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 Little Italy a Dublino Di solito nelle valigie degli irlandiani rimane sempre dello spazio per le cose da mangiare: formaggi, insaccati e dolci italiani portati in Irlanda diventano motivo di orgoglio e sono mostrati ai propri compatrioti come tesori e perfino come merce di scambio. Rispetto ai tempi passati non c’è più bisogno di appesantire troppo i bagagli poiché ormai molti prodotti culinari del Bel Paese si possono comprare anche in Irlanda. Ad esempio, nessuno più si sognerebbe di mettere in valigia della pasta, visto che la si trova praticamente in ogni negozio irlandese, dalle catene di supermercati come Aldi e Lidl ai piccoli negozietti di quartiere. E anche se gli spaghetti sono stati fatti da Tesco e non dalla Barilla si può stare certi che uscirà fuori un ottimo piatto di pastasciutta, sempre che a cucinare non sia un nativo.
Dunque, vale ancora la pena di appesantire la valigia con prodotti che possono facilmente essere acquistati sul posto e soprattutto vi è ancora del cibo italiano sconosciuto agli irlandesi? Più a lungo si rimane in Irlanda e più si viene colti da questi dubbi. Il Superquinn di Blanchardstown ad esempio è uno dei supermercati locali meglio forniti di marche internazionali e può vantare una grande abbondanza di prodotti italiani, tra i quali i grissini, il pecorino romano, il grana padano, la mozzarella di bufala campana e le olive speziate. Il rovescio della medaglia consiste nel fatto che i prezzi sono piuttosto salati e anche se si opta per i pridotti locali non si risparmia affatto. Inoltre, non tutti gli irlandiani possono permettersi di andare sempre a Blanchardstown a fare la spesa. Il consiglio per i nostalgici della cucina nostrana è di recarsi a Smithfield e visitare Little Italy, un supermercato che espone unicamente marche Italiane. Qui il miraggio di ritrovarsi a casa è davvero stupefacente e ci si sente rincuorati dalla visione di un vero tempio del Made in Italy. Tanto per cominciare vi è un intero corridoio dedicato ai vini italiani: il Chianti e il Montepulciano, non più nascosti dai vini spagnoli e australiani, sono in bella evidenza tra i vari Valpolicella, Trebbiano e Merlot Veneto. Qualora poi servisse uno spumante non bisogna più spendere 40 euro per un litro di Chanpagne. A proposito, il costo per un Brut a Little Italy? Beh, più del doppio rispetto ai 5,99 euro di un Despar italiano, ma per lo meno non si è costretti ad acquistare vino francese. Tutto, dicevo, sembra essere come in Italia: la maggiorparte delle confezioni di pasta sono della Barilla, il riso Flora o Scotti e la passata di pomodoro Cirio. Ce n’è per tutti i gusti e le esigenze. Forse l’irlandiano si è portato da casa una caffettiera Bialetti e cerca del buon caffè che le faccia da pendant? Da Little Italy trova un ampio assortimento di caffè Lavazza. L’irlandiano ha dimenticato a casa la Bialetti? C’è anche quella esposta sul bancone, ma nel caso volesse risparmiare il consiglio è di fare una scappata alle bancarelle della George’s Street Arcade dove sono in vendita Bialetti di tutti i prezzi e dimensioni. Little Italy accontenta anche gli amanti dela pizza fatta in casa offrendo loro barattoli giganti di passata di pomodoro per pizza, bustine di lievito Paneangeli, acciughe sott’olio (difficilmente reperibili in Irlanda) e tanti, tanti pacchi di farina 00. L’unica perplessità che ho avuto durante la mia visita risalente ai primi giorni del febbraio 2007 era che tutta la farina disponibile nel locale si trovava esposta negli scaffali della merce scaduta con data settembre 2006. La mancanza di tempismo dei gestori era evidente anche dalla grande quantità di panettoni che ingombrava l’entrata. Se l’avessi saputo prima mi sarei risparmiato la fatica di portarne uno dall’Italia rischiando di perderlo nel metal detector dell’aeroporto o di schiacciarlo nella rastrelliera dell’aereo. Dunque dove andare a comprare la farina per la pizza? Da Smithfield bisogna camminare ancora un po’ fino a raggiungere Ormond Quay sul Liffey. Nascosta dietro l’Enoteca delle Langhe troviamo forse l’unica drogheria italiana di Dublino. Anche qui tutte le marche sono rigorosamente italiane e all’interno finalmente si respira un’aria da negozio di quartiere. Non solo si trova la farina 00 ma anche quella di semola con la quale migliorare l’impasto della pizza. Rispetto al supermercato i prodotti esposti sembrano più ricercati. Si nota una grande abbondanza di specialità regionali, olive speziate, eleganti bottiglie di olio extravergine di oliva e uno splendito bancone dove riposano formaggi, mortadella e prosciutti. Il proprietario della Bottega di Paolo può essere definito un pioniere dell’Italian cuisine a Dublino, poiché da dieci anni porta avanti un’impresa non facile da gestire: «Molti clienti italiani» mi ha detto «si lamentano di dover pagare di più per prodotti che sono abituati a comprare tutti i giorni nelle loro città. Purtroppo non tengono conto dei sacrifici che si fanno per farli arrivare dall’Italia. Gli irlandesi invece si presentano solo occasionalmente per assaggiare qualche prodotto esotico.» Certo anche la comodità di trovare l’Italia a Dublino ha un costo. Forse l’irlandiano dovrebbe imparare ad apprezzare di più il buon fish and chips e l’Irish stew visto che in fondo il Bel Paese non scappa. |