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Dublino, allarme dei ristoratori italiani: Ģin Irlanda chiude un ristorante al giornoģ |
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Scritto da Francesco Dominoni
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 Vincenzo Morelli e Fabio Cirello titolari del ristorante italiano Bellagio a Dublino La crisi economica irlandese colpisce la cucina italiana. I ristoranti italiani in Irlanda lanciano il grido di allarme. Con il boom economico i ristoranti italiani nascevano come funghi. Oggi c'e' un funerale al giorno. Resistono alla crisi solo quelli origninali Made in Italy. «In Irlanda ogni giorno un ristorante chiude i battenti» parola di Vincenzo Morelli titolare del ristorante italiano Bellagio al 92 di Terenure Td Nth Dublin 6 Co. Dublin. Non solo. «Noi non ci possiamo lamentare. Abbiamo calato il business del 30% ma riusciamo a tenere ancora. Ci sono ristoranti che si sono trovati con l'acqua alla gola e sono stati costretti a chiudere - continua Morelli - l'Irlanda sta passando un brutto periodo speriamo si risolva la cosa altrimenti finiamo male». Anche Fabio Cirello, manager del Bellagio, aggiunge «riusciamo ancora a riempire il locale il venerdi sera. Tre anni fa ero manager in un albergo di lusso e ricordo che il giorno di Natale avevamo finito lo champagne. A dicembre di due anni fa abbiamo consumato 400 casse di champagne. Quest'anno i consumi sono diminuiti perche' la gente e' tassata. Devo dire che molta gente ha i soldi ma ha paura di mostrarli». Tra i ristoranti c'e' chi ha dovuto dichiarare il fallimento con debiti lievitati a 500mila Euro. Con fornitori non pagati. Personale licenziato. Ed un mucchio di altri problemi. La finanziaria irladese di dicembre avra' un impatto devastante. «A gennaio e febbraio la situazione e' destinata a peggiorare notevolmente. La gente non avra' la propensione ai consumi. Dopo il Natale e la finanziaria chiuderanno sicuramente altre attivita' in Irlanda» dice Vincenzo Morelli che oltre ad avere il ristorante Bellagio e' un grande importatore di vini italiani. «Anche il consumo di vini italiani e' diminuito. Ora commercializziamo vini piu' economici rispetto a prima» conclude Morelli.
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Ultimo aggiornamento ( sabato 27 novembre 2010 )
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