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Irlanda-Italia Del 6 Nazioni: il Racconto Del Croke Park |
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Scritto da Marco Amico
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Per raccontare come Dublino ha vissuto la giornata inaugurale del sei nazioni 2010, che ha visto affrontarsi l'Irlanda del grande slum e l'Italia di coach Mallet, non possiamo che iniziare dal Croke Park.
Una volta tempio esclusivo degli sport gaelici, il Croke Park oggi è il più grande impianto sportivo di Dublino che ospita le partite della nazionale di calcio e le imprese della selezione di rugby.
82.300 posti a sedere che ieri, come in occasione dei grandi eventi, erano tutti esauriti. 82.300 persone che hanno colorato di verde e azzurro questo impianto modernissimo. 82.300 tifosi che per 80 minuti hanno seguito con una compostezza maestosa una partita di rugby. 82.300 persone tra cui tanti, tantissimi italiani. Perché anche nel belpaese il rugby, sport dall'origine nordica e dal sapore degli epici scontri tra gladiatori nell'antica Roma, sta iniziando a diffondersi tra la gente, catturandone l'attenzione e l'interesse.E così, tra le migliaia di bandierine verdi, accuratamente sistemate prima della gara sotto ogni seggiolino delle tribune, che sventolavano ad ogni punto della nazionale irlandese, si potevano scorgere facilmente gruppetti di maglie azzurre e dialetti a noi molto familiari.
Gli Italiani presenti nelle tribune erano 5/6.000 persone, provenienti da ogni parte della penisola.
C'era Filippo, napoletano preoccupato di dover fare qualche foto per dimostrare alla moglie che si trovava davvero in Irlanda e non magari "a Cuba o in Romania".
C'era Giorgio, appassionato rugbista trevigiano e gli amici abruzzesi che per tutto l'incontro non hanno mai smesso di preoccuparsi di una possibile pioggia in arrivo.
Ma soprattutto c'era un silenzio assordante. Già perché il tifo di una partita di rugby è completamente diverso dal tifo calcistico al quale ogni italiano è abituato.
Il silenzio era come la colonna sonora di base di questo grande evento: interrotto soltanto a tratti dai tamburi della "curva irlandese" e da qualche coro intonato dagli italiani.
Per il resto, quando due squadre giocano una partita del 6 nazioni, non vanno disturbate perché i giocatori non vanno distratti. Le uniche eccezioni a questo silenzio imperioso erano i festeggiamenti dopo una meta o un punto, le standing ovation per i giocatori sostituiti e gli apprezzamenti per le poche e difficili prodezze mostrate in campo. Niente di confusionario o fastidioso. Un vera atmosfera da stadio per famiglie di cui tanto si parla in Italia.
Pensare che quando un tifoso Napoletano ha esortato "il biondo" della nazionale italiana, Bergamasco, a "non pensare alla tintura dei capelli ma al gioco in campo" gli apprezzamenti alla battuta sono arrivati anche da seggiolini molto distanti dai nostri. Scene di sport e rispetto dunque. Scene poco comuni nel belpaese della serie A. Come il il deflusso dallo stadio e il terzo tempo.
A fine gara pochi, sparuti poliziotti sorridenti senza elmetti o scudi hanno gestita l'uscita dallo stadio. Nessuna camionetta, nessuna sirena, nessun altoparlante o tafferuglio.
Solo la consapevolezza che il terzo tempo, simbolo di lealtà umana prima ancora che sportiva, doveva adesso fuori dal campo, tra la gente. Magari al pub di fronte a una pinta di guinness o carlesberg.
Meritato diletto dopo lo scontro tra gladiatori. Terzo tempo fatto di risate e scherzi. Regalo di un sport fantastico a vincitori e vinti. Sapore gaelico per una notte irlandese, condita d'Italia.
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Ultimo aggiornamento ( domenica 07 febbraio 2010 )
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