Home Turismo Derry/Londonderry: la storia dell'Irlanda del Nord passa da qui
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Derry/Londonderry: la storia dell'Irlanda del Nord passa da qui |
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Scritto da Martina Andreoni
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 La città di Derry E' ancora giorno quando i cartelli della A5 che taglia la cittadina di Omagh mi avvisano che mancano circa una trentina di Km all'arrivo a Derry. O meglio Londonderry anche se, subito dopo una rotatoria, vedrò quel "London" cancellato da una mano di spray nero. E' una storia ricca di dolorosi avvenimenti quella dell'Irlanda del Nord, dove spesso il sangue di innocenti ha imbrattatto le strade e sporcato i volti di chi ha combattuto nel nome della propria fede, che fosse dettata da Roma o dalla Madrepatria Inglese. Una violenza che si ricorda anche in quella stessa Omagh che mi sono lasciata alle spalle, dove nel 1998 un'autobomba ferì 200 persone e ne uccise 19; una violenza che portò Derry, la seconda città per dimensioni dell'Irlanda del Nord, ad essere teatro di uno dei più terribili avvenimenti nella storia del conflitto nordirlandese: la Bloody Sunday. E' interessante notare come, arrivando a Derry in una splendida giornata di sole, la storia della città non possa fare a meno di irrompere agli occhi di guarda, anche a quelli del più ignaro dei turisti: questo soprattutto nel Bogside, dove approdo dopo aver attraversato il centro storico.
 Il famoso slogan della Free Derry Nel quartiere i murales dei Bogside Artist ricordano e ripercorrono momenti cruciali dei Troubles (il già citato conflitto Nordirlandese); il Bogside fu uno dei principali focolai della lotta del movimento dei diritti civili, e ciò che rimane del vecchio quartiere (oggi ampiamente ristrutturato e riqualificato) è il Free Derry Corner all'incrocio tra Fahan St. e Rossville St., dove si trova il famoso muro con lo slogan "You are now entering Free Derry". Ma è un piccolo obelisco di granito, su Rossville St. e poco lontano da ciò che fu la Derry degli anni Sessanta, ad attirare la mia attenzione: è il Bloody Sunday Memorial, eretto in memoria dei 14 civili uccisi il 30 Gennaio 1972 in quella che è  Il Bloody Sunday Memorial tutt'oggi ricordata come Domenica di Sangue. Attraverso la strada, rimanendo nei pressi di Rossville Street, e decido di entrare nel Museum of Free Derry: con due sterline ripercorro (grazie a fotografie, articoli di giornale e filmati) la storia del Bogside, dal movimento per i diritti civili quando la fila di villette a schiera si trasformò in un ghetto sovrappopolato dalla classe operaia cattolica della città, con povertà e disoccupazione a farvi da padrone; fino alla ricostruzione deglie eventi della Bloody Sunday, dove la manifestazione pacifica della Northern Ireland Civil Rights Associations lungo le vie di Derry divenne il tiro al bersaglio del 1° battaglione del reggimento paracadutisti dell'esercito inglese, con 14 persone uccise e altre 12 ferite. Mi dirigo verso il centro storico, e il "Petrol Bomber", un ragazzino in tonalità di grigio, con maschera antigas e bottiglia molotov, osserva il mio cammino. E' davvero incredibile come questa deliziosa città, che sembra appena uscita da una cartolina con i suoi prati verde brillante e le file ordinate di casette a due piani, possa aver gestito e subito una situazione tanto delicata e, in seguito, esserne diventata un cruciale snodo. Mi decido a fare il giro dell'antica Derry-trattino-Lononderry camminando sulla cinta muraria, qualcosa di impensabile fino a poche decine d'anni fa. Entro dal Butcher's gate e proseguo in senso orario, superando la Castle Gate e la Magazine Gate: il Tower Museum troneggia alla mia destra.
 Uno dei Murales del Bogside La strada si fa in salita quando passo di fronte al Millennium Forum, teatro di rappresentazioni e concerti, e proseguendo a fianco di protettivi quanto minacciosi cannoni d'epoca non posso fare a meno di notare una bandiera inglese sventolare orgogliosa tra i tetti che spuntano dai bastioni, appartnenti a case fuori le mura che non riesco a vedere. Mi affaccio quindi su una zona residenziale che non lascia davvero adito a equivoci: le Union Jack sventolano ovunque e perfino i marciapiedi sono dipinti con i colori della madrepatria. Scopro che il quartiere si chiama Fountain, ed è la roccaforte protestante al di qua del River Foyle, il fiume che divide Derry e che, si potrebbe dire, divide da chi chiama la città "Derry" da chi la chiama "Londonderry". Cattolici vs Protestanti. Mi lascio alle spalle la St Columb's Cathedral, una delle prime chiese protestanti edificate, e finisco il mio giro laddove l'avevo iniziato. Scendo dalle mura, avviandomi lungo Butcher Street fino al The Diamond, monumento ai caduti di guerra. Un caffè, ed è ora di andare. Riattraverso il Bogside, e questa volta sono i volti dei premi Nobel per la pace Madre Teresa, Nelson Mandela, Martin Luther King e John Hume ad osservare il mio rientro a Dublino da un murales dai colori brillanti. Poco prima di attraversare il ponte sul River Foyle e entrare nella zona protestante di Waterside, mi fermo ad osservare il Monument for Peace: due statue raffiguranti altrettanti giovani uomini si tendono la mano, alla ricerca di una pace da tempo cercata e forse ancora non completamente raggiunta.
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Ultimo aggiornamento ( domenica 19 luglio 2009 )
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