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Istituto Italiano di Cultura a Dublino: Ancora Una Giovane Collaboratrice |
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Scritto da Marco Amico
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E' Laura Scarano, giovane e brillante venticinquenne pugliese, la nuova tirocinante dell'Istituto Italiano di Cultura a Dublino. Arrivata in Irlanda nei primi giorni di Gennaio, è stata tra le fortunate ad aver vinto una delle prestigiose borse di studio promosse dal Ministero Degli Affari Esteri e dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane.
Laura, laureata in comunicazione a Bologna, non è alla sua prima esperienza all'estero: è arrivata a Dublino dopo aver vissuto per quasi un anno a Barcellona, prima grazie all'Erasmus, in seguito grazie all'Erasmus Placement.
Visto che Irlandiani promuove la mobilità internazionale dei giovani, partecipando come organizzazione ospitante che collabora con diverse Università italiane e ospita diversi stagisti ogni anno, abbiamo deciso di intervistarla. La incontriamo in uno dei rari pomeriggi assolati nel centro di Dublino.
Laura, cosa ti ha spinto a venire in Irlanda?
Avevo appena finito l'Università a Bologna e volevo fare ancora un'altra esperienza internazionale. Così ho partecipato al bando del MAE e la prima settimana di Gennaio, con pochissimi giorni di preavviso rispetto alla data prevista per l'inizio del tirocinio, l'Università mi ha chiamato per comunicarmi la bella notizia: avevo vinto la borsa. Così ho preparato tutto molto in fretta, sono arrivata a Dublino e il 25 Gennaio ho iniziato il mio tirocinio.
L'Istituto Italiano di Cultura è un ente molto prestigioso. Come ti trovi?
Mi trovo davvero benissimo: è un esperienza meravigliosa. Ho due colleghi fantastici che lavorano in Istituto da diversi anni. Sono un italiano e un irlandese. Il cura le pubbliche relazioni dell'Istituto mentre il secondo si occupa della parte burocratica e amministrativa. Mentre proprio in questi giorni è previsto l'arrivo da Ankara del nuovo direttore dell'Istituto.
Anche il luogo di lavoro è molto bello, o sbaglio?
Si, davvero molto. L'Istituto ha sede in un bellissimo edificio georgiano in Fitzwilliam Square. Un grande palazzo comprato dal governo italiano negli anni 70'. Considera che dentro ci sono diverse dependance, di cui una credo sia adibita a residenza del direttore dell'Istituto, e c'è perfino una cucina e una sala da pranzo dove facciamo il lunch con i colleghi.
Tu di cosa ti occupi esattamente in Istituto?
Io curo la parte organizzativa. Aggiorno il sito internet dell'Istituto, mi occupo dell'organizzazione e del corretto svolgimento dei corsi di lingua, preparo le brochure per gli eventi e faccio public relations. Anche se in questo periodo il lavoro non è stato molto perché, come ti accennavo, sta cambiando il direttore e a giorni dovrebbe arrivare quello nuovo.
L'esperienza lavorativa più bella fino ad oggi qual è stata in Istituto?
E' stata senza dubbio la partecipazione al Jameson Dublin International Film Festival, dove eravamo accreditati ufficialmente.
E puoi darci qualche informazione sugli eventi in programma?
In programma abbiamo una mostra dedicata al celebre architetto Andrea Palladio, un architetto e scenografo italiano che con le sue opere ha influenzato diversi importanti architetti irlandesi che si sono ispirati a lui per progettare alcuni tra i più celebri edifici di Dublino. E poi il Trinity College sta organizzando un incontro con lo scrittore Alessandro Baricco. Credo che abbiano intenzione di coinvolgerci nell'organizzazione di questo evento e io sono davvero molto contenta, perché di Baricco ho letto quasi tutto!
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Ultimo aggiornamento ( venerdì 26 marzo 2010 )
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Irlandiani: Nuovo Editor in Arrivo |
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Scritto da Daniele Pericoli
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Irlanda, estate 2007. Quattro ragazzi romani si aggirano allegri e spensierati per le strade di Dublino. Tra quei quattro ci sono anche io. Decido di partire. Non mi bastano più le descrizioni dell’isola di seconda o terza mano. Voglio vedere di persona se è così bella come dicono. E capita che mi innamoro. Mi innamoro dei pub di Dublino, delle maestose scogliere di Moher, di Galway e di quelle sue case dal tetto a spiovente dipinte sullo sfondo dell’omonima baia, della solitaria isola di Inishmore. In poche parole mi innammoro dell'Irlanda. Roma, inverno 2009. L’attività di bibliotecario non mi dispiace e mi fa piacere poter contribuire, seppur in minima parte, al funzionamento di una facoltà enorme come quella di Scienze Politiche de La Sapienza. La burocrazia mi toglie però la possibilità di ottenere una seconda borsa di collaborazione. Tuttavia, come accade a volte nella vita, si chiude una porta e si apre un portone. Leggo del bando LLP/Erasmus Student Placement che istituisce due borse di studio per poter svolgere attività di tirocinio all’estero. Consegno tutti i moduli necessari e con grande soddisfazione scopro di essere tra i vincitori della borsa. È un sogno. Il modo migliore, dopo una laurea triennale in Relazioni Internazionali, per fare un’esperienza lavorativa. Oltretutto in Irlanda! L’inizio dello stage è previsto per la metà di marzo. L’attesa è segnata dai problemi che solitamente precedono i viaggi di media-lunga durata all’estero. Primo tra tutti quello della lingua, studiata sì al liceo e all’università, ma non padroneggiata alla perfezione. Poi però penso alla sfida, all’opportunità che mi si dà di consolidare le mie conoscenze e di svilupparne di nuove e all’obbligo che ho di far fruttare al meglio questi quattro mesi. Quattro mesi da trascorrere a Dublino, una città dall’atmosfera unica: piccola, ordinata, relativamente tranquilla. Insomma, l’esatto contrario di Roma, tanto bella quanto caotica. Mi entusiasma la possibilità di potermi avvicinare, per la prima volta in maniera diretta, al campo del giornalismo, un settore verso cui ho sempre nutrito un interesse particolare. Una volta tornato sui libri per concludere gli studi della laurea magistrale, spero di ricordare con piacere e, perché no, anche con un pizzico di nostalgia questa esperienza: solo così saprò con certezza che mi ha trasmesso veramente qualcosa. Ma sotto questo aspetto non ho dubbi. Perché l’amore è sbocciato di nuovo. E il primo amore, si sa, non si scorda mai. |
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Irlandiani, Una Redazione Che Cresce |
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Scritto da Valerio Palombaro
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Inaspettata. Questa bellissima opportunità di uno stage di 4 mesi a Dublino mi si è presentata all’improvviso, nell’ultimo anno dei miei studi universitari, quando pochi giorni fa ho saputo di essere uno dei vincitori dell’Erasmus Placement. Non ho esitato un attimo nel confermare la mia partecipazione e sono prontissimo per mettermi in gioco e dare il meglio di me in questa nuova esperienza.
Nato a Roma, alla vigilia di Natale del 1985, ho due grandi passioni: i viaggi e lo sport. Laureato alla Sapienza di Roma in Scienze politiche, a 24 anni, un solo esame e la tesi mi separano dalla laurea specialistica in relazioni internazionali. Proprio l’aspetto internazionale della mia facoltà è ciò che mi ha spinto a sceglierla e a sfruttare tutte le occasioni per svolgere viaggi formativi all’estero, come l’Erasmus di 6 mesi a Còrdoba. In questa stupenda città dell’Andalusia, con la sua moschea patrimonio dell’Unesco, ho potuto conoscere persone di tutta Europa e non solo,condividendo un appartamento con francesi,belgi,tedeschi e messicani.
Dopo questa esperienza ho sempre avuto una gran voglia di ripetere un periodo di alcuni mesi in un altra città che,rispetto ai viaggi più brevi da turista, ti permette di sentirti veramente parte della città vivendone a pieno le atmosfere,la cultura e lo stile di vita.
La classica nostalgia da Erasmus che colpisce molti studenti dopo il ritorno nelle loro famiglie mi ha spinto a ottenere la borsa di collaborazione all’ufficio Erasmus della mia facoltà. In questa esperienza lavorativa ho potuto aiutare i tanti studenti italiani che si preparavano per partire nelle università straniere e gli studenti “in-coming” che dall’estero venivano a studiare a Roma.
Proprio collaborando in questo ufficio sono venuto a conoscenza di questa opportunità del Placement, progetto dell’U.E. che permette di svolgere stages in aziende e organizzazioni in vari paesi dell’unione europea. Dublino, dove già sono stato per un breve soggiorno,sarà sicuramente molto diversa dalla arabeggiante e soleggiata Còrdoba. Non vedo l’ora di poter viaggiare per tutta l’isola con i suoi paesaggi stupendi fino alla costa ovest vicino Galway con le sue coste a picco sull’oceano. E vedere Croke park, un pezzo di storia purtroppo non solo sportiva di questo paese. Infatti oltre ad ospitare le partite del 6 nazioni di rugby ed altri eventi sportivi è stato teatro della “bloody Sunday”,quando nel 1920 durante una partita di calcio gaelico la polizia del Regno Unito sparò sulla folla uccidendo 13 presone.
Queste opportunità offerte dall’unione europea le consiglio a tutti, sono delle ottime occasioni per conoscere culture e tradizioni di altri paesi e ritengo siano fondamentali per studenti che come me aspirano a lavorare in ambito comunitario e internazionale. A marzo atterrerò a Dublino…. e giusto in tempo per Saint Patrick!!! |
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Intervista a Massimo Zanicchi, Autore di Grill Bill |
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Scritto da Eleonora Caselli
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Non parlo con Massimo Zanicchi da anni e sono sorpresa nel notare una flebile cadenza fuori-porta nella sua parlantina disinvolta, eredità dei genitori emiliani, nonostante lui sia nato e cresciuto all’ombra della Madonnina. Un particolare, questo, al quale non avevo mai fatto caso crescendo nella stessa via della periferia milanese che ci diede i natali (“nati lo stesso giorno” come solevano ricordarci le nostre rispettive madri). Evidentemente occorrono vent’anni in terra straniera per cogliere le differenze regionali del bel Paese!
La ragione per chiacchierare con Massimo dopo tutto questo tempo é la pubblicazione di Grill Bill (Niente di Buono da un Cadavere), il suo terzo sforzo letterario ambientato fra Dublino e Belfast, ed edito da Tanit. Il libro, del tutto accurato nella descrizione di luoghi e personaggi, vi condurrà fra le viuzze poco bazzicate della Dublino non recensita dalla guida del Touring Club. Il tono accattivamente, brioso, ridanciano e frizzante vi riporterà alla memoria un copione di Tarantino o un fumetto di Dylan Dog. Un libro politicamente scorretto, merce rara in questi tempi troppo cauti e timorosi. Se vi offendete facilmente, lasciate Grill Bill sulla mensola. Acquistatelo se desiderate farvi trasportare in una Dublino abitata da personaggi reali. Brutti. Sporchi e cattivi. Se siete amanti di un intreccio da leggere a rotta di collo, Grill Bill é il libro che fa per voi. Ve ne consiglio l’acquisto con la mano sul cuore. Nei giorni che ne hanno preceduto la lettura mi sono ritrovata, mio malgrado, a pormi un quesito: voleva essere il solito trattato fritto misto sull’Irlanda impregnato di ragazzini lentigginosi dai capelli rossi, quadrifogli e altri luoghi comuni? Fortunatamente, no. L’unico dettaglio preso in prestito é una strizzata d’occhio a The Van di Roddy Doyle. Per il resto Grill Bill potrebbe essere stato scritto da Brendan Behan, a partire dalla scelta del titolo, carico di umorismo nero, un tratto spiccatissimo di questa Nazione.
Grill Bill, Niente di Buono da un Cadavere Edito da Tanit, ISBN 978-88-96340-011 Nelle migliori librerie o tramite www.ibs.it
Massimo Zanicchi nasce a Milano nel 1973. Maturità scientifica. Laurea in giurisprudenza. Giornalista. Cresciuto a pane e U2. Avido lettore e amante della cultura irlandese. “Scrivere Grill Bill é stato il coronamento di una storia d’amore che andava avanti da anni”, commenta l’autore. Il risultato é un labour of love, un’appassionata lettera d’amore a Dublino. |
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Nuovo Arrivo ad Irlandiani: la Redazione si Tinge di Rosa |
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Scritto da Claudia Baiano
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È lui, quel profumo di terra straniera, delle sue persone, della sua cultura. E' il profumo che mi rimane addosso dopo ogni viaggio e che si imprime in maniera indelebile nella mia mente: quel profumo di cui sono sempre alla ricerca.
Mi definisco una napoletana atipica, a metà tra le tradizioni forti della mia città, a cui sono legatissima, e lo spirito di una vagabonda, con gli occhi curiosi e la voglia di scoprire il nuovo, il diverso, di immergermi in culture lontane. È una caratteristica che mi ha accompagnato sin da piccola, quando a 13 anni, ho costretto i miei genitori ad iscrivermi ad una associazione per scambi culturali. Quel mese all’anno di viaggi, alla scoperta di città nuove, di paradisi terrestri come le Azzorre e la compagnia di ragazzi provenienti da altri paesi europei, mi lasciava ogni volta più contenta, e sempre più curiosa di conoscere altro, di più. Era bello divertirmi con loro, conoscere il loro modo di parlare, di gesticolare, le loro abitudini, i loro piatti tipici, la loro quotidianità così diversa dalla mia. I viaggi e le lingue straniere sono diventate la mia passione e questo è stato il motivo per cui ho scelto il liceo linguistico e forse anche il motivo per cui mi sono iscritta a scienze della comunicazione.
Mi affascina tutto ciò che è tecnologico e tutto ciò che permette alle persone di scambiarsi informazioni, di conoscere quello che avviene dall’altra parte del mondo, di comunicare, accorciando le distanze con un semplice click. È in questa facoltà che ho potuto coltivare una nuova passione, quella per il marketing e la pubblicità. Sono assolutamente rapita da tutto il processo strategico che precede quei semplici 30 secondi di spot che vediamo in tv, o la pagina web che distrattamente visitiamo, per cui gli esami e i corsi privati che ho scelto di seguire, non potevano che essere focalizzati su quello.
È stata l’università che mi ha permesso di fare il mio primo “erasmus”, non nel senso tecnico della parola, ma è la scelta del mio corso di laurea magistrale in Management and Business Communication che mi ha permesso di vivere in una nuova città, Teramo. Cambiare città nella stessa nazione, dà esattamente la stessa sensazione di andare in una città estera, c’è solo l’agevolazione della lingua, dialetti permettendo.
Dalla grande e confusionale Napoli mi ritrovo da due anni in un gioiellino ai piedi del Gran Sasso; una piccola città, a misura d’uomo, con inverni imbiancati e circondata da una natura incontaminata, ricca di studenti provenienti da ogni parte d’Italia e ragazzi erasmus con cui condividere esami e divertimenti.
È vivendo li’ che mi sono resa conto che la semplice visita turistica non è sufficiente per conoscere davvero una città e il suo popolo. Per appagare la mia sete cosmopolita, ho bisogno di vivere quel posto, diventarne una cittadina a tutti gli effetti, camminare per quelle strade sentendole familiari, scoprendo ogni piccolo anfratto e ogni peculiarità di quella cultura, convivere con le persone, facendo diventare mie, abitudini che prima non sapevo neanche esistessero.
L’Erasmus Placement e Irlandiani mi daranno la possibilità di realizzare questo sogno e di coniugarlo con la mia grande passione per la comunicazione. Già mi vedo: un occhio sul PC e l’altro verso l’orizzonte irlandese. |
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 24 febbraio 2010 )
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