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Dublino-Belfast solo andata. L'inizio. PDF Stampa E-mail
Scritto da Silvia Baldini   
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Tutto può iniziare con e da un porta. Uno spartiacque tra mondi, un luogo di soglia, un confine che può dividere e unire al contempo. Perché le porte, a differenza dei muri, si possono spalancare. La porta di Belfast è accessibile, infatti: con le sue grandi insegne luminose e la sua invitante scritta “Exit to city centre” è lei a consentire a chi arriva l’accesso alla città. Sembra quasi l’entrata di un cinema, a dire la verità, data la sua stravaganza. Ma tant’è. De gusti bus. Mentre la si guarda, appena scesi dall’autobus che da Dublino conduce alla capitale dell’Irlanda del Nord, non può che venire un pensiero: dietro tutto questo colore, dietro questa grande insegna fosforescente, che cosa può trovare chi arriva qua? Che cosa stiamo cercando anche noi? Che ci sia il buio più assoluto, il nero di un non-luogo, dove la vita è stata ( ed è ancora ) lotta quotidiana per l’affermazione di sé e per l’espressione dell’odio verso l’altro, il diverso? Sarebbe una contraddizione in termini; magari le cose non stanno proprio così come pensiamo, magari il tempo è riuscito a sanare i conflitti più gravi. Ma tant’è; varchiamo la porta, dunque.
Ecco, siamo in terra straniera: in un luogo, come presto capiamo, in cui persino gli abitanti sono stranieri a se stessi. Gente che non si vuole riconoscere, se non per contrasto e opposizione. Il cielo preannuncia qualcosa: è grigio, come l’aria che si respira. Il contrasto col candore dei monumenti del centro cittadino in cui giungiamo è netto. E’ il grande palazzo della City Hall a troneggiare qui, con il suo giardino ben curato e il suo aspetto pulito ed ordinato. Troppo ordinato; una contraddizione anche questa. Ma tant’è. Poche macchine passano intanto per strada, mentre ammiriamo i grandi palazzi ai lati delle strade: sono edifici moderni, ben tenuti, che ospitano grandi centri commerciali, banche, ristoranti ed altro ancora. Ma sono grigi anche loro. C’è poca gente in strada, per essere domenica. La tranquillità del giardino della monumentale City Hall è quasi surreale: pochi i rumori avvertibili, solo quello di qualche taxi, che ogni tanto sfreccia un po’ troppo veloce lungo la strada. Quello che si ferma a poca distanza da noi è a dir poco stravagante; di un rosa acceso e di un blu elettrico, ha anche dei fiori dipinti sulle fiancate. Ne arriva un altro, che lo affianca e che parcheggia poco distante. I rispettivi autisti scendono e iniziano a chiacchierare fra loro. Anche il secondo tassista deve essere un tipo allegro, a giudicare dal suo mezzo, che porta invece i colori di Arlecchino. Non abbiamo molto tempo per rimanere ad ammirarli, però; per noi, ora, è tempo di fare un lungo giro su uno di quelli neri. Li chiamano Black Taxi e sono mezzi speciali, che consentono ai turisti di fare una visita completa della città, con tanto di giuda pronta ad illustrare tutti gli avvenimenti più importanti che la riguardano. Impossibile farsi sfuggire l’occasione.




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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 05 agosto 2009 )
 
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