 manifestazione studentesca Giovedì 17 novembre, ben 20.000 studenti sono scesi in strada, a Dublino, per protestare contro il probabile aumento delle tasse universitaria e i tagli all’istruzione da parte del governo.Anche gli studenti irlandesi, dopo i compagni inglesi e quelli scozzesi, si sono infatti trovati compatti nel ribadire il loro no all’aumento delle tuition fees (tasse scolastiche) e all’education cuts. La protesta, che ha sfilato lungo O’Connell Street e College Green e ha avuto termine davanti agli edifici governativi di Merrion Street, è stata organizzata dall’ Union of Students in Ireland, l'Unione degli studenti in Irlanda. Secondo Gary Redmond, portavoce dell’Usi, infatti, il governo non ha mantenuto le belle promesse fatte in campagna elettorale, ovvero di non tagliare i sussidi agli studenti. Alla base della protesta la convinzione che la riforma avrà un effetto devastante per l’istruzione superiore e i servizi pubblici, con forti ripercussioni sulle generazioni avvenire e sulle persone provenienti da contesti meno privilegiati, ampliando così il divario tra ricchi e poveri. Ci sono alternative per ridurre il deficit nazionale, affermano gli studenti, convinti del fatto che, contrariamente a ciò che il governo ha promesso, i tagli nel settore dell’istruzione e servizi si riveleranno, in realtà, ancora più dannosi per l’economia nazionale. È la voce della gioventù a parlare, una voce che dall’Inghilterra alla Scozia, e così lungo tutto lo stivale italiano, si alza unita, all’unisono, a combattere per i propri diritti, nonostante differenze linguistiche, culturali, politiche e sociali. Un nuovo Maggio Francese, un nuovo ’68 o forse semplicemente la voce di una generazione stanca di essere definita apatica, apolitica, egoista e socialmente disinteressata. In risposta allo slogan usato dai movimenti di rivolta francesi nella Parigi del maggio-giugno 1968 “Sois Jeune et tais toi” (sii giovane e taci) i nostri ragazzi si alzano, oggi, ribadendo la loro voglia di parlare, di essere ascoltati da una società che, molto spesso, li vuol far tacere, che vuol rinnegare il loro pensiero, forse perché non interessante o forse proprio perché troppo pericoloso.
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