo che in Italia si parlava di Irlanda già da un po' di tempo, delle possibilità di lavoro per i giovani. Io avevo qualche aggancio per muovere i primi passi, amici che mi spiegarono come cercare casa, dato che il lavoro ce l'avevo già. L'ambiente lavorativo era assai poco Irish, tanti tedeschi, i finlandesi, gli spagnoli. Di lavoro ce n'era davvero tanto, c'era moltissimo ricambio. Era un mercato fluido, la gente cambiava lavoro ogni due, tre mesi. C'era, in particolare, moltissimo ricambio stagionale: si lasciava il lavoro a giugno, si ritornava a casa, in Italia, con la ragionevole certezza di trovarne un altro ad attenderti a settembre, quando tornavi. Le possibilità di carriera erano consistenti, rimanendo all'interno della stessa azienda per un periodo medio-breve (lo stesso che si attende in Italia per smettere di lavorare gratis) si poteva aspirare ad una crescita nella gerarchia aziendale. Perché hai deciso di andartene allora? Perché l'Irlanda è tutt'ora una terra di grandi opportunità per chi ha un background accademico in economia, o professionale nell'IT. Chi ha fatto un certo tipo di percorso troverà ancora molte porte aperte qui. Per chi, come me, ha sempre trovato la sua forza nella conoscenza delle lingue, le cose si sono fatte più difficili. C'è la crisi. Meno lavoro, meno ricambio, meno possibilità di carriera. Lavorare in un call center o in un ristorante, per quanto ben pagata, non mi soddisfa più. Tornerò in Italia e ricomincerò da capo. Che consiglio ti senti di dare a chi sta arrivando adesso in Irlanda? Di non disperarsi se non trovano subito lavoro. Devono mettersi in testa che l'Irlanda non è più quella di tre anni fa, come sanno bene gli emigranti più esperti. Ma anche che la situazione migliorerà. Molti se ne stanno andando, per chi resta potrebbero aprirsi degli spiragli nel medio termine. Soprattutto, consiglio di non pensare solo al lavoro, e di viversi comunque al meglio questa esperienza. PASQUALE Pasquale, perchè hai scelto di venire a Dublino? Cosa ti ha portato qui? Sono andato via dall'Italia a 30 anni. Sono stato sei anni in Inghilterra, a Brighton, dove ho lavorato in diversi pub, ristoranti, coffe shop. Ho cominciato come cameriere e spesso sono finito a fare il manager. Poi, a Maggio, dopo una vacanza di cinque giorni a Dublino, ho deciso di emigrare qui. La città mi piaceva: la vita notturna, i locali, a Dublino di movimento ce n'è tanto, ci si diverte. C'era lavoro, e ben pagato; in Inghilterra le cose stavano peggiorando, con la sterlina che cominciava a perdere quota. L'Irlanda mi offriva delle possibilità che volevo cogliere assolutamente. Sei arrivato a Dublino a gennaio. Cosa ti aspettavi? A maggio ero rimasto sorpreso: gli italiani erano tanti, e molti lavoravano in aziende importanti. Spesso agenti in call center, altri avevano raggiunto ottime posizioni all'interno di aziende specializzate nell'IT. In ogni caso, lavori ben pagati, con orari definiti, lavori d'ufficio. E io ero stanco di fare il cameriere... Ho fatto come mi avevano suggerito i miei amici: ho portato il curriculum di persona agli employer, alle agenzie, alle aziende. Hai trovato quello che cercavi? Purtroppo no. Le cose si sono rivelate un po' più difficili del previsto. Dopo un paio di settimane mi sono reso conto che trovare un lavoro in un call center non era affatto semplice, anche per chi, come me, conosce bene l'inglese, l'italiano e mastica anche qualcosa di spagnolo e portoghese, Mi aspettavo di trovare lavoro in pochi giorni e invece... Allora ho cominciato a cercare lavoro come cameriere e in effetti sto facendo dei colloqui. Ma sono ancora disoccupato! Perché, secondo te? I motivi, secondo me, sono tanti. Prima di tutto, ovviamente, la crisi. É vero, di possibilità ce ne sono ancora tante, sicuramente più che in Italia, ma allo stato attuale delle cose, anche se di domanda ce n'è ancora tanta, l'offerta è davvero troppa. Ci sono un sacco di stranieri da tutto il mondo. Anche in Inghilterra, sei anni fa, non c'era tanta competizione, ora è diverso. Le aziende grandi in Irlanda, inoltre, stanno licenziando, sono in overstaff, alcune chiudono addirittura, se ne vanno nei paesi dell'est. Parliamo delle grandi aziende che se ne vanno nell'Europa dell'est. La scelta irlandese è ancora valida o pensi che i tempi siano maturi perché gli italiani emigrino ad est? Direi di no. L'Irlanda è ancora una scelta valida. Un italiano non ci va a lavorare in Polonia, a meno che non gli offrano uno stipendio davvero principesco. Hai consigli da dare a chi sta pensando di venire qui? Per chi ha intenzione di cercare un lavoro velocemente, magari nel settore turistico, consiglio di venire in primavera, perché ci sono più turisti, più possibilità di lavoro. Sono convinto che a maggio un lavoro l'avrei trovato subito. E poi di organizzarsi bene, dall'Italia, sapere come muoversi appena arrivati: come cercarsi casa, dove chiedere il lavoro.
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