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John Bruton: Un Irlandese dai mille proverbi italiani PDF Stampa E-mail
Scritto da Silvia Saccomanno   

John Bruton
John Bruton (foto).
L’Italiano imparato per passione e la solarità di chi non si arrende mai e sa di farcela con le sue sole forze; queste poche parole descrivono John Bruton, un ragazzo irlandese tutto particolare e da scoprire. Il suo modo di essere e soprattutto di parlare è così unico da risultare inconfondibile e per chi impara a conoscerlo le risate sono assicurate. La peculiarità di John, 24 anni e nato a Dublino, non è tanto quella di aver imparato l’italiano da autodidatta, ma quella di conoscere tantissimi proverbi e modi di dire che sfodera al momento opportuno facendo rimanere tutti a bocca aperta. Nemmeno un italiano riuscirebbe a ricordare ed utilizzare con tanta pertinenza la sua stessa lingua.
Cerco di capire quale sia il suo segreto e lui con un sorriso mi spiega che tutto sta nella volontà e nella pazienza di seminare per poi raccogliere i frutti. “La pazienza è la virtù dei forti”, mi sottolinea e aggiunge “Chi va piano va sano e va lontano”. Nella vita di tutti i giorni la frenesia si è impossessata delle persone e nessuno riesce più a capire il valore del tempo preso per sé, per riflettere, maturare scelte, investire su se stessi. E questo è quello che ha fatto John. Frequentava la facoltà di Economia al Trinity College e si è accorto di aver sbagliato; per lui era noiosa. “Nella vita bisogna sempre avere un piano B”, esordisce e mi spiega che non bisogna arrendersi, ma sempre guardare avanti per cercare di capire cosa ci riserva il destino. Il suo lo porta a prendersi un anno sabbatico in cui coltiva l’amore per le lingue; specialmente la passione per il francese e soprattutto per l’italiano. “Mi è sempre piaciuto il suono di questa lingua, mi piacciono le persone accoglienti e calorose, mi piace l’Italia, piena di cultura ed arte, mi piace la musica di questo Paese. Così ho iniziato a studiare da solo, su libri di grammatica e frequentando italiani. Uscivo con loro e li spremevo per conoscere il più possibile. Il segreto è la full immersion. Poi ho seguito un corso organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura a Dublino e alla fine mi sono iscritto alla facoltà di Lettere e Lingue dell’UCD in cui studio francese, italiano e da tre mesi anche il russo. Quest’anno sono stato tre volte in Italia. A Roma per un corso intensivo di 2 settimane, a Cuneo per trovare un amico e a Firenze in vacanza culturale; un viaggio organizzato dall’Università”.
“E i modi di dire italiani?”, chiedo, “Come hai fatto ad impararli?”. “Una signora a Roma mi ha regalato un libro di proverbi. Per il resto consultando il dizionario, leggendo libri e ascoltando la lingua o parlando con le persone. Del resto ‘la pratica è più importante della grammatica’ e poi è bello conoscere culture diverse con le quali confrontarsi. Io ho viaggiato molto e voglio continuare a farlo. Stati Uniti, Finlandia, Francia, Spagna, Inghilterra, Germania…”
“E a Londra?Ci sei mai stato?”. La risposta mi fa subito ridere “No, è a un ‘tiro di schioppo’ da Dublino e ho sempre preferito andare in posti lontani”. Fantastico; John riesce sempre a trovare l’espressione giusta in base al contesto. “Sei davvero un ragazzo pieno di risorse e anche coraggioso. Queste sono tutte sfide che tu cerchi quotidianamente di vincere”, gli dico e lui, puntuale come al solito, “Chi non risica non rosica e poi si, ho tante frecce al mio arco”. Ma John è una bella persona, umile e disponibile, per niente arrogante nonostante tutti i suoi piccoli successi.
“Ma l’amore per l’italiano quando è nato?”, mi informo. “Ero in Erasmus in Germania e ho conosciuto alcuni ragazzi italiani. Gli italiani sono fantastici; riescono sempre ad esternare le emozioni, a sfogarsi e ti sanno parlare ‘con il cuore in mano’. La musicalità della loro lingua, inoltre, mi è subito piaciuta, soprattutto se paragonata ai suoni acerbi e alla grammatica ‘sfidosa’ dei tedeschi. Ora studio anche la letteratura italiana, leggo Dante e ogni tanto provo anche con i giornali. Sono un tipo metodico”
“E nel tuo futuro che vedi?” “Mi piacerebbe diventare un interprete, sarebbe la giusta conclusione del mio percorso, ‘come il cacio sui maccheroni’”. Lo guardo e mi viene da ridere per la sua aria così seria e buffa insieme.
Prima di salutarlo voglio sapere con che espressione concluderebbe un’intervista ad un tipo speciale come lui. Come al solito fa centro e dice enigmatico “Non lasciarti ingannare dalle apparenze!!!”





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Ultimo aggiornamento ( domenica 04 maggio 2008 )
 
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