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Irlanda: le Multinazionali Continuano ad Investire Nell'Isola di Smeraldo |
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Scritto da Claudia Baiano
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Una nuova indagine di PricewaterhouseCoopers (PwC) ha rivelato che il 40% delle multinazionali operanti sul territorio irlandese stanno considerando la possibilità di re-investire in Irlanda. Tre quarti dei Ceo che sono stati intervistati hanno affermato di non voler ridurre gli investimenti e nemmeno di concludere investimenti già effettuati precedentemente.
L’ 8% che, invece, sostiene di volerlo fare,rappresenta un numero nettamente inferiore rispetto al numero stimato l’anno precedente, che si aggira intorno al 15%. Anche se, quel 40% di multinazionali va confrontato con il 60% del 2008 e il 70% del 2006.
Più della metà dei dirigenti delle imprese scelgono di investire sulle coste irlandesi, uno dei tre maggiori motivi che rendono il Paese attraente per i turisti. Impegno continuo per uno stabile e basso regime fiscale è il motivo della scelta del 43% di coloro che intendono investire in educazione.
“Il sondaggio mostra quanto la fiducia sia tornata” afferma Ronan Murphy, membro storico de PwC. Quasi un terzo dei Leader delle aziende irlandesi sono assolutamente positivi, favorevoli allo sviluppo ulteriore dell’economia, mentre un altro terzo non scommetterebbe sul futuro di questi investimenti, dimostrando continue incertezze e creando problemi agli sviluppi operativi delle azioni economiche.
Il 60% dei CEO Iralndesi sottolineano i miglioramenti nel flusso dei crediti , anche se vedono il continuo cambiamento nella spesa dei consumatori, come la maggiore fonte di rischio alle prospettive di crescita economica. “Ciò non è una sorpresa, perchè dopo la crisi, i consumatori chiederanno un livello di valore e qualità sempre più alto e sarà ben predisposto nei confronti degli acquisti solo quando lo avrà ottenuto.”
Tutto ciò è perfettamente evidente nella statistica del CSO, in cui si evidenzia come il 60% degli intervistati non abbia tagliato lo stipendio base negli ultimi 12 mesi. Comunque, quasi i tre quarti, affermano la necessità di attuare il congelamento delle retribuzioni nei prossimi 12 mesi. Solo il 12% ha sostenuto di voler attuare aumenti di stipendio. Il contenimento dei costi e le disponibilità finanziarie restano i tasti dolenti e le imprese richiedono sempre più l’intervento del Governo per sopperire a queste necessità.
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Ultimo aggiornamento ( lunedì 05 luglio 2010 )
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