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Irlandiani rende omaggio alla giornalista uccisa per aver detto la verità |
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Scritto da Alessandra Campanari
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 Anna Politkovskaia “Vivere così è orribile. Vorrei un po’ più di comprensione. Ma la cosa più importante è continuare a fare il mio lavoro, raccontare quello che vedo, ricevere ogni giorno in redazione persone che non sanno dove altro andare. Per il Cremlino le loro storie non rispettano la linea ufficiale. L’unico posto dove possono raccontarle è la Novaja Gazeta. (da Internazionale, “Il mio lavoro ad ogni costo”, pubblicato postumo il 26 ottobre 2006).
C’è l’immagine di Anna Politkovskaia in accappatoio in una stanza d'albergo negli Usa che dichiara di non aver paura di lavorare in Cecenia, ma si sorprende per essere considerata all'estero un’animale esotico''. C’è la Politkovskaia in un letto d'ospedale a Rostov, avvelenata, che stremata dichiara di non poterne più. Poi c’è l’altro volto, quello umano e sperduto, il volto della giornalista russa uccisa nel 2006 da un sistema di potere più grande di lei. C’è allora la madre Anna con i figli nella cucina di casa sua, ci sono la mamma amorosa e la moglie innamorata. Queste e molte altre le immagini che scorrono nel documentario “Il sapore amaro della Libertà”, l’ultimo tributo alla figura di una grande donna del nostro secolo.
Quella della Politkovskaia è la storia numero 211. È stata infatti la duecentoundicesima giornalista russa a essere uccisa dal 1992. Secondo la ricostruzione dei fatti, il 7 ottobre Anna stava tornando a casa dopo una sosta al supermercato. Parcheggiata la macchina, inizia a portare in casa le prime buste della spesa, senza sospettare di essere seguita. Poi esce nuovamente per recuperare i rimanenti pacchi ma, appena oltrepassata la porta, viene freddata da quattro colpi di pistola sparati all’impazzata e un ultimo colpo di grazia alla nuca.
Anna Politkovskaja è stata la giornalista russa, esperta di diritti civili, più amata e più conosciuta all’estero, famosa per i suoi impeccabili reportage sui massacri di civili commessi dalle truppe russe e cecene e per i suoi racconti su quella realtà che non poteva essere raccontata: la guerra in Cecenia, la tragedia della Dubrovka, la catastrofe di Beslan.
Per molti, il sette ottobre di cinque anni fa, con la sua dipartira è morta la speranza di una Russia democratica, rispettosa dei diritti umani e libera dai fantasmi del passato. Con lei è stata “Uccisa l'ultima voce libera”, hanno commentato molti. “Morta l'ultima espressione della libertà di stampa”.
Unitevi con noi al ricordo di Anna Politkovskaja, alla memoria di una donna che ha voluto lottare per i diritti degli uomini e per libera informazione. Rendiamo omaggio allora alla giornalista uccisa per aver fatto, semplicemente, il suo lavoro.
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Ultimo aggiornamento ( marted́ 18 ottobre 2011 )
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