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La spada di Damocle sul futuro pensionistico Irlandese |
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Scritto da Donato Altobelli
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 Veduta del quartiere finanziario di Dublino Secondo un sondaggio della Princevaterhouse Coopers, che ha utilizzato come campione 404 della delle 1000 più importanti imprese Irlandesi, il 40% dei datori di lavoro sta pensando di ridefinire gli schemi pensionistici: a ribasso. È l’ennesima conseguenza della crisi: in Irlanda il sistema pensionistico è largamente privatizzato, i contributi vengono versati a dei fondi pensione e sono i datori di lavoro a definirne le clausole, anche per quanto riguarda benefit e servizi vari. Ma, a quanto pare, più della meta di loro aveva previsto di versare somme pari al 4-7% dell’ammontare salariale, una somma che, dato che la redditività dei fondi pensione è legata all’andamento del mercato, nell’attuale situazione economica risulta totalmente insufficiente nel garantire una pensione decente. Degli intervistati, circa un terzo ha ammesso che i propri fondi pensione rischiano di finire in deficit nei prossimi 10 anni, e di loro circa il 10% sta già programmando un’ulteriore riduzione dei contributi. Se aggiungiamo che la quasi totalità dei fondi si sta orientando, ovviamente, verso investimenti più sicuri, e quindi di minore redditività, come i buoni del tesoro, il quadro del futuro pensionistico degli irlandesi appare ancora più buio.
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