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Irlanda: La Celtic Tiger è ora solo un ricordo |
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Scritto da Concetto La Malfa Italia Stampa Editor
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 Concetto La Malfa direttore di Italia Stampa LA VITA BREVE DI UN’ECONOMIA PAZZA. La Celtic Tiger è ora solo un ricordo. “Mai così tanti soffriranno a causa di così pochi”. Un’analisi della corrente crisi economica irlandese. Mettete insieme una dozzina di ingordi costruttori e una decina di banchieri, a cui si permette di fare e strafare a loro piacimento, accoppiateli con il tacito consenso governativo e l’inefficienza di un Financial Controller nazionale che si fa pennichella invece di controllare, aggiungete una buona spruzzata di scelte economiche di spese pubbliche barbine, mischiateci dentro una buona fetta di popolazione che spende e spande oltre i limiti delle proprie capacità finanziarie, nel vortice di incredibili speculazioni edilizie, scuotete bene e otterrete il disastro economico in atto in Irlanda. Ed il bello è che, per ragioni di convenienza, i politici al governo si ostinano a dire che la crisi dell’economia irlandese è strettamente legata al melt-down di Wall Street o a quello globale. Certo, si sa che lo sfrenato comportamento finanziario d’oltreoceano è stato esportato in Europa, ma l’Irlanda lo ha accolto a bracce aperte con la conseguente crisi della borsa locale, ma nessuno, prima ancora che si verificasse la crisi americana o globale, aveva prestato orecchio a certi avveduti predicatori che avvertivano il governo che l’economia irlandese era in fase di forte “surriscaldamento” e che l’inflazione, il più grosso bubbone del boom economico irlandese raggiungeva tassi insostenibili. Nessuno li ha ascoltati! Quali lezioni impartisce questa crisi economica? In primo luogo che è estremamente pericoloso facilitare e incoraggiare uno sviluppo economico concentrandolo in gran parte su di un solo settore, l’edilizia, come ha fatto l’Irlanda. L’altra lezione è che questo Paese avrebbe potuto risparmiarsi l’alto livello di crisi in atto, se i responsabili del maneggio di somme astronomiche di denaro e beni immobili avessero esercitato moderazione. Non è scritto da nessuna parte che una casa, uno stabile, che ad un costruttore sarà costato sì e no cento mila euro doveva essere venduto a settecento o ottocento mila euro! Si è tratta di pura e semplice ingordigia. La terza lezione è che le banche irlandesi, durante tutto l’arco del boom, hanno spudoratamente pompato prestiti nel settore privato contribuendo a portare il tasso di inflazione alle stelle e che il governo avrebbe dovuto prendere delle misure per rallentare la spirale inflazionistica (costi delle case e degli affitti inclusi) introducendo per esempio l’equo canone, come fu fatto in Italia durante il nostro boom economico degli ani 70. E poi un’ultima considerazione: Chi ha un briciolo di intelligenza capisce che, se l’inflazione è lasciata incontrollata, essa genera pressioni salariali, il che ha come conseguenza l’aumento della domanda di prezzi di beni di consumo e servizi non solo sul mercato interno ma anche in quello delle esportazioni e in ultima analisi a soffrirne è la competitività di mercato di quei beni e servizi. Le grandi corporation americane e giapponesi che hanno investito in Irlanda, come Intel, Microsoft, Dell ed altre, lo hanno fatto per due ragioni: prima di tutto per il favorevole regime fiscale irlandese e poi perché, almeno all’inizio della Celtic Tigri, il costo del lavoro in Irlanda era, tutto sommato, più basso che in America o in Giappone. Pertanto il più grosso pericolo per l’Irlanda è che, se uno di questi due parametri dovesse uscir fuori dei binari, le grandi corporation sopramenzionate, che tra l’altro hanno contribuito fortemente al boom economico irlandese, potrebbero disinvestire in Irlanda e investire altrove immaginabili tragiche conseguenze per l’Irlanda.
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Ultimo aggiornamento ( lunedì 17 novembre 2008 )
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