 Luca Villa Presutti Continua l'intervista con Luca. Un ragazzo romano che da due anni vive a Dublino. Come descriveresti gli irlandesi? Penso sia impossibile poterli catalogare, soprattutto perché se non c’è riuscito Freud, che li descriveva come l’unico popolo impenetrabile alla psicoanalisi, perché dovrei riuscirci io. Posso solo dire che sono eterei. La stessa magia dei posti si rispecchia nei loro occhi e nei loro pensieri. Sono sognatori e questo purtroppo li porta ad essere poco concreti. Anche la loro cordialità mi sembra solo apparente. Non son falsi, semplicemente hanno una percezione della vita ben diversa dalla nostra. Quali posti dell’Irlanda ti hanno incantato maggiormente? Sai prima di partire ero così immerso nella cultura letteraria irlandese che le aspettative erano tante. Volevo trovare la mia Eveline (racconto di Gente di Dublino di Joyce). Ma come ben si sa ogni volta che si hanno così tante aspettative le delusioni sono dietro l’angolo. E così è stato. Il primo impatto fu deludente. Dublino la immaginavo come una grande capitale europea e invece mi accorsi subito che forse così grande non lo era. Dublino da subito non mi è piaciuta. Le esperienze più forti sono state sicuramente le isole Aran. Un posto incantevole e allo stesso tempo inquietante. Desolato e unico al mondo. Sulle isole Aran non puoi fare altro che cercare te stesso. L’ispirazione. Ma sebbene sei lì da solo, c’è il vento che cerca di disturbare ogni pensiero. Un vento così forte misto a onde impetuose che non ti fanno sentire nulla. È stata un’esperienza davvero incredibile. Un’altra esperienza molto forte è stata Belfast. Ho sempre studiato tutta la storia delle interminabili 'troubles' (guerre tra cattolici e protestanti). Una volta arrivato a Belfast non puoi far altro che vedere con i tuoi occhi quel malessere generale che hai sempre e solo immaginato sui libri di scuola. Lo respiri nell’aria. Vedere che esistono ancora delle mura erette a separare gli uomini dalla loro rabbia ti mette dentro un senso di vuoto.
Tirando le somme, l’Irlanda ti ha deluso in più aspetti, eppure hai deciso comunque di restare. Perché? Perché non mi sono mai sentito così ispirato come sotto il cielo d’Irlanda. Il tempo, il cielo… qui hanno qualcosa di magico. (Non ho mai scritto così tanto quanto qui).Ci sono giorni che maledici tutto questo perché sembra che ti cada addosso. Qui le nuvole sembrano più basse e c’è qualcosa di diverso che non so descrivere, ma c’è. E mi sta aiutando. Il mio viaggio per l’Irlanda è partito come un viaggio interiore. Non un viaggio per fare carriera. Mi vedo manager di me stesso. Uno spirito libero che allo stesso tempo è determinato in quello che fa. Sembra banale, eppure sento che è proprio il cielo d’Irlanda che mi sta guidando, la mia ispirazione in questo viaggio. Pensi che l’Irlanda si possa definire la tua nuova casa? l’Irlanda rimarrà sempre casa mia, così come lo é Roma, ma penso che prima o poi farò partire una nuova avventura. Come finiti gli studi sentivo che l’Irlanda mi chiamava. Ora sento che prima o poi ci sarà per me la Spagna. E come sempre Luca risponderà!
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