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L’Irlanda e il Trattato di Lisbona PDF Stampa E-mail
Scritto da Silviia Guaiani   
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L’Irlanda e il Trattato di Lisbona
Gli irlandesi potrebbero votare contro il Trattato di Lisbona per la seconda volta, ancora senza l’appoggio del gruppo Libertas, secondo i leaders della campagna per il “no”. Tra le preoccupazioni che spingerebbero gli elettori al rifiuto della ratifica del Trattato ci sarebbero i diritti dei lavoratori e i servizi pubblici. Questo è quanto hanno dichiarato i sostenitori del “no” in una conferenza stampa tenutasi ieri a Dublino. Così le principali forze politiche che hanno sostenuto il “no” durante la prima consultazione continuano a confermare la loro opposizione anche dopo che il Governo ha ottenuto dal Consiglio europeo le garanzie richieste riguardo: la neutralità militare e l’autonomia in materia di fisco e famiglia. Il secondo referendum, che il Governo si è impegnato a tenere prima dell'entrata in funzione della prossima Commissione europea, si terrà il 2 ottobre prossimo. Nel giugno 2008, infatti, l'Irlanda è stato l'unico Stato membro a tenere una consultazione popolare sul Trattato. Tutti i membri dei tre partiti di governo nell'Oireachtas hanno sostenuto il 'sì'. Così hanno fatto tutti i partiti di opposizione nel Parlamento, con l'eccezione del Sinn Féin. I Verdi, pur essendo un partito di governo, non hanno preso ufficialmente posizione non riuscendo a raggiungere una maggioranza dei due terzi (in uno o nell'altro senso) nel suo congresso del gennaio 2008 e lasciando così i propri membri liberi di decidere autonomamente. La maggior parte dei sindacati e delle organizzazioni irlandesi di categoria hanno sostenuto il 'sì', mentre hanno sostenuto il 'no' il Sinn Féin, il gruppo Libertas, il gruppo "L'Alleanza della gente prima del profitto" e alcuni gruppi minori di ispirazione marxista, inoltre il "Partito indipendentista dal Regno Unito" ha incoraggiato i propri membri ad andare in Irlanda a fare campagna per il 'no'. Alla fine il “no” ha vinto con il 53,4% dei voti.  Tuttavia, gli ultimi sondaggi indicano come il deterioramento della situazione economica stia facendo cambiare idea agli irlandesi: il 54% di loro è infatti intenzionato a votare “sì” mentre solo il 28% voterebbe “no”.




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