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Irlanda: i tagli del Governo scateneranno un "mezzogiorno di fuoco" prima e dopo la finanziaria PDF Stampa E-mail
Scritto da Concetto La Malfa   

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Dublino

Il periodo critico che l’Irlanda sta attraversando sul fronte politico, sociale ed economico, non ha precedenti. Dopo aver celebrato il funerale della Celtic Tiger, cioè del recente boom economico, tutto il Paese si prepara ora ad assistere all’applicazione di misure indispensabili ed improrogabili per risanare un’economia in rovina.Si può parlare quanto si vuole della banda di banchieri, costruttori e speculatori che, col beneplacito del governo, sono stati i maggiori responsabili del meltdown dell’economia, fatto sta che lo stato irlandese si sta indebitando fino al collo per far sopravvivere il Paese, con una spesa pubblica che supera gli introiti di ben 20 miliardi di euro.È stato pertanto inevitabile, da parte governativa, nominare una commissione speciale chiamata SNIP che ha già segnalato al governo i tagli che dovrà operare per riportare l’economia su binari del risanamento. Tra questi c’è un po’ di tutto: da tagli ai salari nel settore pubblico, all’eliminazione di sprechi e perfino a tagli degli assegni di disoccupazione, pensioni sociali ed altro.Nel frattempo il governo irlandese ha istituito un’agenzia di stato chiamata NAMA (National Asset Management Agency) che ha il compito di finanziare l’acquisizione e la gestione dei cosiddetti debiti “tossici”, cioè quei debiti non saldati da parte di chi, costruttori in primo piano e privati per ultimi, ai quali le banche avevano prestato somme ingenti di denaro alla cieca, senza le dovute garanzie.L’istituzione della NAMA, c’era da aspettarselo, non ha trovato tutti d’accordo. Ed è naturale. Per molti la NAMA è stata una misura necessaria senza alcun’altra alternativa. I dissenzienti, invece, dicono che la NAMA è un modo come un altro per ridare liquidità alle banche in modo da farle funzionare come tali, salvandole dalla rovina, oppure un modo come un altro per salvare la pelle di chi deve ripagare i debiti verso le stesse banche. Tra l’altro a nessuno è venuto ancora in mente di cancellare o almeno ridurre i debiti o gli interessi pagati alle banche da certi privati che, da una parte si sono indebitati fino al collo per comprarsi una casa, invogliati dal credito “facile” concessogli e dall’altra hanno perso il lavoro per il crollo dell’economia dovuto principalmente alle malefatte delle loro stesse banche.Fatto sta, comunque, che a pagare gli svariati bilioni necessari per far funzionare la NAMA sono e saranno indovinate chi? i contribuenti, cioè coloro che possono essere accusati di tutto tranne dell’aver direttamente causato il crack dell’economia nazionale.In altri Paesi come gli USA, i colpevoli di malefatte nel settore finanziario vengono processati e mandati in galera. Non in Irlanda. C’è stato il caso dell’Anglo-Irish Bank, successivamente crollata e nazionalizzata dal governo irlandese, nella quale uno dei capi avrebbe agito in maniera poco etica, a dir poco, giocando a piacimento con colossali somme di denaro, tanto da contribuire fortemente al crollo. Quando il Ministro delle Finanze è stato interrogato su questo scandalo, chiedendo che fossero prese misure drastiche sui maggiori responsabili, la risposta è stata, in sintesi, che “legalmente” non sarebbe stata una cosa facile mandare in galera un banchiere. Beh, nessuno ha risposto a tale ministro che, se non c’è una legge per punire personaggi di questo tipo, il parlamento può, se vuole, promulgare la legge necessaria in quattro e quattr’otto. Così come hanno fatto in America. A mali estremi, estremi rimedi.Non si finirebbe mai di parlare della riluttanza da parte di chi governa questa nazione a punire i veri colpevoli, specialmente quando questi appartengono a certe cerchie sociali di “intoccabili”.Ma ciò che è veramente preoccupante è il fatto che, si voglia o no, pur prendendo atto che saranno milioni di contribuenti a pagare per i misfatti di pochi, i tagli di salari e possibilmente posti di lavoro nel settore pubblico sono necessari, non solo per risanare le casse dello stato, ma anche e soprattutto per ridare all’Irlanda il grado di competitività necessaria per sopravvivere sui mercati internazionali ed europei del lavoro e dei servizi.È insostenibile il fatto che tutto sia ancora inflazionato, che lo stipendio di un insegnante irlandese, proprio per dare un esempio, debba essere tre volte quello di un insegnante in Italia e certamente superiore alla media europea. È insostenibile il fatto che il Primo Ministro irlandese debba guadagnare quanto o più di Barak Obama o che il parlamento irlandese abbia, in proporzione, un numero di deputati superiore alla media e così via.

In previsione di tagli nel settore pubblico, prima e dopo la finanziaria 2010, i sindacati irlandesi sono già pronti a reagire, e lo hanno apertamente dichiarato, con scioperi e proteste, per cui è più che probabile che, nei prossimi mesi, assisteremo ad una specie di “mezzogiorno di fuoco” per le strade di Dublino. In questi giorni ci sono indizi che lasciano pensare ad un probabile patto sociale tra sindacati, governo e altre parti interessante. Ma sarà estremamente dura. A meno che, a cominciare da coloro che sono al governo per finire coi papaveri al comando di grosse istituzioni finanziare, bancarie e simili, non diano l’esempio sacrificando una percentuale dei loro lauti guadagni. Solo così tutto il Paese, sindacati inclusi, saranno disposti a collaborare per il risanamento dell’economia irlandese. 





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Ultimo aggiornamento ( venerdì 23 ottobre 2009 )
 
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