 Gli irlandesi sono i piu' ricchi d'Europa. Per secoli gli irlandesi sono stati noti come popolo di contadini cordiali e fantasiosi, costretti a vivere nella miseria più nera. Emblematica fu la carestia delle patate della metà dell'Ottocento, che portò all'esodo di massa verso gli Stati Uniti e al conseguente spopolamento dell'isola, passata in pochi decenni dai 7-8 milioni di abitanti ai soli 2,5 milioni del secondo dopoguerra. Drammi che sembrano lontanissimi.
Gli irlandesi sono i piu' ricchi d'Europa. Per secoli gli irlandesi sono stati noti come popolo di contadini cordiali e fantasiosi, costretti a vivere nella miseria più nera. Emblematica fu la carestia delle patate della metà dell'Ottocento, che portò all'esodo di massa verso gli Stati Uniti e al conseguente spopolamento dell'isola, passata in pochi decenni dai 7-8 milioni di abitanti ai soli 2,5 milioni del secondo dopoguerra. Drammi che sembrano lontanissimi. Secondo i calcoli dell'Ocse sul livello di ricchezza personale, costituita da reddito e valore del patrimonio (come la casa di proprietà), gli irlandesi hanno superato tutti in Europa, piazzandosi al primo posto nella classifica del benessere. Davanti agli italiani, ai francesi, ai tedeschi e persino agli inglesi, arrivando a tallonare i giapponesi, i più ricchi al mondo. Se nel 1995 un irlandese in media valeva 46 mila euro, ora siamo al triplo: 148 mila. Ed entro il 2012 ne varrà 300 mila. L'Ocse calcola inoltre che il valore della casa costituisca circa il 64 per cento del portafoglio individuale degli irlandesi, somma che ha fatto aumentare di 450 miliardi di euro la consistenza della ricchezza nazionale complessiva, garantendo un rendimento pari a circa il 19 per cento annuo. A questo risultato sorprendente si è arrivati grazie a cospicue sovvenzioni esterne e a lungimiranti politiche economiche. Dopo l'indipendenza da Londra nel 1921, poco fu fatto per migliorare la vita della popolazione. Tanto che, nel 1973, quando assieme alla Gran Bretagna l'Irlanda entrò a fare parte della Comunità europea, era il paese membro più povero. Insieme alla Spagna postfranchista Dublino ha quindi beneficiato di un massiccio trasferimento dei fondi regionali per lo sviluppo, che hanno permesso di creare una rete di infrastrutture modernissime: primo passo verso lo sviluppo. I governi che si sono succeduti negli anni Ottanta e Novanta hanno introdotto anche una serie di riforme fiscali che hanno favorito l'arrivo sull'isola di numerose multinazionali, quali la Dell computer, la Microsoft e l'Ibm. È stata la nascita della Silicon Valley europea e l'inizio del boom economico irlandese. Il resto è storia di questi giorni. La patria degli emigranti che andavano a fare i poliziotti in America e gli operai edili in Inghilterra per mandare soldi a casa ora accoglie centinaia di migliaia di immigranti dall'Est Europa, pronti a svolgere quei lavori che i neoricchi irlandesi non considerano più degni del loro status. E oltre ai manager stranieri e ai lavoratori polacchi in Irlanda hanno fatto ritorno dall'estero anche molti cittadini, ansiosi di partecipare alla nuova corsa all'oro. Il flusso di nuovi arrivi ha infiammato il mercato immobiliare, facendo schizzare la domanda e di conseguenza il prezzo delle case. Non solo: dopo essere balzata in testa alle classifiche della ricchezza media, l'Irlanda sta guadagnando posizioni in quella dei miliardari. In passato i superricchi dell'isola erano per lo più aristocratici latifondisti con scuderie di purosangue. Ora l'elenco conta magnati di fama internazionale, come Tony Ryan, fondatore della Ryan Air, famosa compagnia di voli low cost, il cui patrimonio personale è stimato in 1.300 milioni di euro. Oppure Tony O'Reilly (che vale 2 miliardi di euro), proprietario del quotidiano inglese The Independent e azionista principale di varie aziende, dalla telefonica Eircom al gigante alimentare americano Heinz. O Sean Quinn, 35 anni fa un agricoltore squattrinato, che ora vanta una fortuna di 3 miliardi grazie ai suoi investimenti nelle costruzioni. La Banca d'Irlanda avverte però che l'isola sta conquistando un altro primato: quello dell'indebitamento personale. Dal 93 per cento del guadagno medio i debiti sono passati alla cifra, impensabile per gli italiani, del 140 per cento. |