 Attività interculturali al Kinsale Further Education College Continua il racconto di Gianpaola sulla sua esperienza al Kinsale Further Education College tramite il progetto di assistentato Grundtvig. ‘Fin dall'inizio il Direttore mi ha presentato ai colleghi e alla comunità educativa come una “risorsa” per allargare gli orizzonti, quelli personali, e quelli dell'ente formativo. Ho avuto carta bianca nella proposta di attività interculturali. La visita di colleghe del mio ente di appartenenza, il Ce.S.I. (Centro di Solidarietà per Immigrati) e di Cinampa (Associazione femminile Interetnica e Interculturale) è stata accolta in maniera sorprendente. Alle presentazioni dei loro paesi di origini (immagini, video, musica e danza) e alle dimostrazioni di cucina etnica si è creata un'intensa e sincera empatia. E` stata una grande festa! La narrazione dei loro percorsi personali da extracomunitarie a neo-cittadine europee, della realizzazione del loro sogno di migranti e di emancipazione femminile, ha lasciato intuire che i progetti individuali sono sì determinati da disegni più ampli, ma che le nostre relazioni possono portare a sviluppi diversi e cambidi prospettiva, pur in contesti difficili. Con gli studenti di Arte e i miei allievi del corso di Lingua e Cultura Spagnola abbiamo proposto un laboratorio creativo sull'illustrazione per l'infanzia, offerto da Paola Franceschini, autrice del libro “Con gli occhi di Mirò” edito da Artebambini . Si è concluso con una sfilata di “nuove creature”, irraggiata da umorismo e ironia. Sono stata considerata una docente a tutti gli effetti, in qualsiasi attività d'insegnamento in cui mi sono proposta e a cui sono stata assegnata. Ho presentato un programma per lo studio della lingua Italiana e Spagnola, i cui obiettivi generali erano quelli d'introdurre gli studenti nelle due culture e offrire loro strategie, strumenti e risorse di apprendimento linguistico e interculturale, in accordo al CEFR. La scuola ha aperto le lezioni di lingua anche a studenti esterni, non iscritti ad alcun corso dell'offerta formativa ufficiale, entusiasti di approfondire il loro amore per l'Italia e la Spagna. Ho accettato di dare delle lezioni di Slow Food agli Studenti di Cucina, introducendo loro la filosofia, i principi e la struttura del movimento Slow Food Italiano, Internazionale e mostrandone la diffusione in Irlanda, sopratutto nella loro area geografica, West Cork. In collaborazione con la docente abbiamo creato spazi di riflessione sulla produzione, commercializzazione e consumo di alcuni alimenti che fanno parte del nostro quotidiano. Attraverso la degustazione e la preparazione di alcuni piatti abbiamo proposto un viaggio nella storia e nell'uso anche affettivo e culturale delle spezie, del cioccolato, del caffè, del latte, del pesce e dei cereali. Nell'ambito del corso di Stilismo di Moda abbiamo coordinato una serie di laboratori sui sensi e sulla creatività con la finalità di organizzare eventi aperti alla cittadinanza, ( dicembre 2010, marzo e maggio 2011). Abbiamo creato mappe mentali e conosciuto alcuni autori e tecniche del pensiero creativo e critico. La mia vita è dedicata a costruire ponti tra culture, comunità, persone. Ma finora il mio cuore e la mia mente erano rivolti all'America Latina. In Irlanda ho avuto la conferma che anche in Europa un altro mondo è possibile, e che nel nostro continente, proprio qui, dove per ora abbiamo scelto di vivere, si può immaginare e costruire progetti di vita sostenibile, cercando insieme alternative semplici alla soluzione di quei problemi quotidiani che sempre più ci sfideranno. Molte sono le immagini e le parole rimaste impresse nella mia mente. Ne condivido alcune con voi. Pur avendo fama di grandi affabulatori, mi è parso che in fondo gli Irlandesi siano molto riservati e raramente esprimano quello che pensano veramente. Proprio all'inizio della mia esperienza l'insegnante di outdoor activity, mi avverte: “questa scuola sarà bella finchè resta così, piccola e weird/strana, diversa”. Uno studente ventenne di permacultura, intagliando un bastone di legno, mi spiega: “Sai è per mio padre, non ho soldi e allora gli regalo questo, ne ha bisogno...” Risalendo la china verso la scuola, una futura cuoca mi ferma e tira fuori da una scatola i biscotti e me li offre con un sorriso, lì, in mezzo alla strada: “prof, provali, li ho fatti io!” Un altro, piuttosto silenzioso e con un'intelligenza oltre la norma, mi chiede, senza ombra di malizia o sarcasmo: “ma come mai agli italiani piacciono così tanto l'Irlanda e gli Irlandesi, cosa ci trovate in quest'isola?” Forse i paesaggi struggenti, la poesia che ti penetra nelle ossa come la pioggia, la melancolica ospitalità della gente? Non solo... La grave crisi irlandese è per noi tutti speculare e paradigmatica. E` non solo finanziaria, ma antropologica e d'identità. Tuttavia questi giovani, nonostante l'amarezza e la rabbia, non si crogiolano in retoriche, cercano nuovi sentieri, si chiedono che fare? Al di là degli stereotipi e delle ideologie, con i piedi ben radicati a terra ma con lo sguardo rivolto al mare, come i loro antenati dell'età del bronzo. E allora mi dico....c'è ancora speranza. Mentre il nostro pianeta si agita, variando il suo campo magnetico e il clima, mentre la Storia sposta le sue pedine e riassetta le postazioni di comando sulla mappa globale, presentando i suoi conti e bilanci, si moltiplicano ovunque, ai quattro lati del mondo, gruppi autogestiti, comunità in resistenza, città in transizione. Siamo popoli diversi ma un'unica umanità in cammino, in lotta per la sopravvivenza e la dignità, come migliaia di anni fa.’
|