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Irlanda: l'economia della tigre celtica deve fare i conti con l'Europa PDF Stampa E-mail
Scritto da Vincenzo Filetti   

Parla Vincenzo Filetti esperto di economia.
Parla Vincenzo Filetti esperto di economia.
La Commissione Europea sta valutando l’idea di armonozzare il regime fiscale nell’UE allo scopo di consolidare gli obiettivi dell’Agenda di Lisbona 2000 sebbene ben 7 paesi europei, tra cui l’Irlanda,  si oppongano a tale proposta. Attualmente ci sono 27 diversi sistemi di tassazione nell’UE che non agevola certo le aziende che operano in varie nazioni della “Casa Comune” per cui l’armonizzazione in questione consentirebbe una facilitazione per le attivita’ commerciali trans-nazionali senza per questo violare, a detta della commissione, la sovranita’ nazionale che e’ poi il principale argomento utilizzato dagli stati contrari a tale cambiamento.

Il commissario europeo László Kovács sostiene che armonizzare il sistema di tassazione non costituirebbe alcuna minaccia alla sovranita’ europea ma e’ forse proprio questo il pretesto utilizzato dal primo ministro irlandese Bertie Ahern che non fa mistero della sua radiacle opposizione a tale iniziativa che minaccerebbe l’ormai piu’ che consolidato privilegio di cui oggi gode l’Irlanda e cioe’ una tassazione bassa per le aziende (il 12.50%) con conseguente boom economico capace di generare migliaia di posti di lavoro fonte di un flusso di denaro che si riversa continuamente nell’acquisto di immobili, elettrodomestici, automobili, viaggi, etc. tipici di un “circolo virtuoso” che dura ormai da quasi quindici anni.
Gia’ nel 2001 si era parlato di armonizzazione fiscale a livello europeo e potrebbe non essere un caso che venga ribadita proprio ora tale proposta, guarda caso, a pochi giorni dalla pubblicazione di un rapporto europeo elaborato da tre economisti della BCE che avrebbero raccolto dal premio nobel statunitense  Ted Prescott “l’invito” ad ipotizzare un modello economico europeo con tassazione bassa che apporterebbe benefici non solo alla produttivita’ ma all’intera economia europea.
Ragionando da cittadini europei e’ certamante auspicabile una simile proposta ma e’ anche vero che esiste una gran differenza tra l’approccio continentle europeo, che appunto preoccupa il ministro Bertie Ahern, approccio certamante piu’ elefantiaco della snella  cultura politico-aziendale irlandese di stampo anglossassone molto vicina a Washington piu’ che a Brussel  caratterizzata da un alto pragmatismo che agevola le multinazionali sia per l’efficiente burocrazia che per il leggero regime fiscale concepito piu’ per facilitare  che per spremere e deprimere corporation e  imprenditori di piccole e medie imprese.
Occorrerebbe valutare  l’impatto di una simile proposta secondo varie angolazioni: e’ probabilmente vero che una bassa tassazione unica faciliterebbe la gestione contabile delle corporation che operano in vari paesi europei ma e’ la vision che l’UE ha e la mission che si e’ data il quadro concettuale entro cui porre la costruzione del piu’ grande mercato mondiale con quasi 500 milioni di potenziali consumatori che dal 2010 in poi potranno usufruire con certezza della Single European Payment Area in cui si potra’ pagare la bolletta di gas, luce, televisone ed acqua  utlizzando la propria banca di provenianza  pur abitando ad Amburgo o a Dublino o avere lo stipendio canalizzato nella medesima banca di provenienza attraverso procedure standard accettate non solo nell’UE ma in in tutta la Comunita’ Economica Euroepa in cui si paghera’ con bancomat o addebito diretto in modo rapido e sicuro. Possiamo solo immaginare quali saranno i vantaggi per il consumatore e che genere di concorrenza nascera’ tra le banche e le aziende che opereranno nella SEPA ed aggiungiamo che nel 2009 lo stesso sistema postale nazionale sara’ messo in discussione dalla libera concorrenza concetto chiave per capire la proposta di armonizzazione fiscale fatta dalla Commissione. Se il miracolo irlandese, con le dovute differenze,  venisse concretamente applicato all’intera UE si potrebbe forse avere un iniziale terremoto finanziario causato da spostamenti di capitali e investimenti  ma, a parte questa “semplicicistica ipotesi” non troppo lontana comunque  dal rapporto della BCE elaborato da Gunter Coenen, Peter McAdam e Roland Straub, la crescita economica potrebbe essere estremamate positiva poiche’, aggiungiamo noi, basata su assunti concettuali nuovi sposati solo dalle economie liberiste a cui ,dopo la Gran Bretagna, si e’ avvicina persino la povera Irlanda trasformatasi nell’ormai famosa “tigre celtica”.
No, noi non crediamo che tutto questo stia avvenendo per caso o secondo episodici proponimenti ma secondo una visione che pone al centro del XXI secolo l’UE come l’area economica e politica piu’ equilibrata rispetto a Cina, India ed USA dove il 27 aprile G.W.Bush ed Angela Merkel,cancelliere tedesco ed  attuale presidente dell’UE hanno siglato un accordo per l’attuazione di norme e standard comuni per il settore industriale e quello finanaziario. Il piano prevede anche la creazione di un forum per la formulazione di strategie comuni sulle tecnologie da utilizzare nel settore energetico.
E’ un chiaro segnale della crescita di peso e prestigio politici ed economici dell’intera Unione Europea in cui in fatto di tassazione l’Irlanda ha in effetti un’idea ed un’esperienza concrete e vincenti  ma non crediamo sia l’opposizione all’agenda di Lisbona la via piu’ saggia da perseguire ma esattamante il contrario in cui chi e’ gia’ avanti ha tutto il diritto di contrattare adeguatamante il passaggio da un’ Europa a due velocita’ ad unica Casa Comune dove, concordiamo,  non si rischi la perdita di sovranita’ nazionale e dove, aggiungiamo, non ci siano eccessive disparita’ economiche, sociali e politiche, equilibrio difficile da realizzare ma forse per questo piu’ grande ed entusiasmante di quanto non sia stato fatto dalle grandi liberal-democrazie capitaliste come gli USA con cui l’UE condivide valori economici e politici e verso i quali si pone ormai come interlocutore “adulto” consapevole della forza delle proprie risorse economiche, politiche e sociali.




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Ultimo aggiornamento ( venerdì 11 maggio 2007 )
 
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