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Storie di Persone in Irlanda
Dublino: Cresce la Redazione di Irlandiani PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Foscolo   
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Nata nel 1986 in una giungla metropolitana qual è Napoli, sono cresciuta in un quartiere di periferia che mi ha insegnato a tenere sempre gli occhi aperti, ad essere sveglia, a combattere per raggiungere i miei obiettivi.

Fin dai primi anni dell’adolescenza sono sempre stata affascinata dalle culture diverse, dalle città estere che ammiravo in TV e ho sempre cercato di capire il significato delle meravigliose canzoni con i testi in inglese che spesso ascoltavo ma di cui non capivo nulla.

Sono questi i motivi che mi hanno spinto a frequentare il liceo linguistico e che mi hanno portato a fare il mio primo viaggio all’estero proprio a Dublino all’età di 16 anni. Di Dublino mi sono innamorata: innamorata della sua gente, dei suoi colori, della sua atmosfera intrisa di mistero e mi ero promessa di tornarci, un giorno, chissà.

Dopo il liceo
, ho deciso di seguire un’altra grande passione: la comunicazione. Sovente pensiamo che comunicare sia una cosa naturale, magari banale: ma la comunicazione è molto più di questo. Comunicare significa mettersi in gioco, dare se stessi all’altra persona e riceverne un po’ in cambio. Comunicare significa costruire relazioni, condividere pensieri, esperienze, emozioni. Sono sempre stata affascinata da questo mondo e così mi sono laureata in 3 anni, con il massimo dei voti.

Per completare il mio percorso di studi ho scelto di iscrivermi ad un corso di laurea magistrale in Management e Comunicazione di Impresa per dare un taglio più economico al mio titolo finale. Essendo alla fine del mio ciclo di studi, non ho esitato neanche un istante quando, nei corridoi della mia università, ho letto del bando Erasmus Placement e non ho avuto dubbi sulla scelta della destinazione: la mia Irlanda!

Il pensiero di ritornare in quella terra meravigliosa, stavolta non per studiare ma per compiere un’esperienza di lavoro mettendomi in gioco su un versante ancora sconosciuto, mi ha rapito mente e cuore.

Ed eccomi qui a quasi 24 anni, con l’ultimo esame che mi separa dalla laurea e dalla fine del mio percorso di studi, 8 anni dopo la mia prima volta in terra irlandese, sono qui ad immaginare quello che mi aspetta: la musica dal vivo nei pub, i colori del St. Stephen’s Green Park, il calore e l’ospitalità delle persone. E magari fare due passi a Drumcondra, dove sorge il college che mi ha ospitato durante il mio primo magico soggiorno irlandese. E poi Kilkenny, Galway, Cork…

Faccio fatica a contenere l’entusiasmo. Non mi resta che dire: Ireland, I’m coming!!!
 
Artisti italiani nel mondo: Pietro Russino PDF Stampa E-mail
Scritto da Paolo Lovascio   

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Pietro  Russino, con il fratello Massimo fa parte del progetto artistico di Roberto Graffi, fotografo della mostra del 16 febbraio sull'arte della lavorazione del sughero a Calangianus, un paesino della Gallura, nel nord-est della Sardegna. L'evento si terrà presso la vineria" Taverna di Bacco", Blooms Lane, nel centro di Dublino, e le foto saranno esposte fino al 16 marzo.
Il progetto artistico in questione è "HYPNOFOLK", ribattezzato "HYPNOCORK" per l'occasione dell'esibizione fotografica e vuole unire la passione della musica a quella dell'arte del sughero.
Pietro Russino e' un musicista/ chitarrista nato in sardegna, ma divide il suo tempo tra la mia isola  e New York.
La citta della grande mela  e' la sua citta da oltre 25 anni e ci vive con la sua famiglia: sua moglie Ornella e i figli Niccolo', Ugo e Morgana.
In Sardegna Pietro e' compropietario assieme a suo fratello/batterista Massimo di  Da Ugo ,Bar Ristorante e music venue nella splendida spiaggia di Porto Taverna, dove si tengono settimanalmente concerti di ottima qualita' in riva al mare.
Abbiamo posto alcune domande a Pietro.

Da dove nasce la tua passione per la musica?


Credo sia nata con me

Quali sono le tue influenze musicali?

Sono sempre stato a contatto con molta musica da quando ero bambino, i miei ricordi risalgono ai 3-4 anni. Il juke box del bar dei miei genitori era fornitissimo con il meglio delle canzoni Italiane degli anni sessanta e la musica Americana del tempo,che gli veniva fornita dai Militari della nuovissima base NATO del Limbara, e quindi James Brown, Wilson Pickett, Aretha Franklyn ecc....
Poi sono arrivati i Beatles e i Rolling Stones e a seguire tutti i gruppi Italiani, molti dei quali si esibivano al teatro del Carmine, dove mio padre gestiva il bar e quindi avevo accesso libero agli spettacoli.
Questo e' stato per me un gran privilegio e musicalmente ho iniziato a formarmi propio li'.
Tra tutto questo tranbusto c'era sempre presente la musica locale delle feste di piazza,canti a chitarra, Baddhi (Balli tradizionali) con la fisarmonica.
Sono arrivati poi cronologicamente Jimi Hendrix, Led Zeppelin, Black Sabbath, The Who ,Woodstock, Mike Oldfield, il Progressive Inglese con King Krimson ,Jethro Tull, Genesis, Gentle Giant, Crosby Still Nash & Young , tanto jazz e le prime e ultime grandi band di Fusion, Return to forever, Mahavishnu, Weather Report,Area.
E' cominciata poi l'infatuazione per il chitarrismo acustico,  il Delta blues e il Finger Picking  made in USA, il British Folk,Patty Smith,Television,The Clash, Talking Heads.
Ho iniziato poi a seguire i seminari di Guitar Craft con Robert Fripp, dove e poi nata The league of Crafty Guitarists.
Questa esperienza durata 6 anni ha influito molto sul mio stile.
Citerei anche la No Wave New Yorkese John Zorn,Bill Frisell, Elliott Sharp, le launeddas la musica Indiana, nord Africana,Irlandese, blue grass, la musica etnica del globo.

Quanta Sardegna c’e’ nelle tue composizioni?


Dipende dallo stile del brano, l'altra sera ho suonato in duo con il percussionista Bill Buchen, gran parte della serata abbiamo suonato quelli che io chiamo Raga Mediterranei: improvisazioni con il concetto indiano del mono accordo, ma con melodie e ritmi nostrani.
Su HYPNOFOLK ci sono diversi brani dove si sente il profumo di Sardegna.
Gesuino Deiana dei Cordas & Cannas dice che si sente che sono sardo anche quando suono il finger picking


Uno dei tuoi lavori e’ intitolato Hypno-folk .Cosa hai voluto esprimere con questo album?


HYPNOFOLK e' un nome cho ho coniato per descrivere la musica che faccio come solista, molto diversa da un brano all'altro e imprevedibile con sapori di diverse tradizioni musicali folkloriche.
La qualita' ipnotica del lavoro e' dovuta all'uso esclusivo del sistema looping e alla ripetizione delle frasi create in tempo reale
il 30 % sono composizioni il 70% sono composizioni spontanee.
Il concetto iniziale era di registrare tutto esclusivamente con i loops e una chitarra acustica, ma poi alcuni brani anno chiamato altri strumenti, praticamente la musica ha dettato il suo corso.
Ie sessions iniziali sono state editate digitalmente con poi sovraincisioni in alcuni pezzi.
Con questo lavoro ho voluto esprimere  e catturare la spontaneita' e le improvisazioni che caratterizzano le mie live performances.

Quanti sacrifici hai dovuto fare per diventare un musicista affermato in un altro continente?

E' piu' giusto dire quanti sacrifici sto ancora facendo. Tanti tanti.

Sappiamo che sei amico del fotografo  Roberto Graffi. Come vi siete conosciuti?


Roberto Graffi, era un amico di mio fratello ancora prima di diventare mio amico.
Ci siamo conosciuti in occasione di un mio tour in sardegna nel 1996 con il percussionista Bebo Baldan; Roberto ci seguiva con la sua macchina fotografica e non ci siamo mai persi di vista.
Il nostro senso del humor e' molto simile.

Come vi e’ venuta l’idea del progetto musicale Hypno-cork?


HYPNOCORK e' un idea nata dal lavoro che  Roberto ha fatto sulle diverse pratiche della lavorazione del sughero/cork e dall'estrazione della corteccia in foresta alla finitura dei vari prodotti in fabrica.
Useremo come base ritmica iniziale i colpi di ascia dei BUCADORI, questa parte del lavoro richiede molta esperienza e attenzione per evitare di danneggiare le piante.

Tu sei originario  di Tempio Pausania, 9 Km da Calangianus, primo produttore di turaccioli per imbottigliamento del vino in Italia.  Che ricordi hai della lavorazione del Sughero?

Mio nonno era un Suarajjhiu (parola dialettale Gallurese che sta ad indicare chi lavora il Sughero), ma mio padre non ha seguito la sua strada.
Mi ricordo i cortili pieni di corteccia, l'odore inconfondibile della bollitura e il colore rosso arancio degli alberi appena lavorati come un paesaggio surreale.

Oggi  piu’ che mai si parla delle problematiche ambientali  che attanagliano il nostro Pianeta e delle politiche Governative che dovrebbero  contrastarle.
Ritieni che progetti come Hypno-Cork possono contribuire per sensibilizzare la gente a sostenere un’industria come quella Sugheriera che rappresenta uno dei migliori esempi di sviluppo sostenibile?


Credo che possa senz'altro sensibilizzare i consumatori.
Quando compro un bottiglia di vino chiedo sempre se il tappo e' di sughero o silicone, non vorrei vedere galleggiare oltre a tutta la spazzatura anche i tappi di silicone,.
il sughero e' collegato strettamenta anche ad un altro grosso problema, quello della deforestazione rampante soprattutto da noi in Sardegna

Sappiamo che sarai in tour in Europa nei prossimi mesi. Quali tappe sono previste?

Saro' in tour dall'inizio di Aprile per circa 3 settimane, le tappe saranno in Germania e Italia.

Sarebbe bello averti ospite una serata qui  Dublino a deliziare noi Irlandiani con le tue affascinanti melodie, “ circondati” dalle foto di Roberto. Ci fai un pensierino?

Potrebbe esser una buona occasione per visitar Dublino,  mi piace molto la loro cultura e la loro musica in quanto la trovo molto simile a quella sarda...

Ultimo aggiornamento ( venerdì 12 febbraio 2010 )
 
Partire è un pò morire...? PDF Stampa E-mail
Scritto da Federica Boscardin   

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Federica, la nuova giornalista di Irlandiani.com
Mai proverbio fu meno azzeccato, o almeno nel mio caso. Per me, infatti, ogni viaggio è pieno di caratteristiche positive: è una nuova avventura, fatta di esperienze (positive o negative che siano), emozioni ed incontri che ci lasciano dentro un “qualcosa” di profondo ed indelebile. Proprio per questo un viaggio è una grandissima opportunità per arricchire sia il proprio bagaglio culturale sia la propria personalità, a condizione di sapersi mettere in gioco e avere un po’ di voglia di rischiare.
Il percorso di studi che ho scelto mi ha fortunatamente permesso di sperimentare tutto questo. Avendo frequentato un liceo linguistico, ho avuto la possibilità di visitare diversi paesi europei, e di conoscerne alcuni aspetti culturali. Grazie alle classiche gite scolastiche ho visitato la città di Exeter (UK) e alcune parti della Cornovaglia. Durante questi viaggi ho capito come un territorio che di solito viene etichettato come “freddo” (se non altro per il clima) sia in realtà molto accogliente, soprattutto nei confronti delle persone straniere. Ho ritrovato questa caratteristica anche durante il viaggio a Berlino, città oggi multiculturale, anche se dal passato molto travagliato. Ciò che mi ha colpito della capitale tedesca è la possibilità che è data a ciascuno di trovare la propria dimensione, il proprio “stile”, nonostante spesso la Germania sia associata al  concetto di rigidità e ordine.
Al momento di scegliere l’università ho deciso di continuare questo cammino: ecco perché ho scelto di frequentare la facoltà di Lingue e Comunicazione per il Territorio, l’Impresa e il Turismo presso l’Università della Valle d’Aosta. Il piano di studi è concepito in maniera molto particolare, siccome prevede un anno di studio obbligatorio a Chambéry, in Francia. Sarei ipocrita se dicessi che prima di partire non avevo nessun tipo di preoccupazione, ma una volta oltrepassato il confine ho conosciuto una realtà per molti aspetti simile a quella cui ero abituata, ma con delle caratteristiche proprie. Queste piccole differenze mi hanno permesso di vivere un’esperienza unica, durante la quale ho avuto la possibilità di capire molti aspetti della cultura francese, conservando tuttavia la mia italianità. Sono entrata in contatto con persone provenienti un po’ da tutto il mondo, e devo dire che proprio il fatto di essere italiana mi ha facilitato molto le cose, essendo di natura (ma forse anche un po’ di carattere) più predisposta alla comunicazione.
Ovviamente, l’Università è stata molto importante, se non fondamentale, perché proprio grazie a questo piano di studi concepito “a livello europeo” ho avuto la possibilità di fare molte esperienze particolari ed assolutamente non scontate. Ma il ruolo dell’Università sarà ancora più importante quest’anno, perché grazie ad essa ho conosciuto Irlandiani.com. Ora sono in procinto di “lanciarmi” in un’avventura molto speciale, e spero di poter, ancora una volta, approfittare di quello che mi viene proposto, e di farne tesoro per la vita.

Ultimo aggiornamento ( martedì 02 febbraio 2010 )
 
Dal cuore del Mediterraneo al Mare d'Irlanda, passando per il Baltico PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Mudu   

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Alessandra Mudu, la nuova giornalista di Irlandiani.com
Nascere e vivere in Sardegna: per molti un sogno, per me una realtà. La mia è una terra speciale, antica, a volte troppo piccola a volte troppo bella per essere lasciata.

Poi l'Università, una laurea in Scienze politiche, il sogno di una carriera internazionale, di viaggi, di movimento, la voglia di scoprire nuove terre e culture, di parlare un'altra lingua, di mischiarmi insieme a persone sconosciute e sentirmi straniera in un nuovo paese. Penso sia stata questa la spinta che nel febbraio scorso mi ha portato a vivere una delle più belle esperienze della mia vita, l'Erasmus in Polonia.

Ormai a metà percorso della laurea specialistica in Relazioni internazionali, inizio un viaggio memorabile che mi porta a Torun, gioiello sulla riva della Vistola, città di Copernico e vero e proprio capolavoro della storia dell'arte che letteralmente mi rapisce e diventa nel cuore, la mia seconda città natale.

Qui incontro studenti provenienti da tutta Europa e inizio un percorso che sia dal punto di vista universitario che umano mi arricchisce tantissimo. Dalla vita condivisa giorno per giorno all'interno del campus universitario ai tanti viaggi alla scoperta di quella terra splendida e fino a quel momento assolutamente sconosciuta, della sua gente, della sua lingua, del suo stile di vita e della sua cultura, a volte così diversa dall'Italia, a volte molto simile. E sperimento l'essenza vera del viaggio, quello della completa immersione in un paese e la sua scoperta più profonda, delle persone del posto e della visione che di loro hanno gli altri giovani europei.

Durante questi mesi, la vita scorre più intensamente rispetto al ritmo normale, le esperienze e e opportunità offerte dall'università danno una visione nuova rispetto alla realtà Italiana con la quale fino ad allora mi ero confrontata. L'Erasmus si rivela un ottimo momento per riflettere sul futuro e sulle decisioni da prendere una volta rientrata in Italia ed è cosi che decido che voglio mettermi nuovamente alla prova, iniziare un'esperienza lavorativa all'estero, scoprire un nuovo paese e vivere la sua cultura, imparare ancora e finalmente cercare di lavorare in uno dei campi che da sempre mi ha interessato, il giornalismo.

Sin dagli anni del liceo infatti, ho sempre avuto la passione per la scrittura e il mondo della comunicazione. Anche per questo, sto tutt'ora lavorando alla tesi di laurea in sociologia della comunicazione in cui tratto il sistema comunicativo nella politica italiana.

Durante gli anni universitari ho maturato altri interessi anche grazie agli studi che ho intrapreso ma ora che mi ritrovo a scegliere, vorrei poter dare una chance a questa aspirazione che tutt'ora sento di voler coltivare. Da qui la mia ricerca di uno stage che potesse assecondare le mie aspirazioni e insieme la decisione di sfruttare l'opportunità del progetto Placement proposto dalla mia Università che mi darebbe la possibilità di vivere un'esperienza all'estero sia di lavoro che di studio dell'inglese e ancora una volta scoprire una terra, in questo caso quella Irlandese, che da sempre cattura il mio interesse.

Spero quindi grazie a Irlandiani, di poter avere l'opportunità di contribuire alla diffusione della cultura Italiana all'estero e di poter coniugare questa mia aspirazione con la voglia di confrontarmi con una realtà internazionale quale quella della vita a Dublino.

 
Irlandiani: storie di italiani in Irlanda PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesca   

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Rosita
Questa volta Irlandiani ha intervistato Rosita, una ragazza che ha deciso di traferirsi a Dublino buttandosi in una nuova esperienza per dare una svolta alla propria vita.

Perche' hai scelto l'Irlanda? Innanzi tutto mi presento! Mi chiamo Rosita, ho 32 anni, origini pugliesi, ho abitato per quasi 5 anni a Milano cercando di "afferrare qualche sogno" che in realtà poi è rimasto tale. Prosciugata di quasi tutte le energie e stanca di dare il massimo senza ricevere altrettanto ho sentito l'esigenza di "abbandonare il campo" ormai arido e di tuffarmi in un esperienza del tutto nuova......della serie "non è mai troppo tardi"!. Il pretesto è stato quello di imparare l'inglese che, per quanto mi riguarda, è una sorta di passe-partout e, in teoria, una marcia in più nel tuo curriculum vitae che, a 32 anni, è un magnifico pot-pourri di interessanti esperienze (e vicissitudini). Londra sarebbe stata difficile da gestire. Città assolutamente strepitosa avrebbe richiesto comunque una notevole energia e un budget senza dubbi alto. Dopo Milano avevo bisogno di un contesto più "morbido" e una città un pò più a dimensione d'uomo. Così ho fatto un pò di ricerche quà e là, mi sono documentata, ho letto la guida Lonely Planet, ed eccomi ancora qui, in Dublin. 

Ti piace Dublino? Città piena di contraddizioni. Ho sempre la sensazione che potrebbe succedere qualcosa da un momento all'altro che però poi nn accade. Adesso sembra avere una buona base per spiccare il volo ed essere più "contemporanea" in tutto. Ma questo accadrà piano piano. La sua aria provinciale ti tranquillizza, un pò ti coccola ma dopo un pò questo può essere un pò riduttivo. Non c'è la cultura dell'arte, ed è in assoluto ciò che più mi manca!! Per un'artista è difficile fruire o confrontarsi con nuove idee. Ma forse è proprio questo che la rende amorevole. E' una città quasi "pura", ancora non intaccata da quei meccanismi da grande metropoli.
   
Quando sei arrivata? Sono arrivata quattro mesi fa. L'unica certezza era un corso di inglese della durata di quattro settimane. Dopodichè ho cercato lavoro e mi ritengo fortunata nonostante la commessa non sia quello dei miei sogni. Ma questo "ruolo" al momento mi sta dando l'opportunità di migliorare il mio inglese e, in futuro spero prossimo, di trovare una posizione più interessante e più vicina al mio modo di essere. Molti italiani preferiscono il call center ma, lavorando per "italiani", diventa difficile imparare la lingua inglese.
Consiglieresti ai tuoi amici che vivono in Italia di intraprendere un'esperienza qua? Perchè? Certo, il riscontro è positivo ma assolutamente soggettivo. Dipende da cosa una persona si aspetta o da come "interagisce" con un posto nuovo. Una "realtà diversa" da ciò che già conosci è sempre un'esperienza ricca e interessante. E' bello conoscere nuove culture e tradizioni, qualunque esse siano. Fa parte del piacere della scoperta. Io sono qui da poco e comunque, nonostante Dublino sia piccola, trovo sempre qualcosa di interessante da fare. I dublinesi sono molto disponibili ed è facile comunicare con loro. Inoltre è risaputo che l'Irlanda è una terra ricca di luoghi magnifici dal punto di vista naturalistico. Io ho la passione della fotografia e mi piace andare in giro a catturare immagini.

Come vedi l'Irlanda dal punto di vista economico e lavorativo? Credo che sia uno dei Paesi che stia risentendo parecchio della recessione. Nonostante questo c'è un concetto diverso del lavoro e non mi pare che esistano "contratti a progetto" o ridicoli e umilianti "stage" retribuiti 300 euro al mese. E' riconosciuto un minimo salariale e non credo ci siano discriminazioni dal punto di vista dell'etnia. In Italia esiste ancora il "lavoro in nero" e la paga cambia a seconda del datore di lavoro. Non voglio dire che Dublino sia il "Paese dei Balocchi" ma di sicuro ogni lavoratore, qualunque esso sia, ha una propria dignità che non viene calpestata. Credo che nelle grandi aziende gli stipendi siano nettamente più alti, tutto sommato equi rispetto al costo alto della vita. Piuttosto Dublino è una città senza dubbio cara e talvolta il rapporto qualità/prezzo non è bilanciato. Gli appartamenti sono carissimi e le "contraddizioni" di cui parlavo inizialmente si possono riscontrare anche nelle aree in cui la città è suddivisa. Ho sempre l'impressione che il vecchio si confonda col nuovo ma questo lo trovo assolutamente cool! La zona di Ringsend col suo Gran Canal Dock ha un sapore del tutto contemporaneo che si distacca completamente dalla zona vichinga di St Patrick. Purtroppo conosco persone che non sono mai state lì, come se Dublino fosse solo "il centro" con la sua Grafton Street e dintorni. Per quanto mi riguarda è una città nascosta, che scopri piano piano e che potrebbe certamente migliorare col tempo conservando sempre quell'umiltà, dolcezza e fierezza che la rendono unica.
 
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