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Cronaca Irlandese: E' di Poeti Che Abbiamo Veramente Bisogno PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniele Pericoli   

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Thomas MacDonagh, uno dei protagonisti dell'Easter Rising del 1916
Questo articolo d'opinione, scritto da James Downey per l'Irish Independent il 13 febbraio 2010, cerca di analizzare lo stato della discussione politica nella Repubblica d'Irlanda, alla "vigilia" di importanti ricorrenze e celebrazioni per la storia culturale e politica dell'Isola.

Povero George Lee! La sua breve odissea politica si è risolta in un disastro triste, e con almeno una conseguenza imprevedibile che certamente non avrebbe mai desiderato. Ha abbassato, invece di aumentarlo, lo standard già deplorevole del discorso pubblico.

A 24 ore dalle sue dimissioni da deputato, si è lasciato trascinare in una discussione umiliante circa i tassi da pagare relativi a Leinster House e RTE. Di qualunque cosa si tratti, il denaro non c'entra. Il senatore Eoghan Harris ha poi inserito curiosamente nel dibattito la questione di genere. Aveva trovato, così ha detto, che le donne tendevano a prendere la difesa di George, mentre gli uomini tendevano a sostenere il Fine Gael. Io sono ottuso, insensibile, o cosa? In ogni caso, non vedo cosa c'entri.

Prima di tutto ciò, Bertie Ahern (andrà mai via?) aveva discusso di religione con Gay Byrne. Ha rivelato che vive la sua vita secondo le Beatitudini, un argomento a cui ha pensato insieme a Ian Paisley. Beati i docili, dico sempre.

Ma il maggior contributo a trasformare il dibattito politico in pura assurdità è venuto dal nostro attuale Grande Leader la settimana scorsa, quando ha consigliato alla Camera di Commercio di Dublino di trascinarci fuori dalla recessione ricorrendo allo "spirito del 1916".

Il mio cuore ha ceduto al pensiero che potremmo avere sei anni di questo tipo di stupidaggini nella fase di preparazione al centenario della Easter Rising. Sei anni di confisca da parte del Fianna Fail dei nostri simboli nazionali. Cos'altro ancora? Il millennio della Battaglia di Clontarf arriverà a breve. Io non lo cederei a loro per vantare una discendenza diretta da Brian Boru o da Patrick Pearse.

Clontarf, però, appartiene alle nebbie del lontano passato. La Pasqua del 1916 invece vive e vivrà, in quanto costituisce niente meno che il mito fondativo di questo Stato.

E il centenario ci offre una nuova opportunità di esaminare la storia della Easter Rising. Senza dubbio gli studiosi coglieranno questa opportunità, e senza dubbio colmeranno qualche lacuna.

Sono impaziente di vedere lavori seri sul ruolo della Irish Republican Brotherhood, un tema ignorato, o analizzato in maniera irregolare, per molti decenni. Strano, perché l'IRB è menzionata nella Proclamazione specificamente e in maniera rilevante. O forse non così strano, perché possiamo vedere come sia in conflitto con la confusa mitologia del Fianna Fail. I membri dell'IRB erano duri, intelligenti, gente concreta, non romantici interessati a fallimenti gloriosi.

Ma c'è davvero un lato romantico, e ne abbiamo bisogno tanto quanto abbiamo bisogno di conoscere il lato pratico. Ogni società ha bisogno di eroi, così come ha bisogno di poeti. C'è stato un numero abbondante di poeti, non tutti a Dublino.

Pearse, Thomas McDonagh e Joseph Mary Plunkett erano d'accordo con l'IRB sul fatto che l'Irlanda dovesse cercare di ottenere l'indipendenza con la forza delle armi. Ma mentre l'IRB stava progettando l'Easter Rising, Francis Ledwidge e Tom Kettle erani andati in Francia a combattere, come pensavano, per la libertà delle "piccole nazioni". Erano buoni nazionalisti come chiunque altro all'interno del GPO, e l'hanno espresso, così come qualsiasi storico, attraverso il loro mezzo -- la poesia.

Poco prima della sua morte, Ledwidge ha scritto il suo 'Lamento per Thomas McDonagh'. Ha scritto della sua Dark Cow, l'Irlanda, "lifting her horn in pleasant meads". Le "pleasant meads" erano una metafora per l'indipendenza dell'Irlanda. Un poeta più importante, WB Yeats, ha coniato la frase indimenticabile "una terribile bellezza". Una bellezza terribile, infatti, la morte di McDonagh e Ledwidge. E una sorta di profezia nel 'Lamento', per un certo tempo, ha creato "pleasant meads" per noi stessi.

Allo stesso tempo, abbiamo scambiato la Dark Cow per un animale di una specie molto diversa, la Tiger. Poi lo abbiamo ucciso. Ora, invece delle "pleasant meads" abbiamo estati fantasma. In breve tempo, mi aspetto, vedremo "erbacce avide" divorarle letteralmente. Immagino che pochi tra quelli che hanno ascoltato il discorso di Brian Cowen alla Camera di Commercio abbiano molto interesse per la poesia, e sono abbastanza sicuro che non pagherebbero la loro cena nella speranza di sentirlo parlare attraverso metafore. Per lo stesso motivo, dubito che si siano preparati per il Four Seasons Hotel con grandi aspettative.

La maggior parte di loro avrebbe partecipato allo stesso evento, con lo stesso oratore, un anno fa. Da quel momento, un gran numero dei primi ammiratori di Cowen era rimasto deluso. L'intero paese desiderava una leadership e non ne aveva mai sperimentata una. Poi il Primo Ministro ha fatto un discorso tonante alla Camera di Commercio, ricco di eloquenza e passione. Io ero uno di quelli che pensavano che avremmo assistito ad una svolta: che avrebbe preso l'impegno di condurci fuori dai nostri "poveri pascoli" e fare delle "pleasant meads" di nuovo una realtà.

Ciò che abbiamo ottenuto è stato il trio dei "successi" del governo. Il Trattato di Lisbona, accettato per paura. Il NAMA, il miglior amico delle banche '. Il Budget, un coraggioso sforzo per rassicurare, senza nessuna indicazione per la strada del recupero.

E nessun discorso politico è degno di questo nome. Da un lato, la terribile sciocchezza di invocare "lo spirito del 1916". Dall'altro, il desiderio nobile di George Lee di giusticarsi di fronte ai suoi nipoti, seguiti dai monotoni mesi in cui non è riuscito a spiegare esattamente che cosa avesse in mente - o come avrebbe potuto essere fatto - e in cui il partito si è schierato contro di lui.

Questo sistema sconsiderato, anti-intellettuale ha una cosa in comune con la "Repubblica" ideale di Platone, da cui avrebbe escluso tutti i poeti. Eppure sono i poeti e i loro fratelli, gli autori delle numerose opere su temi di attualità, che forniscono quel poco di discorso pubblico di cui godiamo. Abbiamo bisogno di poeti più che mai. E soprattutto degli scrittori satirici. Ma ci vorrebbe un genio fuori dal comune per ridurre a satira una scena politica che ha già superato il confine della satira.

 





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Ultimo aggiornamento ( venerdì 26 marzo 2010 )
 
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