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“L’inutile guida” di Rita Girola (ed. Progetto Cultura) |
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Scritto da Redazione
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 “L’inutile guida” di Rita Girola (ed. Progetto Cultura) Musicista di fama dalla personalità difficile e contraddittoria, Steven si trasferisce da Londra a Dublino con la ferma intenzione di cominciare una nuova vita all’insegna della stabilità: il matrimonio, due figlie, un impiego regolare come programmista radiofonico, l’attività di volontariato presso il carcere femminile della città. Rifugiandosi nell’anonimato e nel ritmo rassicurante della quotidianità, Steven si lascia definitivamente alle spalle l’attività artistica, la dipendenza dall’alcol e il traumatico fallimento dell’intensa relazione con Alex, collaboratore geniale e insostituibile compagno di vita. Improvvisamente un tragico avvenimento interviene a spezzare il fragile equilibrio del protagonista: una giovane detenuta, appassionata ammiratrice dell’artista e da sempre segretamente innamorata di lui, finisce in coma in seguito a un tentativo di suicidio. La donna lascia a Steven una lunga lettera-testamento: una rievocazione struggente che costringe Steven e indirettamente anche Alex a rivalutare il proprio passato e la propria identità di artisti da una diversa prospettiva, più consapevole e matura. Il romanzo, il cui titolo è tratto da una lirica di Dylan Thomas, si svolge in delicato equilibrio tra passato e presente. Esplorando l’invisibile confine tra amore e sopraffazione, “L’inutile guida” ammette l’inaffidabilità del cuore e delle sue suggestioni, dichiara il fallimento della famiglia tradizionalmente intesa e rivendica l’affermazione dell’identità individuale contro qualsiasi convenzione. La città di Dublino- vista attraverso lo sguardo di uno straniero – fa da sfondo al percorso interiore di Steven, in cerca della propria identità smarrita: il parco di Merrion Square, con la celebre statua dedicata a Oscar Wilde, ospita simbolicamente l’inizio e la fine di questo viaggio interiore. Ed è sempre la città, con la sua pioggia, i suoi cieli improvvisamente spazzati dal vento, il traffico quotidiano, gli scorci malinconici, le vestigia del passato tanto più simboliche e suggestive agli occhi di uno straniero, la scenografia ideale per la tormentata evoluzione psicologica del protagonista, l’unica città in grado di cullare la sua anima inquieta. “Laggiù in fondo, attraverso l’arco di ingresso, si intravede uno spicchio di verde brillante e una piccola processione di donne, passeggini e bambini avanza lentamente sotto il porticato. È a questo genere di speranza che non potresti più rinunciare. Non sarà il paese più elettrizzante della terra quello che ti ha accolto, ma questa città sa offrire squarci di silenzio che ti sono di grande conforto. È una terra generosa, quella che ti ospita: tanta acqua, tanta luce, tanto vento. C’è tutto quello che serve per riappacificarsi con la vita, se non proprio con se stessi.” La città di Dublino si rivela così co-protagonista del racconto: una città che a tratti Steven percepisce come gabbia soffocante (“Quando sei abituato a Londra, Dublino ti sembra un villaggetto che puoi misurare con lo sguardo”) e si rivela infine l’alleata più preziosa nella sua personalissima lotta in difesa della sua nuova identità. “Lasciare le bambine, l’Irlanda, il mio lavoro alla radio: non mi è mai passato per la testa niente del genere. Le mie figlie appartengono a questa terra e a questa gente. E qui mi è stata ridata la vita senza che mi venisse chiesto nulla in cambio. Guardo il cielo, continuamente rinnovato dal vento, che in ogni istante mi rammenta la mia liberazione. È qualcosa che ogni giorno mi suggerisce la speranza. Sono colori e odori che ho metabolizzato nelle cellule nuove della mia seconda nascita e dei quali so di non poter più fare a meno. Qualcosa di questa terra ormai scorre anche nel mio sangue.” Naturalmente “L’inutile guida” sottintende una dichiarazione d’amore da parte dell’autrice nei confronti della terra d’Irlanda, una terra che, come l’autrice stessa ha recentemente dichiarato sul suo blog www.lasoffittadifuchsia.blogspot.com ha sempre ospitato le sue inquietudini senza mai deluderla.
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