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Al National Museum di Dublino, l’Irlanda che eravamo. PDF Stampa E-mail
Scritto da Silvia Baldini   
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Un manifesto di Paul Henry
Al National Museum of Ireland, situato nel cuore di Dublino, le sorprese sono sempre dietro l’angolo. Il Museo, infatti, offre spesso esposizioni originali e fuori dal comune ai suoi visitatori e a tutti coloro che, oltre a godere della piacevole visita alla sua collezione, hanno la curiosità di  gettare lo sguardo anche un po’ più in là. Fino al 23 Agosto, in particolare, sarà possibile ammirare in alcune sale del Museo la singolare esposizione dal nome “Come back to Erin”, dedicata ai cartelloni promozionali dell’Iranda prodotti lungo tutto il XX secolo. I poster appaiono di una bellezza inaspettata: vere e proprie opere d’arte in alcuni casi, presentano colori brillanti e vivaci e sono fortemente in grado di attirare lo spettatore. Un tempo, perciò, avranno degnamente assolto al compito di promuovere presso i visitatori stranieri questa fantastica terra. La panoramica delle creazioni offerta è amplissima: i manifesti presenti coprono quasi un intero secolo di storia della pubblicità d’Irlanda, a partire dal 1908 fino agli anni Settanta. Forme, colori e modi di fare réclame cambiano visibilmente nel tempo, adattandosi a gusti e costumi in continuo rivolgimento. D’altronde, il XX è stato il secolo del boom economico e turistico dell’intera Irlanda: la crescita dell’economia della nazione è passata anche attraverso questo canale. Alcune delle immagini dei poster sono opera dell’artista irlandese Paul Henry e divennero un vero e proprio mito dell’Irlanda degli anni Venti, contribuendo fortemente a definire nell’immaginario collettivo l’idea di una terra dove la natura e la sua bellezza erano le padrone incontrastate. Ma l’Irlanda non era la sola, ad inizio secolo, a cimentarsi nelle prime, elaborate forme di comunicazione pubblicitaria: questa era una pratica comune anche a molte altre nazioni
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Il National Museum of Ireland
europee. E’ infatti possibile ammirare, grazie alla mostra, anche poster pubblicitari di altri paesi, prima fra tutte la Gran Bretagna. Si viene anche a conoscenza del fatto che i primi manifesti prodotti furono fatti su commissione proprio per le compagnie ferroviarie britanniche ed irlandesi, intenzionate a promuovere viaggi sul neonato ed attraente mezzo a vapore. Dopo la Seconda Guerra mondiale anche le compagnie aeree cominciarono a lanciarsi nella produzione di campagne pubblicitarie; tra le altre, le migliori creazioni sono senza dubbio quelle della AerLingus, compagnia di bandiera ancora oggi esistente. Non mancano poi i lavori della TWA e della American Airlines. L’importanza e la bellezza dell’esposizione ammirabile al Museo sta senza dubbio nella sua particolarità: offre allo spettatore la possibilità di studiare nelle sue molteplici fasi la costruzione di un messaggio complesso quale quello pubblicitario, di scoprire la lenta ed elaborata costruzione di stereotipi famosi sulla terra d’Irlanda (primo tra tutti quello che la vuole terra dalle incomparabili bellezze naturali) e di scoprire gusti e tendenze di diverse epoche storiche. Molti poster hanno anche una valenza storica non indifferente, poiché offrono l’immagine di città e di località turistiche come Dublino, Killarney, Connemara, Glendalough e le Montagne di Mourne quali si presentavano un secolo fa. Non mancano, infine, raffigurazioni di siti tipici di questa terra, come le ben note “tatched house”, le rovine di siti celtici, resti di torri di lontana ascendenza normanna e anche curiosi automezzi da viaggio, venduti dalle più svariate case automobilistiche. Non c’è dunque migliore occasione che una accurata visita a “Come Back to Erin” per tutti coloro interessati a fare un insolito ed affascinante tuffo nel passato, alla scoperta di un’Irlanda diversa, dai colori e dai profumi di un tempo ormai andato.




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