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Viaggi in Irlanda: Memorie di un Weekend a Galway PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Carlini   

Viaggi in Irlanda: Memorie di un Weekend a Galway

Dublino, Venerdì 18 giugno 2010, ore 8.00 del mattino.

E’ una splendida mattina estiva nella capitale dell’Isola di Smeraldo, la giornata     ideale per passare due giorni nella mitica Galway, cittadina frequentatissima da viaggiatori e turisti di tutto il mondo situata nella parte occidentale dell’isola, proprio a ridosso dell’Oceano Atlantico.

Zaino in spalla, un caffè rigorosamente take-away in mano e l’avventura ha inizio.

Raggiungiamo la fermata del bus attraversando il verdissimo e fioritissimo St. Stephen Green Park, meta prediletta di podisti e vecchietti arzilli che sorridono mentre danno delle molliche di pane alla folta comunità di  cigni e anatre popolanti lo stagno.


Dopo aver assaporato l’insolita nonché spettacolare calma mattutina di Grafton Street, arriviamo al Burgh Quay, sponda sud occidentale del Liffey proprio a ridosso del famoso O’Connel Bridge, dove in perfetto orario da lì a poco sarebbe partito l’autobus per Galway.

Mentre l’autista provvede all’obliterazione dei biglietti, noto una signora con difficoltà nel caricare i bagagli. Mi offro di aiutarla e scopro una persona squisita, che per tutta la durata del viaggio non smette mai di ringraziarmi. Chiacchierando scopro che la signora è originaria proprio di Galway e sta ritornando dalla famiglia per il week-end. Si sa, gli irlandesi sono il popolo ospitale per eccellenza e la signora, sentendosi in debito per l’aiuto ricevuto, prende carta e penna e copiosamente scrive su un pezzo di carta tutte le cose che la sua cittadina natale offre ai visitatori, con tanto di numeri di telefono e indirizzi di suoi conoscenti, nel caso ci trovassimo in difficoltà o avessimo semplicemente voglia di conoscere gente del posto. Sbalordito, prendo il foglio e lo ripongo gelosamente nella mia agenda, seppur sapendo che purtroppo in soli due giorni non avremmo avuto il tempo di avventurarci così in profondità.


Sulla strada per Galway il paesaggio lentamente cambia e, dalla multietnica, multiculturale e “frettolosa” Dublino, si passa alla verde, calma e “lenta” campagna irlandese.


Dopo circa 3 ore di viaggio, arriviamo finalmente a destinazione, dove la prima cosa che ci affascina è la spettacolare baia dove sorge la cittadina. Il panorama è da togliere il respiro, qualche foto è d’obbligo!!


Non c’è che dire, siamo fortunatissimi: il cielo è limpido, il termometro segna 25 gradi e la voglia di avventura è alle stelle. Quindi non c’è un attimo da perdere, solo un secondo per sgranchirsi le gambe, e si parte alla ricerca dell’ostello, saggiamente prenotato da Dublino una settimana prima (il periodo di alta stagione turistica a Galway va infatti da giugno ad agosto).




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Mappa della città alla mano, ci fermiamo ad ammirare il centro cittadino, con le sue viuzze ciottolate e le bancarelle di prodotti tipici ad ogni angolo. Ma, forse accecati dalla bellezza di questo ex villaggio di pescatori, ci rendiamo conto che abbiamo totalmente sbagliato strada. Ebbene, come per miracolo, ecco che ancora una volta rimaniamo di stucco: un vecchietto seduto in un pub con una pinta in mano ci vede in difficoltà, e non esita ad aiutarci. Non c’è che dire, come spesso nei viaggi succede, sono proprio queste le piccole cose che spingono a non fermarsi e far tesoro di ogni esperienza.
Ringrazio il signore e, sperando vivamente di rincontrarlo, magari per esclamare insieme Sláinte di fronte a una scura, raggiungiamo in una manciata di minuti l’ostello, situato proprio nel cuore del piccolo ma vivace centro cittadino.

Appena sbrigate le pratiche burocratiche e sistemati i bagagli, ci tuffiamo in mezzo alla folla di viaggiatori e turisti che già nel primo pomeriggio riempiono le strade.

La via principale della cittadina è deliziosa, piena di locali e ristorantini caratteristici. Visti i prezzi non eccessivamente alti (solo 3.45€ rispetto ai 4.90€ di Dublino per una pinta!!!) non resisto, quale occasione migliore per gustare una tipica Irish breakfast accompagnata da una gustosa Guinness???

Finito il pasto (un po’ a fatica) ci alziamo per una passeggiatina digestiva verso il piccolo porto, dove non si può far a meno di ammirare il panorama mozzafiato, nonché lo splendido Spanish Arch, chiamato così per la presenza in epoca mercantile di molte navi spagnole che portavano spezie e altri prodotti non conosciuti agli irlandesi.

Dopo una lauta cena di pesce (immancabile un assaggio di ostriche), non ci perdiamo il tramonto dalla spiaggia e, un po’ per la stanchezza, un po’ per il vento gelido serale che caratterizza questa zona dell’Irlanda, ci dirigiamo in ostello da dove, dopo qualche ora di sonno, ci dirigeremo alle famosissime Cliffs of Moher.

La mattina inizia prestissimo, una rapida colazione inclusa nel prezzo dell’ostello (a dire la verità un po’ caro, ma si sa, il business dei turisti in estate costituisce la principale entrata per la gente del luogo) e si parte.

Alla stazione degli autobus (a pochi passi del centro cittadino) già ci sta aspettando la nostra guida nonché autista nonché show-man, il quale durante il viaggio (un paio d’ore circa) tra una nozione  storica e l’altra, non perde occasione di far battute e scherzare con noi turisti.



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Ancora una volta rimango sbalordito dal verde paesaggio, fatto di mucche che pascolano libere, cavalli che brucano indisturbati, contadini che ti salutano allegramente al passaggio e deliziosi cottage in mezzo alla sperduta campagna.
Non si può far a meno di notare le tipiche recinzioni di pietra che caratterizzano i verdi campi. La guida ci spiega che in tempi passati i contadini del luogo usavano questo metodo per delimitare la proprietà degli appezzamenti di terra. Sembra incredibile che tutti quei sassi siano lì da secoli semplicemente con un paziente lavoro di incastro (eh sì, niente cemento o incollante!).

Dopo una breve sosta in una splendida fattoria (mai assaggiata una apple pie migliore in vita mia) arriviamo finalmente alle Cliffs of Moher, Aillte an Mhothair in gaelico, le impressionanti e suggestive scogliere a picco sul mare situate vicino al villaggio di Doolin sulla costa occidentale del Clare.

Devo ammettere che la mia prima impressione non è stata ottima: essendo uno dei luoghi più visitati dell’Isola, purtroppo il fenomeno del turismo di massa è arrivato anche qui. Appena scesi dal bus ci chiedono un euro per poter ammirare il panorama e l’unico bar ristorante presente ha prezzi proibitivi per le tasche di un povero stagista di Irlandiani. In compenso, dopo una breve scalinata, la mia iniziale delusione viene ampiamente ripagata dalla maestosità delle scogliere le quali, lunghe 8 chilometri, raggiungono i 214 metri d'altezza sull'Oceano Atlantico.



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Ed è proprio qui che do sfogo alla mia creatività fotografica. Non ci sono parole per descrivere il senso di libertà che si respira in cima alle Cliffs. Esse si sono formate in milioni di anni, e il sentiero che fa compiere la scalata completa è un autentico ed emozionante viaggio all’interno dell’evoluzione del suolo terrestre. Si pensi infatti che le rocce, anche se oggi si trovano a 200 metri d'altezza, erano fino a 300 milioni di anni fa un fondale marino.

Inoltre vi sono molti sentieri non chiusi, da cui poter ammirare ancora meglio il panorama, che entrano in proprietà private e che passano proprio sull’orlo del precipizio, regolarmente battuti dai visitatori nonostante sia formalmente vietato (in questo caso si raccomanda la massima prudenza!!).

Al centro di uno degli speroni rocciosi più alti è situata la O'Brien's Tower, una torre circolare in pietra di due piani costruita nel 1835 da Sir Cornellius O'Brien, presunto discendente di Brian Boruma, come osservatorio per i già numerosi visitatori del tempo: dalla torre possono essere individuati vari siti famosi irlandesi, come le isole Aran (facilmente individuabili anche dalle scogliere), la baia di Galway e le Montagne Maumturk nel Connemara.

Le due d’ore che ci sono state concesse per avventurarci alla scoperta delle Cliffs e dell’imponente Oceano Atlantico purtroppo si sono volatilizzate in men che non si dica, e, sconsolati, facciamo ritorno al bus che, tra foto e battute della simpaticissima guida, ci riporterà a Galway.

Stanchissimi ma soddisfatti, passiamo l’ultima sera immersi nella movida della piccola ma frenetica cittadina, dove passiamo una serata a base di Guinness e musica folk irlandese, suonata eccelsamente da non professionisti del luogo in un affollatissimo pub del centro.

Facciamo ritorno a Dublino il giorno seguente con un leggero mal di testa (ma si sa, in Irlanda la domenica è il giorno dell’hangover!), ma con la certezza che sicuramente un giorno ritorneremo e Galway, magari per più tempo, poiché due giorni, lo dico a malincuore, non sono stati abbastanza per poter approfondire a dovere l’ospitalità e la generosità  del popolo irlandese.





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Ultimo aggiornamento ( domenica 27 giugno 2010 )
 
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