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Dublino-Belfast solo andata: nel cuore nero della città PDF Stampa E-mail
Scritto da Silvia Baldini   
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uno dei murales
Cinque minuti, e il nostro taxi arriva: è un veicolo fascinoso, dall’aspetto vittoriano. E’ un taxi all’inglese. Saliamo, incuriositi dallo speciale mezzo e pronti ad ascoltare tutto ciò che ci diranno: che storia sarà? Il nostro autista sembra un tipo alla mano: con le gote rosse e la pelle bianchissima, rispecchia fedelmente l’immagine che tutti hanno della gente di questa terra. Alla guida fin troppo allegra che scopriamo contraddistinguerlo si unisce un gesticolare particolare, veloce ed energico. Inizia subito ad illustrarci la storia della sua città, mentre ci conduce sempre più lontano dal centro e dalla solitaria City Hall. Meglio, forse: tutta quella calma aveva iniziato a stancarci. Due incroci ed è già tempo di fermarsi: la nostra prima tappa è ad un crocevia, apparentemente tranquillo. Silenzio anche qui. Un murales campeggia alle nostre spalle, estremamente colorato, eccessivo. Tragico. La nostra allegra guida ci spiega, con il suo fare agitato, che siamo giunti nel luogo dove sono scoppiati i primi grandi disordini della storia di Belfast e del Nord Irlanda: qui la polizia ha ucciso un bambino nel sonno. E’ stata la rivoluzione. Qui sono rimaste truppe fino a due anni fa, per controllare che non scoppiassero più disordini; ora  è una telecamera a sostituire i militari nella loro missione.
Ancora qualche metro e davanti ai nostri occhi si apre uno scenario inaspettato: un intero muro tappezzato di murales brillanti. Talmente brillanti da far male agli occhi. Raccontano di vita, di morte, di lotta, di speranza che non c’è più e che poi risorge, di pace che si cerca ma non si trova, di libertà per cui ci si uccide e di cui si dimentica il significato. Raccontano di una ragione che non c’è, di luci spente, di gelo. L’aria si fa più pesante. Quattro o cinque persone, in strada, non di più, che camminano a passo svelto e a testa bassa. Giusto il tempo di uno sguardo al vuoto circostante ed è già tempo di rimontare in taxi, alla volta di un’altra tappa.




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