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St Patrick Cathedral PDF Stampa E-mail
Scritto da Donato Altobelli   
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St. Patrick
La St. Patrick Cathedral, nella parte sud di Dublino, sembra spuntare quasi dal nulla. Posizionata al quanto in basso, è quasi impossibile scorgerla da lontano, e venendo dal Liffey la si nota solo dopo il magnifico giardino che la precede. L’entrata si trova dall’altra parte, davanti ad alcuni palazzi che ne precludono la vista, ma è sicuramente l’interno della chiesa che attira il maggior interesse, essendo ricco di reperti archeologici, di statue e di storia.
La chiesa venne eretta nel 1192 da John Comyn, il primo arcivescovo normano di Dublino, e dedicata subito a San Patrizio, evangelizzatore e patrono dell’Irlanda, passato alla storia della chiesa per aver illustrato il mistero della trinità con la metafora del trifoglio, da sempre simbolo di questo paese. Si tratta della basilica più grande d’Irlanda, e le sue fondamenta mantengono le dimensioni originali, benché della prima costruzione rimanga ben poco. La chiesa venne adattata al rito anglicano nel sedicesimo secolo, poi iniziò un periodo di decadenza, tanto che la Lady Chapel venne affidata il secolo dopo agli Ugonotti fuggiti dalla Francia. Nel ‘700 fu teatro della prima del Messia di Hendel, e Swift, l’autore de “I Viaggi di Gulliver”, ne fu il decano. Il suo restauro iniziò nella seconda parte dell’800, grazie soprattutto al contributo di Benjamin Guinness, figlio di Arthur, che donò la finestra di Rebecca riportante il detto biblico “ero assetato e tu mi hai dato da bere”. A causa di questa ricostruzione, la chiesa, per quanto gotica, è ricca di influenze vittoriane e neoclassiche. Oggi è visitabile a pagamento, teatro di funerali di Stato e di eventi come il Remembrance Day, contenendo un’ala della chiesa il memorial ai caduti delle guerre coloniali.
 
VIsita al King's Inns PDF Stampa E-mail
Scritto da Donato Altobelli   
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Il parco del King's Inns
Chi si trovasse nella parte nord di Dublino, e cercasse un grazioso parco dove trascorrere qualche ora piacevole, lo può trovare all’ombra del magnifico palazzo del King’s Inns. La costruzione è opera dell’architetto James Gandon, lo stesso che aveva già disegnato in precedenza la Custom House e le Four Courts. Completata nel 1804 essa era stata commissionata nel 1800 dall’ Honorable Society of King’s Inns, la più antica scuola di legge d’Irlanda, fondata nel 1541, durante il regno di Enrico VIII. Una sede era divenuta necessaria nel tempo con il progressivo affermarsi del common law, la famiglia di diritto anglosassone che richiede la formazione di esperti di precedenti giuridici in scuole di pratici, un sistema assai distante da quello del diritto di derivazione romana cui noi siamo abituati, per il quale il quale l’apprendimento dei mestieri legali avviene prettamente nelle università. Il King’s Inns doveva originariamente prendere posto nel luogo dove sono invece state costruite le Four Courts, ed è invece stato costruito nei pressi di Henrietta Street, e comprende, oltre la biblioteca, costruita tra il 1826 e il 1832, i locali dove vivevano e studiavano gli apprendisti barrister. Si tratta sicuramente di una delle più affascinanti costruzioni neoclassiche che questa città può offrire.
 
Cork: chiacchiere, bevute e passeggiate. PDF Stampa E-mail
Scritto da Maddalena D'Urso   
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market
Cork è la città più importante dell’Irlanda sud-occidentale  ciò nonostante non ha l’area di metropoli, ma conserva tuttora un aspetto rilassato.
Come per la maggior parte delle capitali europee, la parte più caratteristica della città è rappresentata dal centro storico, il quale fu distrutto quasi del tutto nel 1920; quello che ne rimane sono i resti di alcune case di stile georgiano.
Per orientarvi a Cork tenete presente l’arteria principale della città che è anche la via dello shopping St. Patrick’s Street, ma anche il romantico fiume Lee può aiutarvi nella scoperta della città e a rilassarvi nelle lunghe passeggiate.
Da non perdere a Cork è l’English Market, che è un vero e proprio mercato coperto da una splendida loggia ottocentesca.
Fare la spesa in questo market vi riporterà indietro nel tempo, tra butcher’s shop (macellerie) e baker’s shop (panifici).
Dal punto di vista artistico, invece, il fiore all’occhiello della città è la cattedrale di St. Finbarr, sorge lì dove fino al 1690 c’era una cattedrale medievale distrutta dall’assedio inglese; la nuova cattedrale, invece, ricostruita alla fine del XIX secolo ed è uno splendido esempio di arte gotica. Gotiche sono le raffigurazioni di angeli, demoni e animali sulla facciata e gotica è anche l’attenzione per i particolari che si nota nel mosaico blu e dorato del pavimento; nelle cavallette e farfalle raffigurate sui sedili del coro e nel bellissimo rosone raffigurante la Creazione.
Gli appassionati della scura non possono, inoltre, perdersi una visita al Birrificio Beamish, altro prodotto irlandese che non ha nulla da invidiare a una pinta di Guinness.  
Ultimo aggiornamento ( sabato 08 agosto 2009 )
 
Dublino-Belfast solo andata: e alla fine... PDF Stampa E-mail
Scritto da Silvia Baldini   
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i Black Taxi
I quartieri cambiano rapidamente. Ora passiamo tra nugoli di case basse e rosse, tutte attaccate, spoglie. Non molti qua amano le decorazioni floreali, a quanto sembra. Il cielo continua ad essere plumbeo. Un miraggio, l’Irlanda con il sole…Il prossimo stop è di fronte ad un muro: bianco, alto. Del filo spinato corre alla sua sommità. Non sembra possibile scorgerne né inizio né fine. Sotto, una lapide ricorda i nomi di alcune vittime di altri scontri tra protestanti e cattolici. C’è anche lo spazio per dei fiori, qui; qualcuno li ha portati, per omaggiare questi innocenti. Scopriamo, dopo poco, che il muro divide parte protestante e parte cattolica della città e che ci troviamo per il momento nella seconda. Ancora separazione, dunque. L’autista, nel frattempo, ci ha preso in simpatia: ha scoperto che siamo italiani e ora si diverte a fare battute, fra il racconto di una storia di sangue e l’altra. Tra uno scontro in più e uno in meno. Tra morte e vita. Lo stomaco, intanto, fa le capriole; troppo sangue versato, troppo. Qualcosa di impalpabile entra dentro e s’attanaglia, senza lasciare scampo. Un bambino con un mantello fosforescente da supereroe attraversa la strada: ci punta un fucile giocattolo contro e ride. E’ questo, dunque, ciò che ci porteremo a casa da Belfast?, iniziamo a pensare. Anche i pensieri, però, si sono fatti grigi, come le nuvole, che sembrano non voler passare mai; neanche il vento che soffia forte sembra in grado di muoverle. Sono macigni sopra di noi.
Qualche metro ancora in taxi e varchiamo poi il confine della parte protestante: solitamente i cancelli la domenica vengono chiusi, come spiega l’allegro autista, per evitare scontri di piazza. Costeggiamo il lato opposto del grande muro intravisto prima: nel frattempo, altre domande si affollano in testa. Possibile, possibile che esistano ancora muri? Ci sembrava di averli abbattuti, ormai. Ci sembrava che le tragedie fossero finite. Ma certo, di quelle più silenziose non si accorge nessuno. Nessuno racconta della tragedia delle bandierine inglesi che tappezzano questo lato della città, o dei murales che inneggiano in tutta Belfast all’operato dei terroristi, martiri di cause spaventose. Le bandierine dicono prepotentemente dell’appartenenza. C’è bisogno di urlarla a tutti, c’è bisogno di riaffermarla violentemente, per chi non l’avesse ancora capita. E guai a qualche cattolico che pensi di farsi vedere in strada. Che se ne stessero nella parte di città loro assegnata. Che se ne stessero nelle loro case agli angoli delle strade, quelle al confine, con le grate alle finestre, per la paura di subire attacchi nel cuore sia del giorno che della notte. No,non si racconta delle tragedie senza bombe.
La nostra corsa continua: ancora murales bellissimi e terribili, ancora telecamere. Controlleranno anche noi? Sentiamo venire della musica da dietro un incrocio. E' una festa di quartiere per bambini: ancora colore che stona con il nero circostante. L’eco delle casse degli stereo ci accompagna fin quasi davanti al carcere di massima sicurezza che il nostro amico autista ci porta ad ammirare; qui sono rinchiusi tutti i terroristi più pericolosi della zona. Ne hanno fatto un’attrazione turistica, come scopriamo in fretta. Pensiamo alla gente in coda per il biglietto d’ingresso e ci chiediamo cosa si aspettino di trovare: c’è proprio bisogno di cercare la morte anche lì dentro? Non basta quella di fuori, quella che vive ogni giorno questa gente, sia di fede cattolica che protestante, odiandosi reciprocamente?
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Belfast Courts Squiggle

Ancora murales sulle case, ancora bambini, che non sono già più bambini, che corrono per le strade. Poi il nulla. Solo il grigio sopra e dentro di noi, che intanto ci chiediamo se qualcuno deciderà mai di cancellare quei murales che parlano d’odio; noi che ci chiediamo se sia possibile uccidersi ancora tra simili ( se fratelli è dir troppo )  e tenere ancora alti tutti i muri; noi che proviamo a capire, senza riuscirci, se e quanto il filo spinato punga ancora nei cuori di questa gente, a cui ci sentiamo comunque vicini, per la disperazione quotidiana e silenziosa che è costretta a vivere.
Le bandierine inglesi sventolano ancora all’impazzata, quando oltrepassiamo definitivamente il cancello che separa i due mondi, il protestante e il cattolico; sono quelle a urlare per la gente, che invece cammina silenziosa per la strada. Il nostro tempo è scaduto: l’allegro autista ci riaccompagna nella tranquilla e pacifica City Hall. Due battute ancora sull’Italia e via verso un incrocio, dietro il quale lo vediamo sparire. Il taxi color arlecchino e quello dai colori fosforescenti sono ancora parcheggiati là dove li avevamo lasciati, assieme ai rispettivi autisti. Ora che è tutto finito il pensiero torna alla porta d’ingresso alla città e alla sua tonalità sgargiante; colori che non appartengono, in realtà a questa città. Colori che per un attimo abbiamo avuto paura di non essere in grado di trovare più nemmeno dentro di noi.         
 
Andare in prigione a Dublino: varchiamo la soglia del Kilmainham Gaol. PDF Stampa E-mail
Scritto da maria maddalena d'urso   
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Ala vittoriana della prigione
Un posto un po’ insolito da visitare, mentre si vagabonda per una città straniera, è la prigione.
Cosa non così insolita se stiamo parlando di Dublino. Con ciò non intendiamo dire, che a Dublino è facile essere messi in gabbia se si è turisti, ma semplicemente che una delle attrattive più originali della città è sicuramente Kilmainham Gaol.
Visitare questa prigione, dove ovviamente non ci sono detenuti, è il miglior modo possibile per comprendere la storia d’Irlanda.
Attualmente la prigione è un monumento nazionale e la chiave di volta della liberazione dell’Irlanda.
Kilmainham esiste dal XVIII secolo e per anni è stata luogo di tortura e di morte di tutti gli irlandesi che provavano a ribellarsi alla dominazione inglese; ma la data più importante per la storia di questa prigione è il 1916, anno in cui furono imprigionati e fucilati 15 leaders dell’Insurrezione di Pasqua.
Kilmainham incute timore già dalla facciata: cupa, grigia e minacciosa, come minacciosi sono i cinque diavoli incatenati di Kilmainham raffigurati sulla porta a simboleggiare il dominio sul male.
Dopo essere passati per i freddi corridoi e la solitudine delle celle una delle preparatissime guide vi porterà in una cappella e vi racconterà la commovente storia di Joseph Plunkett e Grace Gifford.
I due si sposarono il 4 maggio del 1916 all’1.30 del mattino, avendo come testimoni 20 soldati inglesi, per dividersi solo due ore dopo, quando Joseph fu giustiziato per alto tradimento e per aver guidato l’Insurrezione di Pasqua.
Nei suoi 7 anni passati in prigione Grace Plunkett dipinse un murale, tuttora visibile: la Madonna del Giglio.
La cappella, invece, è stata costruita anni dopo da un carpentiere (imprigionato per aver rubato la ruota di un carro) che si era commosso a sentire la storia di Grace e Joseph.
Dopo di che la guida vi porterà nella cella che fu di Eamon de Valera, capo del Sinn Fein negli anni ’20 e che successivamente divenne Taoiseach d’Irlanda. L’ultima detenzione della prigione risale al 1924, mentre il restauro agli anni ’60.
La visita guidata finisce nel cortile della prigione dove furono giustiziati i ribelli; ma da soli potete farvi un giro nel museo della prigione, dove sono conservati oggetti dell’epoca e oggetti appartenenti ai detenuti  schiarendovi così ancora meglio le idee sulla storia dell’indipendenza irlandese.
Kilmainham si trova al numero 52 di Kilmainham Road, Dublin 8, raggiungibile con 51b, 78 e 79; con il treno Heuston station.
Per ulteriori informazioni: http://www.kilmainham-gaol.com/index.html.
 
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