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L'UNICEF critica duramente le politiche per l'infanzia irlandesi |
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Scritto da Donato Altobelli
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“Horrified”. Con questo eloquente termine l’UNICEF ha espresso il suo punto di vista sui punti del McCarthy report riguardanti l’infanzia. Il McCarthy report infatti, lo studio in base al quale il governo attuerà i tagli alla spesa pubblica resi necessari dalla crisi economica, prevede tra l’altro la riduzione di servizi all’infanzia dalla salute all’educazione. Pertanto l’organizzazione dell’Onu ha accusato il governo di aver individuato nei bambini un obiettivo debole cui far pagare la crisi. Questa non è la prima polemica fra l’UNICEF e il governo Irlandese. Infatti questo, insieme alla maggioranza dei governi occidentali, con l’eccezione di alcuni paesi del nord Europa, dall’inizio della crisi ha stabilito di diminuire il suo contributo all’organizzazione, per giungere al livello del 0.7% del pil dal 2012. Infatti quest’organo delle Nazioni Unite, è l’unico, insieme all’UNESCO, il cui budget è formato solo da finanziamenti volontari, sia dei privati che degli Stati. Se generalmente questi contribuiscono a circa un terzo delle donazioni totali, dall’inizio della crisi la loro quota è sensibilmente diminuita, mettendo a rischio la sussistenza di programmi che garantiscono la sopravvivenza stessa di minori in tutto il mondo. Nella nota al governo irlandese Melanie Verwoerd, direttore esecutivo dell’UNICEF Irlanda, ha affermato che “A true democracy is measured on the way vulnerable groups in society are treated. Children are a soft target for cuts but let’s not be under any illusion, if the government goes ahead with these measures to cut essential services for children, there will be a higher price to pay in the future.”
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