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Aborto: in Irlanda se ne torna a parlare PDF Stampa E-mail
Scritto da Mauro Fiorio   
Ragazza irlandese per le vie di Dublino
Ragazza irlandese per le vie di Dublino
E’ un argomento delicato, sul quale l’opinione pubblica è spesso discorde e sul quale non è facile dare un giudizio definitivo. La legittimità o meno di abortire, le maggiori o minori restrizioni al diritto di interrompere una gravidanza (qualora l’aborto sia legale), sono questioni complesse che coinvolgono tradizione, cultura e religione di individui e di intere nazioni. Il recente caso di una ragazza irlandese diciassettenne che ha chiesto il permesso di recarsi nel Regno Unito per interrompere una gravidanza, ha riportato alla ribalta dei media la questione dell’aborto in Irlanda. Dove, lo ricordiamo, l’interruzione volontaria di gravidanza è illegale tranne quando sussista un serio pericolo per la vita della donna (incluso il rischio che la donna possa commettere suicidio).  E’ la legislazione più restrittiva in materia di tutto il mondo Occidentale industrializzato. L’Italia invece, nonostante le sue solide radici cattoliche che per altri aspetti la rendono simile all’Irlanda, ha una delle regolamentazioni meno restrittive, e si colloca insieme a Paesi come Stati Uniti, Francia o Svezia, dove l’aborto si può praticare “su richiesta” della donna.
La storia della legge sull’aborto in Irlanda è lunga e controversa. La prima definizione dell’aborto come crimine contro la persona, che quindi equipara l’embrione e il feto ad un individuo con diritti e doveri giuridici, risale al 1861: la pena per il reato poteva arrivare fino all’ergastolo.
In tempi più recenti, nel 1983, venne emanato l’Ottavo Emendamento alla Costituzione, che ribadisce il concetto di embrione come “persona giuridica”, da cui deriva l’equivalenza tra aborto ed omicidio.
Vero e proprio spartiacque tra la vecchia e la nuova legislazione fu il 1992, quando per la prima volta si permise ad una ragazza di 14 anni di andare nel Regno Unito ad interrompere la gravidanza. Nello stesso anno passò un referendum che confermava la legalità di distribuire informazioni sui paesi dove si può abortire ed organizzare viaggi in questi paesi (sempre premesso che la donna sia in pericolo di vita).
Da allora a livello di regolamentazione permane lo status quo. L’ultimo referendum sulla questione dell’aborto è del 2002: gli irlandesi, chiamati a promuovere o bocciare il Venticinquesimo Emendamento alla Costituzione (che ribadiva il concetto di protezione della vita del feto, limitando le “concessioni” di 10 anni prima), lo bocciarono con una sottilissima maggioranza (50.42% contro 49.58%).
Ora in Irlanda esistono molte associazioni che si occupano di informazione sulle leggi e sulle possibilità di azione nei casi di gravidanze indesiderate (che, bisogna ricordare, sono uno dei maggiori problemi sociali della nazione, seconda in Europa solo al Regno Unito per numero di ragazze madri minorenni in rapporto alla popolazione). Visti i rapidi cambiamenti sociali che stanno attraversando la società irlandese contemporanea, è facile prevedere che non mancheranno nel prossimo futuro dibattiti su questa tematica tanto importante quanto controversa.
Come premesso all’inizio dell’articolo, non è intenzione di Irlandiani dare alcun tipo di giudizio. Tuttavia, visto che le legislazioni italiana e irlandese sono molto differenti, ci è sembrato utile e interessante fornire alcune informazioni sull’argomento.




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Ultimo aggiornamento ( lunedì 07 maggio 2007 )
 
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