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Italians in Ireland: ovvero storia di quegli italiani che hanno fatto fortuna nell’isola di smeraldo PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniela Ascione   

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Dal 19 al 24 ottobre a Dublino si svolgerà la IX edizione della "Settimana della Lingua Italiana nel Mondo"organizzata dall'Istituto Italiano di Cultura, 11 Fitzwilliam Square, Dublin 2. Tra gli eventi in programma la presentazione del libro "Italians in Ireland", 24 ottobre ore 17.30.

Guai parlar male dell’Italia di fronte ad un italiano. Gli italiani, si sa sono mammoni, legati alla famiglia e al bel paese; un popolo tradizionalista. Non di rado, tuttavia è possibile trovare girovaghi cittadini del mondo che abbandonano il paese natio, l’Italia appunto, alla ricerca di fortuna in qualche paese straniero. C’è chi preferisce la Germania , chi l’America Latina, ma molti, la storia lo insegna, hanno trovato la loro fortuna in Irlanda, quella piccola isoletta che si affaccia in nord Europa poco simile, almeno climaticamente parlando, al bel paese.
“Italians in Ireland”, ovvero storia di tutti quegli italiani che hanno trovato fortuna nella verde isola di Smeraldo, è un libro che rappresenta l’elogio di quei coraggiosi e fortunati italiani, che, fagotto in spalla, senza soldi e santi in paradisi, si sono armati di tanta voglia di lavorare e buona volontà. Probabilmente gli italiani più noti in Irlanda, quelli che davvero hanno trovato fortuna, sono i ristoratori. Intere famiglie che hanno impiegato la loro arte culinaria, basata sulla tradizione e sull’esaltazione della qualità, presso piccoli take away. Mostrandosi abili, in modo particolare nella produzione del fish & chips, uno dei piatti più noti e più divorati tra i cittadini dell’isola celtica.
I Borza, i Macari e i Di Mascio sono solo alcuni dei nomi più noti, interi clan che hanno praticamente messo in ginocchio tutti i produttori locali di questo prelibato piatto, che forse non è del tutto di origine anglosassone, riuscendo a creare addirittura una situazione di oligopolio. Si narra, infatti, che proprio gli italiani abbiano portato la tradizione del pesce fritto, noto in Italia e nel resto d’Europa sotto altre forme, in Irlanda. Non ci sono prove certe a sostegno di questa teoria, tuttavia le origini del fish & chips sono ai più sconosciute e non è da escludere che siano stati proprio gli avi degli attuali maggiori produttori italiani di questo piatto ad aver esportato antiche ricette della tradizione culinaria dello stivale, adattandola agli usi e costumi locali.
Aleggia, comunque intorno a questa specialità un alone di mistero, e forse è proprio questo a renderlo ancora più gustoso.
L’arte culinaria non è l’unico fiore all’occhiello degli italiani trapiantati in Italia. Per quanto il sistema educativo italiano presenti delle carenza, soprattutto a livello tecnico, non si può negare che dal lato teorico l’istruzione impartita nel bel paese non abbia nulla da invidiare al resto d’Europa. Angelo Bottone è un giovane docete universitario, che viste sminuite le sue competenze in ambito filosofico in Italia, ha deciso di tentare la fortuna in Irlanda. Decisione più che premiata, il professor Bottone infatti è riuscito ad inserirsi a pieno titolo in ambito accademico e a stabilizzarsi anche socialmente nel mondo irlandese.
Fortuna o bravura? Coraggio o necessità? Qualunque siano le caratteristiche e le motivazione dei migranti italiani verso l’isola verde resta sempre e comunque una costante che vale per tutti: il forte senso di italianità e la voglia di tornare, un giorno, nel bel paese.





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Ultimo aggiornamento ( martedì 13 ottobre 2009 )
 
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