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Enzo Farinella: dall'Irlanda alla Lettonia PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   

Enzo Farinella incontra ministro e giornalisti (foto).
Enzo Farinella incontra ministro e giornalisti (foto).
Enzo Farinella, inviato di Irlandiani.COM, racconta il suo viaggio dall'Irlanda alla Lettonia. Farinella, siciliano d'origine ma irlandese d'adozione. E' tra i massimi conoscitori della storia della tigre celtica. Il professor Farinella, ha battezzato oltre trenta gemellaggi tra Italia e Irlanda. Farinella attualmente e' rappresentante presso le Nazioni Unite per i gemellaggi tra Italia e Irlanda, direttore del Centro culturale Casa Italia Cultural Centre, responsabile dell'ANSA in Irlanda.
Come tanti Irlandiani, oggi un gran numero di amici lettoni lavorano in Irlanda, anche se la loro nazione ha bisogno delle loro energie e del loro spirito imprenditoriale. Per questo ci sembra utile esplorare un po’ la terra della Lettonia.
Riga, 750.000 abitanti, è una moderna città europea, tranquilla, pulita, ordinata, con un suo fascino particolare, culturalmente vibrante per i suoi musei, i suoi teatri, i suoi club, i suoi laghetti,  il grande fiume Daugava, lungo 1.005 km, sulla cui foce venne costruita, e le sue strade larghe ed alberate, interrotte da polmoni di verde, anche se con intasamenti di traffico mattutino.
Tre rioni la compongono: la vecchia Riga, patrimonio dell’UNESCO, uno dei luoghi culturali e naturali più importanti, con le cattedrali di San Giacomo (cattolica), San Pietro (luterana), quella ortodossa dalle cupole dorate, il castello... Qui la vita pulsa di giorno e di notte nelle sue strade medioevali acciottolate, nei suoi vecchi ponti romantici, popolati da coppie che si baciano e da catenacci che inneggiano all’amore, nei parchi che l’abbeliscono e nei tanti canali che la solcano. Poi c’è la Riga elegante dell’”Art Nouveau” di Via Alberta in particolare, costruita alla fine del XIX secolo, punteggiata di Hotel, quasi tutti sorti negli ultimi due anni; e infine la Riga popolare dagli enormi blocchi di appartamenti monocromi e tetri, a volte fatiscenti, nati durante l’occupazione russa.
I lettoni sono simpatici, cordiali, aperti alla nuova era di libertà di cui godono dal 1991. Una gioia di vivere pervade rioni e, soprattutto, il centro dell’antica Riga, fondata nel 1201 e anche la sua cucina è ottima. Per circa 10 Lats si può fare un buon pranzo, accompagnato da un bicchiere di kefir o succo di frutto. Una grande  passione per la cultura inoltre li distingue in modo particolare. “Durante gli anni tristi dell’occupazione e delle numerose deportazioni, il libro costituiva per noi una via di fuga”, osservava Anna Kalve dell’Università di Riga, che sottolineava anche con soddisfazione come i suoi connazionali guardino con ammirazione all’Italia, al suo patrimonio artistico e culturale, alla sua moda, ai suoi ristoranti e al Made in Italy in genere. In quel momento un gruppo goliardico le faceva coro, cantando “Questa notte”, la canzone dell’oriundo italiano Roberto Meloni, che ha portato la Lettonia alla finale dell’Eurofestival. 
Un’economia forte, anche se minata da un’inflazione che supera il 6%, la si può notare nei negozi eleganti, nei ristoranti, nelle macchine in circolazione, tra cui BMW, Ford e anche Alfa Romeo e in un benessere generale. La Banca Centrale lettone difende la forza della sua moneta, il Lats, che vale circa 1.33 Euro, ma si spera che dal 2008 la Lettonia possa far parte dell’unione monetaria europea. La valuta lettone è rimasta forte e stabile fin dal suo nascere nel 1993.
La Lettonia, di cui Riga è la capitale, è un’antica nazione tutta da scoprire. Il suo territorio, vasto 64.589 kmq, oltre due volte la Sicilia, è una vasta pianura, ricoperta per il 44% da foreste. La sua punta più alta è Gaizinkalns, di appena 311m. La terra destinata all’agricoltura occupa solo il 39% del territorio. 2.300 laghi blu la popolano, mentre numerosi fiumi solcano le sue foreste vergini, un grandioso parco naturale, che offre rifugio a tante specie di animali tra cui la cicogna nera e bianca, l’aquila pomarina, il castoro e tante altre. Qui si può ancora godere e gustare la bellezza di una natura stupenda, non manipolata dall’uomo, in un armonioso ecosistema. Lunghi km di piste ciclabili la rendono ancor più  affascinante.
A Sud e a Nord la Lituania e l’Estonia la delimitano. La sua posizione tra Oriente ed Occidente ha attratto l’attenzione di re stranieri e conquistatori  tedeschi, svevi, polacchi e russi.
La Lettonia venne dichiarata Stato indipendente per la prima volta nel 1918 ed è stata sempre riconosciuta come tale fin dal 1920. E’ cresciuta molto negli ultimi quattro o cinque anni e decollerà presto come è avvenuto con l’Irlanda. La sua migliore ricchezza è rappresentata dai giovani, anche se molti di loro in questo momento sono costretti ad emigrare in Inghilterra e Irlanda – qui ci sono circa 70.000 lettoni - per trovare lavoro.  “Particolari condizioni non permettono ai nostri giovani di rimanere in Lettonia, ma speriamo che possano tornare presto nella nostra patria, perché avremo bisogno di persone qualificate per portare avanti i progetti della nostra giovane nazione”, ha dichiarato il ministro degli Esteri lettone, A, Pabriks, parlando a un gruppo di giornalisti europei, in visita nella sua nazione. L’ottimismo del Ministro sembra sia condiviso dagli stessi giovani. Parlando con gli studenti della Latvijais Kulturas Academija, Università di Riga, alcuni dei quali nei giorni scorsi hanno trascorso un periodo di studio ad Enna, si ha la chiara sensazione che un futuro radioso si profila all’orizzonte di questa giovane nazione che tanto ha sofferto negli ultimi anni. Anna Kalve, professoressa di italiano all’Accademia di Cultura Lettone, ha sottolineato l’importanza attribuita oggi dal Governo lettone alla cultura e alla preparazione dei propri giovani, quale elemento essenziale per il futuro della Lettonia. La stessa opinione è stata espressa dal Ministro dell’Integrazione, O. Kastens, che ha parlato della totale collaborazione e piena integrazione tra i vari gruppi etnici che vivono in Lettonia, di cui 58% sono lettoni, 29.6% russi, 4% biellorussi, 2.6% ucraini, 2.5% polacchi, 1.4% lituani, 0.5% ebrei, 1.6% di altre nazionalità. In tutto La Lettonia ha una popolazione di 2.300.000 abitanti. Anche le varie confessioni religiose, tra cui i cattolici, i luterani, che costituiscono la maggioranza, e i russi ortodossi, convivono in clima ecumenico, con il massimo rispetto per altre tradizioni o confessioni.
La bassa percentuale di lettoni nella loro terra, passati da 80% prima della Seconda Guerra Mondiale a 52%, è stata causata in gran parte all’occupazione dell’Unione Sovietica (1940-1941 e 1945-1991) e della Germania nazista (1941-1945). Fu nell’estate 1939 che Adolf Hitler e Joseph Stalin con il famigerato Patto Molotov-Ribbentrop decisero che la Lituania e le nazioni limitrofe – Estonia, Lituania e Finlandia -, sarebbero appartenute alla zona di influenza di Mosca. Tale decisione fu seguita dall’istallazione di basi militari sovietiche nei Paesi Baltici, senza che questi potessero opporvisi. Subito dopo, nel 1940,  Mosca decise di annettere le tre Repubbliche Baltiche all’Unione Sovietica, dando inizio a un regime di terrore e repressione in questi territori. Nel 1941 le autorità sovietiche iniziarono deportazioni in massa verso i Gulag della Siberia. Poi l’invasione nazista annientò quasi completamente gli ebrei – solo il 10% della loro popolazione si salvò -, uccidendo anche la maggior parte dei Roma o zingari. Alla fine della guerra centinaia di migliaia di persone  fuggirono dalla Lettonia, temendo una nuova repressione comunista, come difatti avvenne nel ’44-45. Nel 1949 i comunisti deportarono 45.000 coloni lettoni in Siberia in un solo giorno. Tale deportazione eliminò ogni resistenza locale lituana, mentre dalla parte opposta migliaia di russi, soprattutto membri del partito comunista, dei servizi segreti (KGB) e dell’Armata Rossa si installarono in Lettonia per rinforzare la mano di Mosca sul nuovo territorio.
A ricordo di tale storia tragica, che ha visto la popolazione lettone diminuire di un terzo sotto tre diverse occupazioni, esiste a Riga il Museo dell’Occupazione, nel centro storico, che mostra i crimini commessi contro la terra e la gente della Lettonia da sovietici e nazisti.
Storicamente bisogna aggiungere che nei secoli XVIII e XIX migliaia e migliaia di Old Believers o Vecchi Credenti prima e Russi Ortodossi dopo si rifugiarono in Latgale per sfuggire alla persecuzione.
Le sofferenze subite hanno messo a dura prova il popolo lettone il cui spirito è rimasto sempre indomito e tale fierezza di indipendenza personale è oggi ben visibile nella sua gente e nella rinascita di questa piccola nazione. Basta andare a Livani o Jekabpils, per convincersene.
Livani, a sud-est della Lettonia, nella Regione Latgale, sulla sponda destra del fiume Daugava, nonostante che abbia una popolazione di circa 10.000 abitanti, gode di un’attività industriale e di un alto potenziale di sviluppo economico sostenibile. Possiede un centro artistico ed artigianale su una piccola penisola tra i fiumi Dubna e Daugava quanto mai pittoresco. E poi il calore umano della sua gente, l’accoglienza del gruppo folk tradizionale, le acque tranquille dei suoi fiumi, paradiso di pescatori, la rendono quanto mai affascinante e il turista si sente obbligato a tornarci.
Jekabpils è adagiata sulle due sponde del fiume Daugava. La cittadina è in continua evoluzione e il suo spirito di intraprendenza è stato molto bene condensato dal suo primo cittadino, Leonids Salcevics, quando ha affermato: “Nei nostri sogni e nelle nostre speranze vogliamo sempre progredire, non fermarci mai, non arrenderci”.
Altre città importanti in cui è visibile questo spirito sono: Daugavpils, che con i suoi 110.000 abitanti, poco distante dal confine con la Biellorussia, è un vero crogiuolo di gruppi etnici, dove tutti vivono in pace ed
Enzo Farinella a Riga accolto con gioia
Enzo Farinella a Riga accolto con gioia
armonia e, soprattutto, dove tutti guardano al futuro con grandi speranze. “La cultura non ha confini ed è multilingue. La storia ci guida verso nuove mete di conquista e noi vogliamo essere i protagonisti di queste”, ha dichiarato il Sindaco della Città, Rita Strode, incontrando giornalisti europei. A Daugavpils esiste una fortezza che è l’unico esempio di fortezze ancora intatte nell’Est europeo, costruita nella prima metà del XIC secolo. E’ una vera cittadella inespugnabile.
Jurmala, 56.000 abitanti, ad appena 25 km da Riga, situata su una lingua di terra tra il fiume Lielupe e il Mar Baltico, è una bellissima città termale con 33 km di spiagge dorate, dove una passeggiata è d’obbligo, con un clima mite, hotel di ogni genere e molte amenità.
Ricordiamo anche Kurzeme, nota per i suoi bacini di carenaggio soprattutto nel XVII secolo sotto il Duca Jacb, Jelgava (66.000), Liepaja (86.000), dove il vento del mare risuona, Vidzeme, bagnata dal fiume Gauja che si snoda ai piedi della collina più alta della Lettonia, la Gaizunkalns, Ventspills (44.000), Rezkene (37.000), Rundale e Jelgava con i loro romantici castelli.
Verso la metà degli anni ’80 l’ondata di liberalizzazione o “glasnost” che pervase l’URSS, diede l’opportunità ai lituani di riorganizzarsi e risorgere. Il 23 agosto 1989, nel 50 anniversario del Patto Molotov-Ribbentrop, due milioni di lettoni, lituani ed estoni formarono una catena umana di 600 km da Tallinn a Riga a Vilnius, per attirare l’attenzione del mondo sulla loro ingiusta occupazione. Il 21 agosto 1991 la Lettonia ha dichiarato la restaurazione della sua sovranità indipendente. Da allora, i lettoni hanno perseguito una politica di totale integrazione economica e politica all’interno dell’UE di cui fanno parte dal 2004 e dell’ONU. “La nostra priorità nella politica estera è quella di costruire una piena partecipazione nell’UE e nell’ONU”, ha dichiarato con orgoglio il Ministro degli Esteri, A. Pabriks “e siamo sicuri che avremo un ruolo importante nel modellare il XXI secolo e la globalizzazione che ci aspetta”.
Questo spirito di fierezza è ben visibile nella giovane nazione baltica, che di nuovo sta scoprendo cosa significa vivere e che per la sua posizione strategica dovrà costituire un punto nevralgico per le vie commerciali del nostro mondo.  
La Lettonia ha bisogno di infrastrutture, di sviluppo economico e industriale e grande è l’attesa di aiuto da parte dell’UE per le medesime, “ma da parte nostra lavoreremo senza fermarci”, mi faceva notare Inese Loce, manager delle relazioni estere del Latvijas Instituts.





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Ultimo aggiornamento ( venerdì 08 giugno 2007 )
 
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