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Dublino: storia di un "Vicoletto" tutto italiano |
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Scritto da Daniela Ascione
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 Cristian Ignot davanti al "Vicoletto" Genuinità, è l’ingrediente fondamentale di tutte le ricette del ristorante Italiano “Vicoletto”. Direttamente nel cuore di Dublino, nella zona più popolosa di locali, Temple Bar, in una piccola stradina si scorge il ristorantino più caratteristico del posto, piccolo e accogliente. Un ambiente familiare, un luogo dove si respira area italiana. Tutto rimanda alla cultura del bel paese, dagli arredamenti alla musica, senza ovviamente tralasciare camerieri e chef. Persino i quadri sono stati fatti importare direttamente dal Lazio. Solo il proprietario, Cristian Ignot, come ci fa scherzosamente notare, non è d’origine italiana, anche se possiamo dire che lo è d’adozione. Cristian ha sempre avuto a che fare con la cultura italiana e da sempre ne è rimasto affascinato, e in effetti come dargli torto! Poi un po’ la passione, un po’ l’amore per i viaggi e possiamo dirlo anche il caso ci ha messo lo zampino si è trovato a passare da cameriere a manager fino a diventare proprietario del ristorante italiano. Ieri i festeggiamenti ovviamente tutti italiani, per l’avvio della nuova gestione. Prosecco a fiumi, vino di qualità, i migliori salumi nostrani, primi d’autore e un trionfo di tiramisù. Un gioia per il palato. Il servizio poi, il più italiano che si potesse immaginare, camerieri gentili e accoglienti e soprattutto lo stesso Cristian si è mostrato molto disponibili, verso tutti i clienti e verso noi irlandiani, concedendoci un po’ del suo tempo per fare quattro chiacchiere prima di iniziare una frenetica attività per l’arrivo dei clienti, infatti in pochi minuti il locale è stato pienissimo.
 Dublino: storia di un "Vicoletto" tutto italiano Una passione per la cultura Italiana, da cosa nasce? Sono rumeno, vengo dalla Transilvania. Il rapporto con gli italiani lo avevo da quando ero piccolo. Mio padre lavorava per una ditta italiana, una fabbrica di scarpe. Presto abbiamo iniziato a viaggiare e ho sempre cercato di vivere e lavorare con gli italiani. Come mai hai scelto l’ambito gastronomico? Non mi ha mai attirato l’attività di mio padre. Ho sempre viaggiato e ho sempre voluto fare le mie esperienze per arrivare ad una maturità e migliorare. Poi il destino, facendomi viaggiare da paese a paese mi ha messo in contatto con questa realtà. Sicuramente per i ragazzi che lavorano all’estero il lavoro più facile per mantenersi è quello di stare in un ristorante italiano o in una pizzeria. Ho avuto la fortuna di lavorare con delle persone che erano appassionate e che volevano promuovere le cose migliori e genuine di questo paese. E da lì ho capito che questo non è un lavoro solo per pagarsi le bollette. E’ un lavoro che ti dà un altro tipo di soddisfazioni E’ stato un caso? Non proprio, la stavo cercando già da anni. Dopo un paio di anni passati con italiani ho scoperto che quello della ristorazione è un ambito interessante che ti da molte chance. Ho iniziato a lavorare per questo locale molti anni fa, si chiamava “Ar vicoletto”. Era un locale romano, come il proprietario. Da ex manager sono diventato proprietario e oggi c’è proprio questa inaugurazione Hai cambiato molto il locale rispetto a prima? Diciamo che sto cercando di riportare un'altra volta quell’atmosfera che già c’era. Ho lasciato i ragazzi che c’erano prima, lo chef è sempre lo stesso. Cerco di riportare il cibo di qualità, l’ambiente caratteristico di prima, con qualche piccolo cambiamento che è sempre necessario.
 Dublino: storia di un "Vicoletto" tutto italiano Ho cercato di trovare qualcosa di italiano ed originale. A Dublino è stato difficile, qui vanno tutti sul moderno e non era quello che volevo. Per questo ho fatto un po’ di ricerche e ho trovato un pittore italiano che mi ha fatto dei quadri come volevo io. Sto aspettando altri quadri ancora più belli. Perché hai tentato la fortuna qui a Dublin? Ero a New York, con ragazzi irlandesi, era il 2001. Lì dato il periodo era difficile ottenere un visto per lavorare . E con miei coinquilini abbiamo deciso di provare in Irlanda, che era un pese molto benestante. Sono venuto per farmi un esperienza di un anno. Poi per vari motivi, come il fatto che mi sono trovato molto bene a lavoro sono rimasto. Sai lavorando in un ristorante 8-10 con persone con cui stai bene vivi la cosa non come una fatica ma come un piacere. Poi ho trovato una ragazze e le cose sono cambiate. Ormai sono qui da più di 8 anni. Ho lavorato quasi da subito in questo ristorante italiano quanto sono arrivato a Dublino. Sono stato per un po’ in un ristorante francese, ma non si stava bene. Il ristorante italiano è un'altra storia. L’ambito italiano mi mancava. Ora sono molto determinato e spero che il locale vada bene. Non voglio lasciarmi tirare dalle richieste del marketing, non voglio cadere nei compromessi. Siamo un locale genuino, dai prodotti all’esperienza. Tranne me tutto è italiano. Sei un italiano adottivo? Direi proprio di si.
Grazie Cristian, e ora noi ci godiamo questa splendida cena.
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