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Intervista Esclusiva a Paddy Agnew corrispondente delle principali testate irlandesi in Italia PDF Stampa E-mail
Scritto da Mauro Fiorio   
Paddy Agnew giornalista irlandese in Italia (foto).
Paddy Agnew giornalista irlandese in Italia (foto).
Sono molti gli italiani in Irlanda. Solo a Dublino, tra immigrati di nuova e vecchia generazione, la comunità italiana conta oltre diecimila persone. I motivi che spingono così tanti nostri connazionali a cercar fortuna nella Tigre Celtica sono noti: maggiori possibilità in campo lavorativo, salari nettamente più alti, necessità di migliorare l’inglese.
Ma c’è anche qualcuno che ha intrapreso il viaggio nella direzione opposta. Nel 1985, quando il travolgente boom economico irlandese era ancora parecchio lontano, un giornalista sportivo dell’Irish Times decise di lasciare il suo sicuro e ben remunerato posto di lavoro per andare all’avventura in un paese distante e culturalmente molto diverso dalla sua Irlanda: l’Italia. Paddy Agnew, attratto in particolare dal fascino del campionato di Serie A (che allora era senza dubbio il “più bello del mondo”), prese un aereo per Roma con la ferma intenzione di diventare il corrispondente sportivo dall’Italia per varie testate giornalistiche anglofone. Dopo un iniziale e più che comprensibile shock culturale, Mr Agnew e sua moglie si ambientarono bene nella Penisola, tant’è che ancora oggi vivono con la figlia nei dintorni di Roma. Nel corso della sua lunga carriera da freelance, Agnew non si è occupato soltanto di calcio, ma è senz’altro il mondo del pallone e tutto quel che ci ruota attorno a costituire il fulcro della sua esperienza umana e professionale nel Bel Paese. Sull’argomento ha scritto un libro interessante e coinvolgente, “Forza Italia”, in cui racconta vent’anni di sport, politica, scandali, da Maradona a Calciopoli passando per l’ascesa di Berlusconi, il processo per doping alla Juventus e i problemi legati alla violenza negli stadi.Il punto di vista di Paddy Agnew sul nostro paese fornisce preziosi spunti di riflessione. Perciò, lo abbiamo contattato e gli abbiamo fatto qualche domanda.Com’è cambiata l’Italia da quando lei è arrivato oltre 20 anni fa ?“Uno dei maggiori problemi dell’Italia è che purtroppo non è cambiata. Esistono ancora forti carenze infrastrutturali, è presente un enorme livello di corruzione, e la criminalità organizzata è ancora molto forte. Queste cose c’erano 20 anni fa e ci sono ancora adesso”.Perché secondo lei così tanti italiani decidono di andare in Irlanda ? “L’Italia è un Paese che non comprende e quindi non fa in modo che si realizzino le grandi potenzialità dei giovani. Ci sono persone di 30 o 40 anni che sono costrette a vivere coi genitori. Le vecchie generazioni non fanno più spazio alle nuove. Per un giovane, il mercato del lavoro irlandese è molto più attraente di quello italiano”.Cosa possono fare l’Italia e gli italiani per uscire da questa situazione ?“L’Italia rimane comunque un grande Paese, una grande economia, e continua a giocare un ruolo importante a livello politico e culturale nel panorama mondiale. Ma deve comprendere la necessità di adottare un’etica meritocratica e di abbandonare una concezione antiquata del capitale e della proprietà. In Italia ancora troppe attività sono in mano allo Stato, il che provoca inefficienza e scarsa produttività. La società è troppo statica, bisogna che gli italiani si sveglino e si rendano conto una volta per tutte di vivere nel ventunesimo secolo”.




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Ultimo aggiornamento ( sabato 12 gennaio 2008 )
 
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