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Irlanda economia: Recessione e Rate per hour PDF Stampa E-mail
Scritto da Margot De Medici   
Sabato 21 febbraio 2009 i sindacati irlandesi scendono in piazza (foto Irlandiani.com)
Sabato 21 febbraio 2009 i sindacati irlandesi scendono in piazza (foto Irlandiani.com)
Recessione è forse la parola più presente in questo momento delle nostre vite lavorative in questo paese. Più di una parola sembra una nuova era, un moderno capitolo di questa storia d’Irlanda. A farla da padrona, però, non è la recessione bensì l’incertezza. Soprattutto lavorativa. La tigre d’Europa sembra quasi disposta a diventare un gatto nella mera giustificazione dell’entrata nella “nuova era”. Ma quanto è cambiato rispetto a qualche mese fa? Forse tanto. Semplicemente noi cittadini, lavoratori e non, le attribuiremo la colpa qualunque negatività accadrà.
Inflazione è forse la paura che meno abbiamo in questo momento. A dire il vero potremmo avere due grandi speranze, qualora accettassimo come assioma la prima parte di questo intervento: la prima è la deflazione, la seconda è che il nostro nome non sia nella lista Redundancy del nostro datore di lavoro.
Il 21 febbraio 2009 i sindacati irlandesi, ed anche qui la recessione gioca la sua parte, hanno svolto una delle più grandi manifestazioni degli ultimi anni a Dublino. Forse, per la prima volta, tra il cocktail di emozioni nei loro cuori c’era l’incertezza.
Ad essere scontenti in questa nuova era non sono solo i lavoratori, che hanno attaccato tra tutte anche la Income Levy – nuova tassa istituita dal gennaio di quest’anno - ma anche i datori di lavoro. Tra i vari settori si scopre che in tempo di recessione (per usare, appunto, un termine economico), nel settore della ristorazione e catering, dal 1 dicembre 2008 il cosiddetto minimo sindacale (Fonte NERA – National Employment Rights Authority) è salito da 8.65 euro per ora a 9.31. L’aumento in sé può costituire una tutela, vista la nuova era, per i lavoratori; ma forse questa volta il Governo irlandese ha dato segno di vera incertezza e confusione.
Dando un occhio alle tabelle, riviste, del JLC (Joint Labour Committee) in merito al famoso Rate per hour si scopre innanzitutto che il Full Rate di un cameriere è uguale a quello di un Barman, che, a sua volta, è identico a quello di un Kitchen Porter, di un Cleaner e di un General Worker: cioè 9.31 euro per ora. Tutto ciò non calcolando le famose mance – parallelo stipendio dei lavoratori di questo settore, soprattutto se camerieri – che ha loro volta dovranno essere dichiarate al Revenue dal datore di lavoro, al fine ultimo di essere, ovviamente, tassate. Le novità sono ben altre. Le categorie che fanno lavori più usuranti sono, potremmo affermare, giustamente, più tutelate.
Infatti, nel loro caso il Full Rate resta Full Rate. Le altre categorie, potremmo definirle “meno usuranti”, come Chef, Waiter, Barman, non hanno un vero e proprio Full Rate bensì un crogiuolo di steps diversi disposti in tre tronconi di 8 mesi l’uno (per un totale di 24 mesi) che porta alla tanto ambita meta del Full Rate.
La protesta di Sabato 21 febbraio 2009 ha richiamato 120mila persone a Dublino (foto Irlandiani.com)
La protesta di Sabato 21 febbraio 2009 ha richiamato 120mila persone a Dublino (foto Irlandiani.com)
In poche parole un nuovo assunto che ricade in queste ultime tre categorie avrà nel primo periodo di training (8 mesi) un salario pari al 75% del Full Rate ossia 6.98/ora; nel suo secondo periodo (8 mesi) il suo salario salirà all’80% ovvero 7.45/ora; nel suo terzo ed ultimo periodo di training (8 mesi) vedrà ancora un piccolo aumento, pari al 90% del Full Rate, ossia 8.38. Dopo 2 anni di lavoro il c.d. nuovo assunto finalmente giungerà al paradiso del Full Rate. In tutto questo quadro l’età comincia a giocare una parte importante perché le suddette fasce tengono conto di questo elemento.
Cari amici ed amiche italiani, venuti o venienti in Irlanda, con tante passioni e come tutti, con l’intenzione di iniziare “con qualsiasi cosa” che per un italiano in Irlanda significa “fare il cameriere”, non disperate: le cose per voi potrebbero star peggio. Dopo una telefonata al Department of Enterprise, Trade and Employment, un’altra direttamente al JLC, il trucco si è scoperto. Quando si parla di staff in training (quindi con riferimento alle categorie che svolgono lavori “meno usuranti”) si intendono tutti coloro che stanno seguendo una scuola di catering, ossia studenti. Si parla, ergo, di ragazzi che seguono, quelli che possiamo definire Istituti alberghieri in Irlanda. Questa fetta di lavoratori farà gola ai ristoratori da una parte, vista la loro volontà di aumentare i profitti, consapevoli che la spesa staff è quella più variabile e sulla quale più si può risparmiare. Li confonderà dall’altra, vista la forte volontà dei ristoratori italiani di mantenere usi, costumi, e soprattutto staff italiano nei loro locali. Proprio su questo punto il termine confondere potrebbe essere poco appropriato. Infatti l’equazione è molto semplice e possiamo riassumerla in tre punti:

1.    lo staff non iscritto a scuole di catering parte dal Full Rate (9.31/ora),
2.    lo staff italiano in genere non si iscrive ad un istituto alberghiero irlandese
3.    I ristoratori italiani sono arrabbiati

In questo modo viene fuori una tutela piuttosto conservatrice da parte dello Stato irlandese. Infatti, ad approfittare delle nuove regole in materia di diritto del lavoro saranno i ristoratori irlandesi, i quali faranno più profitto. Gli italiani dovranno cambiare i loro usi altrimenti le conseguenze riguarderanno limitazioni ai loro guadagni. Possiamo però affermare che le “nostre” qualità in questo campo certo non risentiranno di questo cambiamento.
Inoltre, rumors, ci dicono che il governo è sotto pressione proprio per cercare di ritoccare a ribasso questi famosi salari…
Le domande che mi pongo e con le quali vi lascio sono le seguenti: con tutte le fughe di cui si parla in Italia, per tutelare il nostro posto di lavoro qui, dovremmo forse ritornare a scuola? Sarà questa volta quella giusta?




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Ultimo aggiornamento ( martedì 10 marzo 2009 )
 
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