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Alla vigilia dell’inizio dell’attesissimo Electric Picnic, il festival irlandese di fine estate, c’è chi si domanda se questi weekend in tenda sotto alla pioggia valgano la pena del prezzo del biglietto. Sean Kenny, giornalista dell’Irish Times, afferma ironicamente che i festival non so che uno spreco di spazi verdi. Di recente ha partecipato al Rhythm and Roots a Kilkenny, un festival coperto, dove si è potuto godere concerti senza la pioggia e un letto vero e proprio in cui dormire la notte. Tutta un’altra storia sono i festival all’aperto. Certo, finchè si hanno 17 anni, la prospettiva di non dormire e venire continuamente calpestato e malmenato nella folla può sembrare eccitante, accompagnato da fiumi di birra fin dal mattino. Secondo Kenny il pubblico tipico da festival irlandese si divide in due categorie: i Moshers, classici ragazzi scalmanati che ti ritrovi nella tenda a fianco e che non fanno che urlare e bere tutta la notte, e gli Hipsters, che si ritengono troppo cool per rovinarsi l’acconciatura underground e ballare sotto alla pioggia. Un elemento che non manca mai in ogni festival è ovviamente il fango. C’è chi divide le stagioni irlandesi in Inverno e Quasi Inverno. Ovviamente la maggior parte dei festival si tiene durante l’inverno minore. E’ quasi scientificamente provato che se anche si dovesse verificare una eccezionale siccità nelle settimane prima del festival, di sicuro si scatenerebbe una tempesta biblica durante i concerti. Kerry dice infatti che il fango, come la morte e le tasse, è una delle cose inevitabili della vita irlandese. E’ ovvio che il fango rende difficile ascoltare un concerto o ballare, anche perché non è facile nemmeno rimanere in piedi in equilibrio. Gli stivali di gomma non aiutano, anche se le ragazze li sfoggiano di tutti i tipi con un certo orgoglio. Le notti in tenda sono poi qualcosa di leggendario: umidità, rumori molesti e mal di schiena sono assicurati. Meglio non parlare dei servizi igienici: i bagni chimici sono la versione odierna dell’Inferno di Dante secondo Sean Kelly: bisognerebbe scrivere sulla porta “Lasciate ogni speranza voi che entrate”. Nonostante ciò un festival all’aperto in Irlanda è un’esperienza che si deve fare almeno una volta nella vita,e perché no anche due.
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